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parco

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Lessico

sm. (pl. -chi) [sec. XIV; dal latino medievale parricus, forse di origine germanica, tramite il francese parc].

1) Terreno boscoso per lo più recintato, adibito a custodia o allevamento di selvaggina; per estensione: parco nazionale.

2) Vasta estensione di terreno, elemento indispensabile nelle ville signorili e nelle residenze principesche del passato, con alberi ad alto fusto alternati a zone di prato, lasciato allo stato seminaturale oppure scandito da sentieri, specchi d'acqua o costruzioni organicamente disposti secondo il gusto dei tempi.

3) Giardino di vaste dimensioni, ricco di piante di alto fusto, di uso pubblico o privato che col passare del tempo ha subito un'evoluzione da puro elemento di arredo a una vera propria collocazione funzionale nell'assetto urbano e territoriale, adibito a giochi, ricreazione, riposo: la villa è costruita dentro un magnifico parco; ha portato i bambini al parco; parco delle rimembranze, zona alberata destinata a ricordare e onorare i caduti in guerra; parco di attrazioni o parco divertimenti, vedi luna-park.

4) Area destinata a scopi specifici con caratteristiche di stabilità e di durata. Il parco di stazionamento è un'area destinata alla sosta prolungata di grossi veicoli (autotreni, autoarticolati, ecc.), posta vicino alle principali vie di comunicazione e in genere in prossimità di scali ferroviari, magazzini, installazioni industriali, oppure un'area adibita a magazzino all'aperto di autovetture. In particolare: A) parco scientifico e tecnologico nel quale sono concentrate attività industriali o scientifiche. B) Parco-museo: spazio naturale aperto al pubblico in cui sono esposte opere d'arte. C) Parchi letterari: luoghi, spesso non definiti in modo preciso, che hanno ispirato alcune opere di importanti scrittori italiani.

Urbanistica

Il parco ebbe grande sviluppo nei sec. XVI-XVII soprattutto in Italia, Francia e Inghilterra, distinguendosi dal giardino per la dimensione più ampia e per l'aspetto più naturale. Solo nel sec. XIX, in connessione alla degradazione urbana provocata dalla rivoluzione industriale, il parco cominciò a essere concepito come un bene pubblico, da destinarsi ad attività ricreative. In Inghilterra si crearono i primi appositi spazi aperti entro le città (St. James Park a Londra, Birkehead Park a Liverpool), completi di moderne attrezzature ricettive (aree per il gioco, edifici per mostre, percorsi pedonali e per carrozze). Grande impulso al problema del verde fu dato negli Stati Uniti con l'opera di L. Olmsted (Central Park a New York, Jackson Park a Chicago). I criteri inglesi furono seguiti in Francia (sistemazione del Bois de Boulogne e del Bois de Vincennes), mentre in Italia furono adattati a uso pubblico giardini reali o di ville patrizie (di Villa Borghese a Roma; della Villa Reale di Monza; della Reggia di Caserta). Nel Novecento, soprattutto dopo il secondo dopoguerra, il problema del verde è divenuto essenziale per evitare che la crescita incontrollata del tessuto urbano sconvolga l'equilibrio ecologico, e anche per rispondere alle esigenze poste dall'aumentata disponibilità del tempo libero. Il problema si è così inserito in un più vasto dibattito urbanistico, in connessione a problemi edilizi, di attrezzature scolastiche, sportive, ecc. I migliori esempi di parchi urbani con attrezzature di gioco, servizi e varie opportunità sono offerti dalle new towns inglesi e dalle città scandinave. In Italia a partire dagli anni Sessanta il problema del verde è stato affrontato da molte amministrazioni comunali tuttavia la situazione appare ancora gravemente deficitaria.