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palinsèsto

(raro palimpsèsto), sm. [sec. XVII; dal greco palímpsḗstos, da pálin, di nuovo+psáō, raschiare].

1) Manoscritto (tavoletta cerata, papiro e più tardi codice membranaceo) che, dopo raschiamento per toglierne lo scritto originale, veniva riutilizzato per un nuovo testo. Il termine fu reintrodotto nell'uso filologico moderno nel 1717 dal Montfaucon per indicare i codici membranacei antichi (contenenti testi di classici) raschiati e riutilizzati per nuovi testi, per ragioni di economia, durante il Medioevo. Il testo primitivo veniva letto nel sec. XIX dopo essere stato ravvivato con mezzi chimici (tipica la tintura di noce di galla); oggi il testo raschiato viene rivelato con mezzi fisici (in particolare illuminazione con luci speciali, raggi ultravioletti e altri). Tra i più famosi ritrovamenti va ricordato il testo del De Republica (sec. V) di Cicerone fatto da Angelo Mai al quale il Leopardi dedicò una lirica famosa.

2) Nel linguaggio comune, scherzosamente, vecchio scritto, pieno di correzioni e cancellature che lo rendono illeggibile.

3) Nel linguaggio radiotelevisivo, schema grafico delle trasmissioni in programmazione, suddiviso per settimane, giorni e ore.

4) In petrografia, struttura di rocce metamorfiche che conserva tracce della struttura originaria.