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paracadute

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Lessico

sm. inv. [sec. XIX; dall'impt. di parare+caduta].

1) Dispositivo che serve a rallentare la velocità di caduta dei corpi a cui è vincolato.

2) Congegno di sicurezza installato su ascensori, montacarichi, gabbie di estrazione nelle miniere che interviene automaticamente come freno in caso di eccesso di velocità o di allentamento della tensione della fune traente sulla sospensione della cabina.

3) Fig.: far da paracadute a qualcuno, proteggerlo o attenuare le conseguenze di eventuali imprese rischiose.

Cenni storici

Anche se schizzi di paracadute appaiono nel Codice Atlantico di Leonardo, il primo a sperimentare un rudimentale paracadute nel 1783 fu il francese S. Lenormand, lanciatosi da una torre; nel 1797 A. J. Garnerin si lanciò da un pallone con un paracadute di 12 m di diametro, imitato nel 1798 dalla nipote Elisa. È comunque interessante notare che gli schemi di Leonardo da Vinci erano tecnicamente validi. Nel 2000 infatti, A. Nicholas, campione di paracadutismo inglese, diede una dimostrazione pratica di volo indossando un dispositivo costruito seguendo il disegno leonardesco del 1483 e realizzato con materiali già in uso nel sec. XV. Due le innovazioni rispetto al modello originale: l'uso del cotone al posto del lino e la modifica del sistema di sfiato dell'aria. Il paracadute leonardesco è costituito da una sorta di piramide formata da assi di legno e cotone grezzo con una base di circa otto metri per lato con quattro corde legate ai quattro angoli come sostegno per la persona che vi è appesa. Sganciato da circa tremila metri di quota, il paracadute si è dimostrato efficace ed è sceso senza ondeggiamenti. Il paracadute, inteso quale mezzo di salvataggio per piloti, fu usato durante la prima guerra mondiale, mentre viene attribuita all'italiano Freri la fabbricazione del primo paracadute di concezione moderna.

Tecnica

I paracadute odierni constano di una calotta a base circolare o quadrangolare (velatura) provvista di un foro apicale che, consentendo all'aria contenuta nella calotta di sfuggire dalla sommità della stessa, assicura una discesa molto più stabile e regolare. La calotta è avvolta da funi (fascio funicolare) che fanno capo alle bretelle, collegate all'imbragatura che viene allacciata al corpo del paracadutista, in modo da consentirgli di sopportare senza danno lo strappo conseguente all'apertura della calotta. Questa, in seta o fibra sintetica, è suddivisa in spicchi che consentono di alloggiarla ripiegata in una guaina, la quale ne permette la regolare apertura evitando il pericolo che le funi possano aggrovigliarsi. La calotta ripiegata nella guaina e il fascio funicolare vengono ripiegati nella sacca contenitrice, da cui vengono estratti dall'azione del piccolo paracadute, detto appunto estrattore o pilotino, che viene espulso a molla, a comando manuale o automatico. Dato il suo peso ridotto (un paracadute individuale pesa indicativamente una dozzina di kg) e la sua notevolissima resistenza aerodinamica, conseguente al suo ragguardevole diametro (tra i 7 e i 10 m, per i tipi sopra citati) una volta spiegato, il paracadute consente di rallentare considerevolmente la discesa di un corpo, ed è per questo universalmente impiegato quale mezzo di salvataggio (con velocità di discesa dell'ordine di 6 m/s); inoltre viene largamente usato: da corpi militari specializzati (paracadutisti); per il lancio di carichi, in tipi di grande diametro e in installazioni a grappoli; in operazioni di aerorifornimento; per rallentare (paracadute freno) la corsa di atterraggio di velivoli (nel caso di alianti anche come aerofreno in volo); per correggere la traiettoria di caduta di bombe; come mezzo per variare la traiettoria di un aereo pervenuto in assetti anomali (paracadute antivite) e per frenare il rientro nell'atmosfera delle capsule spaziali. I paracadute personali, ad apertura manuale o automatica, mediante funi di vincolo o dispositivo barometrico, della sacca contenitrice, possono essere del tipo dorsale, ventrale o a cuscino, secondo la posizione della sacca rispetto al corpo di chi indossa il paracadute. Le calotte dei paracadute possono essere del tipo a nastri, specialmente utilizzate nei paracadute freno (o parafreno), per poter meglio sopportare i carichi conseguenti a una apertura a considerevole velocità.

Sport

Negli ultimi decenni del sec. XX si sono largamente diffusi, nel paracadutismo sportivo, i paracadute a fenditure, dovuti agli studi del francese P. M. Lemoigne, i quali, grazie alla possibilità di variare a piacere la permeabilità all'aria dei vari settori della calotta, offrono notevoli possibilità di controllo della traiettoria di discesa (normalmente realizzato agendo opportunamente sulle funi del fascio funicolare), nonché i paracadute a vela, vere ali flessibili di basso allungamento che offrono limitate possibilità di volo planato. Tali paracadute hanno ormai del tutto soppiantato, per l'uso sportivo, i paracadute a calotta sferica. Infatti sono preferiti a quelli tradizionali per le maggiori possibilità di dirigere la traiettoria che, oltre a limitare gli incidenti in fase di atterraggio, consente di effettuare evoluzioni in singolo o in formazione. Inoltre, a causa del loro limitato ingombro, consentono di concentrare paracadute principale e d'emergenza in un unico contenitore dorsale delle dimensioni di uno zaino, con grande miglioramento della sicurezza all'interno degli aeromobili destinati al trasporto e al lancio di paracadutisti. Nel 1995 è stato sviluppato dalla francese Zodiac e dalla sua controllata statunitense Pioneer un paracadute “intelligente” che conosce la propria posizione e si dirige automaticamente sul luogo indicato per l'atterraggio. Il sistema è chiamato GPADS (Guided Parafoil Aerial Delivery System).