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pùnico

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Lessico

agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XIV; dal latino punícus]. Di, relativo a Cartagine; cartaginese. In particolare: mela punica, melagrana; fede punica, slealtà; arte punica;guerre puniche. In particolare, la lingua, forma di quella fenicia, parlata nella colonia di Cartagine, da cui si diffuse ampiamente nel bacino centroccidentale del Mediterraneo.

Linguistica

Numerose iscrizioni puniche sono state trovate, oltre che a Cartagine e in altri centri dell'Africa settentrionale, anche in Sardegna, in Sicilia, nell'Italia centromeridionale, a Malta, a Gozo e a Marsiglia. Le più recenti di queste iscrizioni (a partire dal sec. II a. C.) mostrano una certa evoluzione della scrittura e della lingua, e sono perciò dette neopuniche. Oltre a questi testi epigrafici abbiamo anche alcuni passi punici nella commedia plautina Poenulus (fine del sec. III a. C.) i quali, nonostante l'approssimazione della trascrizione latina e le corruzioni dovute alla traduzione manoscritta del testo, sono di un certo interesse per la conoscenza della vocalizzazione dei testi punici che, come quelli fenici, ci sono altrimenti tramandati in un alfabeto in cui solo le consonanti sono scritte. Il punico divenne la lingua di corte dei principi numidi e continuò a essere parlato ancora alcuni secoli dopo che il fenicio si era già estinto in patria. Doveva essere ben vivo al tempo di Sant'Agostino, almeno nelle campagne dove probabilmente restò in uso fino all'arrivo dei Musulmani arabi.

Arte

L'arte dei Cartaginesi nelle regioni del Mediterraneo occidentale da essi occupate fu inizialmente fenicia, legata cioè fortemente a quella della madrepatria, arricchendosi in seguito di apporti diversi sia locali sia, soprattutto, greci e più tardi ellenistici. Dalle rovine di Cartagine (tombe, case della collina San Luigi, tempio di Tanit) e di altri centri punici (un notevole contributo hanno offerto le scoperte di Kerkouanne in Tunisia, di Sulcis, Nora, Tharros, Monte Sirai in Sardegna; di Mozia, Lilibeo, Selinunte, Solunto in Sicilia; dell'isola di Malta) si possono dedurre alcune caratteristiche dell'architettura punica: costruzioni a blocchi nel sec. VI, muri di pietra, di mattoni crudi, di terra battuta successivamente; particolarmente diffusa e caratteristica la muratura “a telaio”, legata cioè da elementi verticali di pietra. Tra gli elementi architettonici di maggior rilievo sono colonne con capitelli eolici, ionici e, più tardi, dorici. Nell'ambito della scultura di grande valore documentario sono i piccoli monumenti votivi degli artigiani locali, quindi cippi, obelischi o stele a carattere cultuale su cui sono riprodotti i simboli delle divinità Tanit e Baʽal Hamman; a partire dal sec. V però si accentuò sempre più l'influsso greco e si affermò la scultura a tutto tondo. Originale è la produzione fittile, in particolare quella delle maschere grottesche, umane o animali; di terracotta sono anche statue e lastre decorate in bassorilievo. I corredi delle numerose tombe attestano anche un fiorente e originale artigianato orafo e vetrario.

S. Moscati, Fenici e Cartaginesi in Sardegna, Milano, 1968; S. M. Cecchini, I ritrovamenti fenici e punici in Sardegna, Roma, 1969; A. M. Bisi, La ceramica punica. Aspetti e problemi, Napoli, 1970; P. Cintas, Manuel d'archéologie punique, Parigi, 1970; P. Bartoloni, Le stele arcaiche del tofet di Cartagine, Roma, 1976.

Media

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