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partecipazióne

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Lessico

sf. [sec. XIV; da partecipare].

1) Il prender parte a qualche cosa: scontò amaramente la partecipazione alla rapina; partecipazione a un'impresa commerciale; partecipazione al lutto nazionale.

2) Il mettere altri a parte di qualche cosa, per lo più nel senso fig. di comunicazione, annuncio: provvedere alla partecipazione delle ultime novità. Più spesso concr., biglietto, cartoncino anche stampato o illustrato, con cui si annunciano importanti eventi familiari a parenti e amici: ordinare le partecipazioni di nozze; ha ricevuto la nostra partecipazione di nascita.

Diritto

Il problema della partecipazione è stato previsto con norma programmatica nel secondo comma dell'art. 3 della Costituzione, che stabilisce: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica e sociale del Paese”. Sulla base di tale disposizione costituzionale, è stata emanata la legge statale 8 aprile 1976, n. 278 (“Norme sul decentramento e sulla partecipazione dei cittadini alla amministrazione del Comune”), che prevede che i Comuni possono deliberare di ripartire il territorio in “zone” o in “circoscrizioni”, comprendenti uno o più quartieri, o frazioni contigue, esercitando il potere di organizzazione secondo principi di ampio decentramento. Gli organi delle circoscrizioni sono: a) il consiglio circoscrizionale; b) il presidente del consiglio circoscrizionale. I consigli circoscrizionali sono eletti a suffragio diretto nei Comuni che abbiano conferito ai consigli stessi i poteri consultivi e deliberativi di cui agli art. 12 e 13 della legge citata, e che abbiano una popolazione non inferiore a 40.000 abitanti. Bisogna rilevare che oltre ai vari poteri consultivi, di pareri e proposte, previsti nell'art. 12, questi consigli possono avere anche delle funzioni deliberative (art. 13) in materie di “lavori pubblici, e servizi comunali che si svolgono nelle rispettive circoscrizioni, con particolare riguardo alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, all'uso di istituto e alla gestione dei beni e servizi destinati ad attività sanitarie, assistenziali, scolastiche, culturali, sportive, ricreative e di ogni altro ordine”. I consigli di zona, o consigli circoscrizionali, costituiscono quindi una innovazione di particolare importanza, che si collega con l'art. 128 della Costituzione, che stabilisce una regola di autonomia per le Province e i Comuni.

Economia

Denominazione comune a diversi organismi economici. Con partecipazioni statali si indica la detenzione, in tutto o in parte, del capitale azionario di società private, operanti in vari campi dell'attività economica, da parte dello Stato. Spesso l'obiettivo di un ordinato sviluppo economico ha portato alla creazione di un vasto settore pubblico nel quale lo Stato è direttamente impegnato con propri strumenti produttivi. Ne deriva un sistema economico definibile di tipo capitalistico misto. In Italia, dove fino alla prima metà degli anni Novanta del Novecento il ruolo affidato alle imprese pubbliche nell'attuazione della politica economica è stato fondamentale nello sviluppo economico del Paese, nel 1956 venne istituito il Ministero delle Partecipazioni Statali, con il compito di assicurare il coordinamento delle partecipazioni inquadrate negli enti autonomi di gestione (IRI, ENI, EFIM) facenti parte del patrimonio mobiliare dello Stato. Dopo la soppressione del dicastero, avvenuta nel 1993, decisa tramite referendum, tutte le competenze relative sono passate al Ministero dell'Industria, che ha svolto un ruolo determinante nel processo di privatizzazione della maggior parte delle imprese pubbliche, e quindi al Ministero delle Attività Produttive. Nel campo tecnico-aziendale la partecipazione si configura come concorso ai risultati di un singolo affare, a operazioni finanziarie e commerciali, oppure all'intero ciclo di attività produttive, alla formazione del capitale di un'impresa allo scopo di conseguire il controllo della società o includervi amministratori di propria fiducia. Essa si concretizza in un investimento di capitali o in un acquisto o sottoscrizione di obbligazioni e azioni di società. Nel caso di partecipazione azionaria, secondo il numero di azioni possedute, si parla di partecipazione totalitaria, maggioritaria, minoritaria. La partecipazione maggioritaria può assicurare il controllo di una società anche senza comprendere la maggioranza assoluta del capitale. Quando le partecipazioni sono reciproche si formano le società a catena che spesso sono legate fra di loro da rapporti così stretti da farne un solo gruppo economico. La partecipazione fra banche, in particolare, consiste nell'unione fra due o più banche allo scopo di conferire maggiore sicurezza e stabilità ai rapporti con operatori esteri, rendere più facile l'espansione territoriale e il coordinamento di alcune operazioni. Per quanto riguarda le operazioni in titoli gli istituti di credito consorziati effettuano vari interventi anche per conto terzi. Si distinguono: partecipazioni di emissione, quando le banche acquistano in blocco i titoli che un'impresa pubblica o privata vuole emettere allo scopo di rivenderli a un prezzo superiore assumendosi le spese e il rischio derivanti dall'operazione. Si parla di partecipazioni di garanzia, quando le banche s'impegnano ad acquistare quei titoli che la società emittente non riesce a collocare sul mercato; partecipazioni di collocamento, quando due o più banche intervengono per favorire il collocamento sul mercato di alcuni tipi di titoli (molto usato per i prestiti pubblici); partecipazioni di speculazione, quando il sindacato bancario tende ad approfittare di rialzi nel corso dei titoli, conseguenti a determinate operazioni di mercato. Sono rigidamente regolate le partecipazioni di gestione, che le banche assumono in attività d'impresa al fine di partecipare ai risultati economici o disporre del controllo amministrativo. Le partecipazioni agli utili o ai profitti sono forme di partecipazione che sostituiscono in tutto o in parte il salario o lo stipendio. Consistono in una distribuzione degli utili di gestione, azioni gratuite, premi e, in forme meno tipiche, la realizzazione di attrezzature sociali, ricreative, di abitazione, in favore dei dipendenti.

Filosofia

Platone usò il concetto di partecipazione (essere parte o prendere parte o a un tutto o a qualcos'altro) per spiegare i rapporti tra il mondo sensibile e quello ideale; Aristotele criticò la posizione platonica definendola “una metafora poetica”; Plotino invece ne fece la chiave di volta del suo sistema derivando tutte le cose da un unico principio per emanazione, e disponendole per gradi secondo la loro partecipazione a quel principio; San Tommaso parlò di partecipazione dell'uomo alla natura animale da una parte e alla grazia divina dall'altra. Oggi il concetto di partecipazione è applicato soprattutto in campo antropologico: Lévy Bruhl vede nel “fatto della partecipazione” la caratteristica prima del pensiero primitivo, come capacità di considerare tutti gli enti tra loro in rapporto mistico.

Sociologia

Il fenomeno della partecipazione alla vita pubblica è osservato dalle scienze sociali sotto molteplici angolature: come adesione – a diverso tasso di coinvolgimento – a organizzazioni politiche, sindacali, religiose; come attività prestata a istituzioni amministrative (per esempio a organismi di gestione della scuola, della sanità, ecc.); come impegno diretto nella conduzione di imprese economiche. La partecipazione può perciò configurarsi come una pratica di sostegno alle istituzioni vigenti, con l'intento di renderle più rispondenti alle domande sociali, ma può anche esprimersi nella forma di un conflitto con l'ordine dominante e i suoi valori. Può essere ispirata da una convinzione politica o religiosa, o configurarsi come esperienza di servizio alla comunità (come nel caso del volontariato). Sotto ciascuno di questi punti di vista, comunque, la partecipazione appare chiaramente connessa alla fisionomia culturale delle società moderne: come azione consapevolmente orientata a un fine di rilevanza collettiva, la partecipazione presuppone infatti una sostanziale democratizzazione dei processi di decisione e, quindi, una libera circolazione delle informazioni. Studi ormai classici – come la ricerca di Almond e S. Verba sulla cultura civica in cinque diverse realtà nazionali (1963) – hanno segnalato una correlazione positiva fra partecipazione politica e livello d'istruzione, condizione socio-economica e identità urbana dei soggetti coinvolti. Dati che, peraltro, vanno correttamente collocati nel loro contesto culturale e temporale di analisi. Nella realtà europea e italiana, per esempio, essi andrebbero più attentamente confrontati con l'importante ruolo di mobilitazione culturale e responsabilizzazione sociale delle classi popolari assolto – almeno sino agli anni Settanta – dai principali movimenti politici di massa e dalle stesse organizzazioni sindacali. Si è anzi sostenuto che la diffusa cultura della partecipazione che contraddistingue gli anni Settanta – come esito sociale costruttivo dei movimenti di contestazione del decennio precedente – abbia rappresentato uno dei più significativi processi di emancipazione politica collettiva. Questa lettura della partecipazione come caratteristica ineliminabile e qualificante le moderne democrazie di massa è stata negli anni Ottanta sottoposta a critica da studiosi di indirizzo conservatore, che hanno contestato il “mito della partecipazione” come manipolazione sotterranea delle volontà e strumento di sovraccarico (overloading) del sistema politico, che sarebbe risultato compromesso nella rapidità ed efficacia delle proprie competenze.