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paolinismo

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Definizione

sm. [sec. XVIII; da paolino (aggettivo)]. Il paolinismo designa l'elaborazione del pensiero dell'apostolo San Paolo in tutti i suoi molteplici aspetti come si formò nella Chiesa cristiana e più tardi nelle sue suddivisioni: cattolica e protestante.

Teologia

Alla ricerca delle fonti ispiratrici del pensiero paolino i vari autori hanno espresso un largo ventaglio di opinioni che vanno dagli elementi giudaici ed ellenistici, innestati da San Paolo sulla genuinità del primitivo pensiero cristiano, all'autenticità e attendibilità delle stesse fonti. Da parte di alcuni accesi paolinisti Paolo era considerato addirittura il “fondatore del cristianesimo”, per cui dalla parte opposta si gridò: “Lontano da San Paolo! Ritorniamo a Cristo!”. A parte queste punte estremistiche il paolinismo dimostrò tutta la sua vitale potenza negli scritti di molti Padri della Chiesa, ma soprattutto al tempo della Riforma protestante, in cui luterani e cattolici si scontrarono a lungo e con durezza sui problemi fondamentali della grazia e della predestinazione. Tutta questa ampia tematica fu alla base del vero rinnovamento della Chiesa cattolica, che nella parte migliore di sé (i santi e le nuove congregazioni religiose sorti nel fervore del rinnovamento) non si affidò tanto ai decreti del Concilio di Trento quanto piuttosto a una ritrovata genuinità e freschezza del pensiero cristiano e a un riconquistato spirito evangelico. In ambito strettamente dottrinario il paolinismo costituì un dato di primario interesse all'inizio del Cinquecento in Inghilterra con John Collet e la Scuola di Oxford, al cui insegnamento attinse direttamente Erasmo. Il paolinismo fu ancora al centro dell'attività della Scuola di Tubinga, dove F. C. Baur, sulle tracce della filosofia hegeliana, sostenne che le tesi dottrinali paoline rappresentavano l'ellenismo in antitesi con il giudaismo di San Pietro. Baur ebbe quali seguaci più o meno fedeli, studiosi come A. Hilgenfeld, O. Pfleiderer, C. Hölsten, H. J. Holtzmann, C. Weiszsacher, F. Ferrari, che ridussero la base degli scritti paolini a sole quattro lettere (Romani, I e II, Corinzi, Galati). La Scuola olandese, formata da A. Pierson, W. C. van Manen, S. A. Naber, D. Völter giunse al punto di negare l'autenticità a tutte le lettere paoline. Come reazione a questa aperta rottura con la tradizione, si ritornò, specialmente da parte cattolica, a uno studio più critico del pensiero paolino in relazione all'Antico Testamento, alla letteratura giudaica del suo tempo e all'insegnamento di Gesù e degli altri apostoli: quale risultato la Scuola di Tubinga e altri autori singoli (R. Reitzenstein, P. Wendland, H. Böhlig, J. Weiss, F. Cumont, A. Loisy, V. Macchioro) precisarono l'influsso del pensiero greco e delle religioni misteriosofiche su San Paolo, mentre altri (O. Pfleiderer, M. Brückner, A. Schweitzer, A. Scott) giudicavano preponderante l'influenza giudaica. Da parte cattolica invece si cercò di dare consistenza alle seguenti tesi: l'insegnamento di San Paolo ha la sua base naturale nell'Antico Testamento e nella rivelazione avuta direttamente da Dio; le sue posizioni particolari furono determinate dal contatto con gli altri apostoli e con i bisogni contingenti delle chiese affidate alle sue cure apostoliche.