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parafùlmine

sm. [sec. XIX; impt. di parare+fulmine]. Dispositivo destinato a proteggere edifici, impianti, depositi, ecc., dagli effetti del fulmine. In senso fig., per lo più scherzosamente, riparo contro un eventuale danno materiale o morale. § Il parafulmine fu ideato da B. Franklin nel 1752 e realizzato l'anno successivo. Nella sua forma più semplice è costituito da un'asta verticale, in posizione elevata (per esempio sul tetto dell'edificio da proteggere). L'asta è munita di una punta, dorata o platinata per evitarne l'ossidazione, ed è collegata a un dispersore di terra mediante un conduttore (caduta) costituito da una treccia di rame nudo di rilevante sezione (oltre 100 mm²) la cui parte inferiore è contenuta entro un tubo di plastica. Il dispersore, disposto in un pozzetto di terra, può essere di tipo tubolare o costituito da un insieme di piastre in rame. Raramente un solo parafulmine è sufficiente a proteggere un edificio o un impianto: generalmente si dispongono più punte, tra loro elettricamente collegate mediante funi in rame e facenti capo a più cadute e più pozzetti di dispersione. Quando occorra una protezione particolarmente efficace (polveriere, depositi di munizioni, fabbriche di prodotti esplodenti o facilmente infiammabili, ecc.) l'intero impianto viene avvolto da una rete conduttrice a maglie larghe ca. 1 m, che collega numerose punte. Spesso per aumentare l'efficacia di un sistema di parafulmine si dispone all'estremo delle aste una punta multipla, che termina con una decina di punte divergenti, lunghe una decina di cm, e contenenti una certa quantità di materiale radioattivo. Questo ionizza l'aria attorno alla punta creando una via preferenziale a un eventuale fulmine; inoltre esercita un'azione di convogliamento più o meno continuo verso terra di cariche elettriche di origine atmosferica, riducendo la possibilità di un loro accumulo.

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