paràlisi

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Lessico

sf. [sec. XVIII; dal greco parálysis, dissolvimento, rilassamento (dei nervi)].

1) Condizione patologica caratterizzata dalla soppressione della motilità volontaria per distruzione delle vie motrici o dei centri psicomotori corticali, situati nelle circonvoluzioni rolandiche.

2) Fig., blocco, arresto delle attività, delle funzioni, dell'andamento di qualche cosa: la paralisi dell'industria, del traffico.

Medicina: diagnostica

Le paralisi vengono dette: centrali quando sono provocate da lesioni dei neuroni della corteccia cerebrale o subcorticali; periferiche quelle provocate da lesioni dei neuroni localizzati nel midollo spinale, associate sempre a grave e precoce atrofia degenerativa. Dal punto di vista clinico nel primo caso la paralisi è di tipo prevalentemente spastico, cioè il tono muscolare è aumentato e i riflessi osteotendinei sono più intensi e più facilmente suscitabili a causa di un fenomeno di disinibizione dei neuroni spinali non più inibiti, come accade fisiologicamente, dai neuroni corticali lesi. Nel secondo caso la paralisi è invece di tipo prevalentemente flaccido, cioè i muscoli sono ipotonici o atonici, vanno incontro precocemente a cospicui fenomeni di atrofia e i riflessi osteotendinei sono diminuiti o addirittura aboliti. Rimanendo nell'ambito della muscolatura volontaria si possono distinguere paralisi estese o circoscritte, a seconda dell'estensione del danno causato dall'evento lesivo. Nel primo caso sono comprese le tetraplegie (paralisi di tutti e quattro gli arti), le paraplegie (paralisi di due arti, solitamente quelli inferiori) e le emiplegie (paralisi del braccio e della gamba omolaterali); nel secondo caso si tratta di monoplegie (paralisi di un solo arto), dovute a una lesione limitata della corteccia. È importante sottolineare che nelle emiplegie da lesione centrale la paralisi interessa sempre gli arti controlaterali all'emisfero cerebrale colpito, mentre nelle lesioni spinali la paralisi si manifesta omolateralmente al sito di lesione. Una paralisi non consiste solamente di sintomi a carico della muscolatura scheletrica ma include numerosi altri disturbi di tipo fisico e psichico. Innanzitutto può essere coinvolta la muscolatura viscerale, con paralisi della motilità degli organi interni e disturbi sfinterici (specie nelle lesioni di tipo centrale) così come la sensibilità, per interruzione o lesione delle vie nervose sensitive con abolizione o diminuzione della ricezione di stimoli tattili, termici e dolorifici. Inoltre alterazioni dei neuroni della corteccia responsabili del linguaggio determinano più o meno gravi deficit dell'espressione e della comprensione (disartria, cecità e sordità, incapacità di leggere e di scrivere), fino all'afasia. Infine sono frequenti i disturbi della sfera psichica legati soprattutto agli esiti invalidanti e alle menomazioni fisiche. Le cause delle paralisi sono numerosissime: emorragie, trombosi, embolie cerebrali, aneurismi delle arterie encefaliche, malattie infettive (encefaliti, encefalomieliti, ascessi, lue, tubercolosi, ecc.), processi degenerativi o tossici, arteriosclerosi, parassitosi, neoplasie, traumi, fattori fisici e chimici, ecc. La diagnosi vede come momento fondamentale l'esame clinico neurologico, che orienta sulla sede e sul livello della lesione e permette di definire la paralisi come centrale o periferica. Importanti elementi possono essere forniti da esami strumentali, tra i quali soprattutto la tomografia assiale computerizzata (TAC) e la risonanza magnetica nucleare (RMN). Sempre ai fini diagnostici risulta utile osservare il decorso della malattia durante i primi giorni, in quanto la paralisi può variare da una condizione di flaccidità, come avviene per esempio nelle lesioni gravi della corteccia, a una tipica di spasticità. Infine, altri dati importanti per la diagnosi si ricavano dall'osservazione della postura degli arti colpiti, se sono cioè in estensione o in flessione, supini o proni (per gli arti superiori), addotti o abdotti (per gli arti inferiori). La prognosi dipende dall'evento causale, dall'estensione del danno e dalla presenza o meno, oltre che dalla durata, di un'alterazione della coscienza (coma). Alla terapia della fase acuta segue la fase di rieducazione funzionale degli arti paralizzati che può portare a un recupero, anche se parziale, della motilità.

Medicina: patologia

Benché la paralisi sia soltanto un sintomo, e spesso neppure il più importante, comune a moltissime malattie del sistema nervoso centrale e periferico, alcune forme morbose vengono indicate con questo vocabolo, identificando il sintomo con la malattia. La progressiva, detta anche demenza paralitica progressiva, è una meningo-encefalite sifilitica, che insorge nel periodo terziario dopo anni di incubazione (da 3 a 30). L'inizio è insidioso, con sintomi prevalentemente a carico del tono dell'umore, che diviene labile. Progressivamente le turbe psichiche si aggravano, con deterioramento dell'efficienza intellettiva, comparsa di mania di grandezza, deliri persecutivi di tipo paranoide. Compaiono anche i sintomi neurologici, di cui i più comuni sono costituiti da disartria, disgrafia e tremori. La prognosi è condizionata dalla precocità con cui viene instaurato il trattamento. La ascendente acuta di Landry o sindrome di Guillain-Barré, è una poliradicoloneuropatia infiammatoria acuta della quale si ignora tuttora l'agente eziologico, probabilmente autoimmune. infantile, vedi poliomielite anteriore acuta. Le paralisi cerebrali infantili sono un gruppo di encefalopatie congenite dell'infanzia (meglio conosciute con il nome di malattia di Little), di origine traumatica (per esempio parti distocici) o tossinfettiva. La spinale spastica si manifesta con diverse forme cliniche; una, detta di Erb, caratterizzata da paraparesi spastica a decorso progressivo, viene ritenuta di origine luetica; altre, dette familiari perché ereditarie, sono malattie degenerative, con interessamento delle vie piramidali, dei fasci spinocerebellari, dei cordoni posteriori del midollo spinale, ecc., che provocano la paralisi progressiva degli arti inferiori.

Veterinaria

Paralisi di Marek, malattia, detta anche neurolinfomatosi, che colpisce i polli. Causata da un virus, si diffonde sia per contagio diretto sia per contagio indiretto (pollai infetti, zecche e acari). Dopo un lungo periodo di incubazione l'animale presenta paralisi degli arti, del collo, delle ali e mancanza di equilibrio.