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paesàggio (geografia)

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Definizione

Elaborato già nel primo decennio del sec. XX nell'ambito di un vasto dibattito internazionale fra studiosi (inizialmente francesi e tedeschi) questo concetto può essere sinteticamente definito come l'insieme evolutivo delle componenti e delle relazioni fra componenti che, congiuntamente, caratterizzano e individualizzano una regione (dove la regione, in senso geografico, è una porzione della superficie terrestre identificabile rispetto al resto dello spazio geografico, in virtù di certe qualità proprie e distinte). In quest'accezione ampia, che ha subito una serie di perfezionamenti anche recenti (con l'introduzione, per esempio, dei risultati degli studi sulla percezione), il paesaggio ha potuto essere considerato l'oggetto per antonomasia dell'indagine geografica (la geografia come scienza del paesaggio), mentre è stato assunto anche da altre discipline, che ne hanno riconosciuto le capacità sia descrittive sia analitiche. Un ulteriore rafforzamento del paesaggio come oggetto e, insieme, come metodo nello studio dell'ambiente geografico, è venuto dall'adozione sempre più larga di concezioni sistemiche (di cui il paesaggio geografico ha costituito di fatto uno dei precedenti più cospicui). In conseguenza della larghissima attenzione riservata al paesaggio in geografia, si è elaborata una altrettanto ampia serie di proposte tipologiche tendenti a impiegare il paesaggio come elemento sintetico di definizione dello spazio geografico nelle sue varie forme, con un'attenzione specifica, in questo caso, alle particolarità locali: da questo punto di vista, gli sviluppi più recenti riguardano soprattutto i paesaggi culturali, mentre ormai ben consolidati sono i vari tipi di paesaggi naturali, individuati e studiati sulla base, essenzialmente, delle associazioni vegetali, degli aspetti geomorfologici, geologici, climatici e via dicendo; e i vari tipi di paesaggi antropici o antropizzati, in base alle forme dell'insediamento, delle utilizzazioni del suolo, degli assetti colturali, del livello e del tipo di industrializzazione e così via, fino a quelli che sono stati definiti paesaggi artificiali (principalmente urbani).

Tipi di paesaggio: generalità

Il paesaggio appare come un sistema dinamico, correlazione di fattori naturali e di attività umane, parti integranti nel processo di evoluzione dell'ambiente. In relazione alle sue funzioni si parla poi in particolare di paesaggio agrario, paesaggio industriale, paesaggio urbano. Allo studio del paesaggio possono essere applicati vari criteri di interpretazione: mentre l'approccio architettonico tende a stabilire norme sul legame architettura-ambiente, l'analisi geografica ha introdotto la nozione di ecosistema dove tutti i fattori sono in permanente interazione (biologia, climatologia, geomorfologia); quella psicologica si riallaccia invece alla teoria della percezione, analizzando i diversi rapporti tra l'uomo e il suo ambiente, introducendo anche il concetto di leggibilità del paesaggio da parte dell'individuo. Alcuni autori hanno formulato analisi multidirezionali (Sereni, Meynier) considerando il paesaggio come partecipazione e risultante dell'evoluzione sociale ed economica, dove grande importanza assumono, oltre all'intorno fisico, la stratificazione sociale, i rapporti di produzione, ecc. La paesistica, moderna disciplina che ha per oggetto appunto lo studio del paesaggio nei suoi vari aspetti storici e formali al fine di una sua organica pianificazione, proprio partendo dalla considerazione del paesaggio come parte e risultante di un insieme culturale e ambientale, si avvale di varie discipline quali l'economia, la sociologia, l'architettura, l'urbanistica, le scienze naturali.

Tipi di paesaggio: il paesaggio culturale

È il tipo di paesaggio che risulta in prima istanza, dall'insieme delle componenti antropiche e delle loro interazioni, reciproche e con le altre componenti del paesaggio, e che consente di distinguere aree diverse in base alle forme e alle modalità della presenza umana. Forme e modalità che vanno dagli aspetti più immediatamente percepibili (manufatti di vario genere, a cominciare da abitazioni, ordinamenti colturali, utilizzazione economica delle risorse naturali, ecc.) ai fattori, culturali appunto, di quegli aspetti stessi (dai sistemi giuridici alla religione, dall'organizzazione sociale alle ideologie dominanti). In questi termini, i paesaggi sono stati individuati, a partire dagli anni Trenta del sec. XX e a cominciare dai Paesi anglosassoni, soprattutto in base alla presenza di certi manufatti considerati come caratteristici di sistemi culturali complessi. Più recentemente, si è considerato altrettanto importante individuare, accanto agli elementi formali esteriori, anche e quasi soprattutto la percezione e la valutazione che i vari gruppi umani danno dei paesaggi alla cui realizzazione o “produzione” concorrono, ammettendo che, in altri termini, il paesaggio rappresenti la proiezione spaziale e dunque il risultato sensibile (il “teatro” secondo alcuni) di sistemi di valore socialmente condivisi.

Per l'urbanistica

E. Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Bari, 1961; J. O. Simonds, Landscape Architecture, New York, 1961; R. Biasutti, Il paesaggio terrestre, Torino, 1962; G. Eckbo, Urban Landscape Design, New York, 1964; J. François, Paysage et architecture, Bruxelles, 1965; M. Cerasi, La lettura dell'ambiente, Milano, 1967; R. Assunto, Il paesaggio e l'estetica, 2 voll., Napoli, 1973; G. Romano, Studi sul paesaggio, Torino, 1991.

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