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panafricanismo

sm. [da panafricano]. Movimento e dottrina politica volti ad attuare l'unità dei popoli africani. Sembra che questa parola sia stata pronunciata la prima volta a Londra nel 1900 nel corso di una riunione convocata da un avvocato di Trinidad. Con significati non collimanti, il panafricanismo divenne la bandiera soprattutto di ristretti gruppi di intellettuali neri d'America e, dopo la prima guerra mondiale, d'Africa. Cinque congressi panafricani furono organizzati tra il 1919 e il 1945 (quattro in Europa e uno a New York). Fu, tuttavia, solo dopo la concessione dell'indipendenza al Ghana (1957) che il movimento panafricano prese un deciso impulso in senso politico. Nkrumah, che si era messo in luce al Congresso panafricano del 1945, divenuto capo del governo e poi presidente della Repubblica del Ghana, si fece promotore di un progetto di Stati Uniti dell'Africa, cioè di una federazione o confederazione politica sovranazionale. Nel 1958 egli dette l'avvio ad Accra a due serie di conferenze panafricane, una “degli Stati africani indipendenti” e una dei “popoli africani”. Le successive conferenze degli Stati si tennero nel 1959 a Monrovia, nel 1960 ad Addis Abeba, e ancora nel 1960 a Léopoldville; le conferenze dei popoli si tennero nel 1960 a Tunisi e nel 1961 al Cairo. L'impostazione politica unitaria del panafricanismo – che, con scopi diversi, aveva già avuto un altro alfiere in Nasser – non ha trovato favore tra gli Stati africani gelosi della loro indipendenza e sovranità. Alcuni di questi al panafricanismo hanno preferito concreti e specifici raggruppamenti interstatali. Quando oggi si parla di panafricanismo ci si riferisce genericamente a una forma di solidarietà e collaborazione tra gli Stati africani, quale ha tentato di realizzare dal 1963 l'Organizzazione dell'Unità Africana.