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pace-maker

s. inglese (propr. che mantiene il ritmo) usato in italiano come sm.

1) In vari tipi di corse, il concorrente che, precedendo tutti gli altri, imprime una certa andatura, un certo ritmo alla gara.

2) Apparecchio capace di inviare impulsi elettrici al tessuto muscolare cardiaco per provocarne artificialmente la contrazione, quando l'attività cardiaca spontanea è resa impossibile o deficitaria da un'inefficienza degli apparati anatomici di generazione o di conduzione degli impulsi. Si tratta di uno strumento composto da un piccolo dispositivo dotato di una sorgente di energia (pile al mercurio, al litio o al plutonio), collegato attraverso elettrocateteri agli elettrodi stimolatori, posizionati all'interno del cuore. Il generatore di solito viene collocato sotto il rivestimento cutaneo della parete anteriore del torace, sotto la clavicola sinistra, in una “tasca” che viene creata chirurgicamente (in anestesia locale), mentre il catetere viene fatto risalire lungo una vena (in genere la cefalica) fino al ventricolo destro, sulla cui parete viene posato l'elettrodo stimolatore. Si distinguono due principali tipi di pace-makers: quelli che inviano impulsi in modo continuo e quelli capaci di rilevare la frequenza cardiaca spontanea e di entrare in funzione solo quando il ritmo spontaneo rallenta eccessivamente (pace-maker a domanda). Il pace-maker è costruito in modo che batterie e circuiti elettronici siano protetti dai possibili danni derivanti dal contatto con i tessuti e i liquidi organici o dalle possibili interferenze elettromagnetiche ambientali. La durata delle batterie varia dai cinque ai dieci anni: controlli periodici del funzionamento del pace-maker includono la valutazione della carica residua per la tempestiva programmazione della sostituzione.

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