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Generalità

Guerre combattute tra Romani e Cartaginesi dal 264 al 146 a. C. per il possesso del Mediterraneo. Per oltre due secoli Roma, potenza terrestre, e Cartagine, potenza marinara, spartitesi le sfere d'influenza, non si erano mai urtate. Il trattato del 509 a. C. aveva sancito l'autonomia dei Romani e allo stesso tempo consentito ai Cartaginesi di svolgere i loro traffici via mare. Il nuovo trattato del 348 aveva accentuato le clausole dei buoni rapporti che si tramutarono in un'alleanza politica allorché Roma e Cartagine ebbero nei Greci il nemico comune. Conclusa la guerra con Pirro (275 a. C.) Roma inglobò nella sua sfera le città greche affacciate su quel mare percorso dalle navi cartaginesi. Il primato nel Mediterraneo occidentale cominciava a prendere corpo per entrambe le potenze e fu subito chiaro che nessun accordo avrebbe potuto sanare le divergenze politiche.

La I guerra punica

L'occasione alla I guerra "Per la prima guerra punica vedi le cartine storiche a pg. 119 del 18° volume." "Per la prima guerra punica vedi cartine al lemma del 16° volume." fu offerta da una contesa scoppiata a Messina tra due fazioni: una chiamò in aiuto i Cartaginesi, l'altra i Romani e questi, non senza qualche esitazione, passarono lo stretto di Messina. Dopo aver attirato dalla propria parte Gerone re di Siracusa, penetrarono nell'isola presentandosi come liberatori dall'oppressione cartaginese e così la contesa si trasformò in guerra a fondo per la supremazia nel Mediterraneo centrale da decidersi sul mare. Roma, pur essendo potenza terrestre, allestite nei cantieri delle città greche grosse flotte di navi munite dei corvi, con cui si agganciavano i ponti delle navi avversarie permettendo ai legionari di combattere come su terra, riportò memorabili vittorie a Milazzo nel 260 con Gaio Duilio e a Capo Ecnomo nel 256 con Attilio Regolo. Questi operò poi sbarchi in Africa, ma vi fu sconfitto dai Cartaginesi comandati dallo spartano Santippo. Le operazioni, con fasi alterne, si svilupparono successivamente sulle coste sicule, finché nel 241 Lutazio Catulo, a capo di una nuova grande flotta romana, vinse alle isole Egadi i Cartaginesi ai quali fu imposta una pace che comportò la rinuncia alla Sicilia, passata ai Romani, e il pagamento di onerose indennità. Dopo la Sicilia anche la Sardegna dovette essere sgomberata dai Cartaginesi.

La II guerra punica

Cartagine, per rifarsi, cercò compensi in Spagna dove le si aprì la possibilità di sfruttare le ricche miniere d'argento e di operare massicci arruolamenti di uomini: organizzò un forte e addestrato esercito di ca. 25.000 uomini, con molti elefanti, che guidato da Annibale, dopo aver espugnato Sagunto, città alleata dei Romani (e il fatto indusse i Romani a dichiarare la guerra), marciò sull'Italia presentandosi nell'autunno del 218 nella Valle Padana dove gli si aggregarono schiere di Galli in rivolta. "Per la seconda guerra punica vedi le cartine storiche a pg. 119 del 18° volume." "Per la seconda guerra punica vedi cartine al lemma del 16° volume." Annibale, disponendo anche di agili reparti di cavalleria, batté le forze romane inviategli contro prima sulla Trebbia, poi, nel 217, sui bordi del lago Trasimeno e nel 216 a Canne, dove adottò la tattica del ripiegamento iniziale della fanteria al centro del proprio schieramento per farvi incuneare l'avversario in modo da attaccarlo poi ai fianchi con la cavalleria e chiuderlo infine in una specie di morsa: tale tattica è divenuta classica nella storia militare. I Romani, che perdettero nella battaglia 50.000 uomini contro poche perdite cartaginesi, contrapposero da allora la tattica del logoramento dell'avversario con piccoli scontri e col creargli attorno la terra bruciata. Annibale non raccolse però, come sperava, frutti adeguati dalle sue vittorie: solo Capua, Taranto, Siracusa e poche altre città greche passarono dalla sua parte, mentre città e popoli alleati italici, non lasciatisi incantare dalla libertà che egli aveva inalberato a insegna della spedizione, rimasero compatti e fedeli. Roma aveva poi riserve inesauribili di uomini e mezzi, mentre Annibale si venne presto a trovare in difficoltà, non adeguatamente appoggiato da Cartagine dove prevalevano gruppi di famiglie avverse alla sua, quella dei Barca. I Romani poterono così riprendere Capua nel 212, Siracusa nel 211, dove Marcello ebbe la meglio sugli apprestamenti difensivi di Archimede, Taranto nel 209. Nel 207, sul Metauro, sconfissero Asdrubale che dalla Spagna aveva tentato di portare rinforzi al fratello Annibale ormai ridotto nel Bruzio. Nel 204 Scipione, rientrato dalla Spagna dove aveva sopraffatto i Cartaginesi, portò la guerra in Africa sconfiggendo nel 202 Annibale a Zama. Cartagine ebbe la pace ma dovette rinunciare a ogni territorio in Spagna, dove le subentrò Roma, pagare enormi indennità per 50 anni, consegnare la flotta salvo 10 navi, impegnarsi a non far guerre senza il consenso di Roma. Di tale clausola si avvalse successivamente Massinissa re di Numidia per strapparle vari territori di confine. Non valsero le rimostranze cartaginesi a Roma dove Catone, che in gioventù aveva vissuto il dramma dell'Italia corsa e devastata dall'esercito di Annibale, non si stancava di richiamare l'attenzione sui progressi della città rivale nei traffici e nelle produzioni del suo entroterra.

La III guerra punica

Nel 149 Cartagine fece l'errore di reagire a un ennesimo attacco di Massinissa e i Romani, che si preoccupavano anche di un eccessivo ingrandimento della Numidia, intervennero decisi a distruggere la città e toccò a Scipione Emiliano intimare ai Cartaginesi di sgomberarla, ma i Cartaginesi vi si asserragliarono decisi a resistere a oltranza. L'assedio durò a lungo e la città fu presa dai Romani solo nel 146 dopo aspri combattimenti nelle vie e nelle case: fu rasa al suolo e nel sito furono recitate le formule della consacrazione agli dei inferi con proibizione per sempre di abitarvi. I 50.000 superstiti furono ridotti in schiavitù. Così i Romani, poco più di un secolo dopo che i Cartaginesi, allo scoppio della I guerra, avevano affermato che essi non potevano nemmeno lavarsi le mani nel Tirreno senza consenso, si trovarono ad avere sotto saldo controllo tutto il Mediterraneo, dalla Spagna, dove avevano dovuto intervenire per tagliare i rifornimenti ad Annibale, alla Grecia e all'Asia Minore, in cui erano stati coinvolti in una serie di sviluppi a catena della guerra in conseguenza dell'aver Annibale cercato aiuti da Filippo di Macedonia, e ora in Africa con la distruzione di Cartagine. Roma aveva cominciato le guerre puniche come potenza terrestre e ora le concludeva come prima potenza navale del Mediterraneo.