partitóre

agg. e sm. (f. -trice) [sec. XIII; da partire1].

1) Agg., che fa le parti; anche che divide in parti o fazioni.

2) Sm., chi fa le parti, chi divide od opera una partizione. In particolare, nome di alcuni impianti o apparecchi per effettuare ripartizioni di materia o energia secondo grandezze determinate: partitore idraulico, manufatto opportunamente sagomato (a spessore, a luce battente o a stramazzo) per ripartire la portata Q di un canale in più parti che hanno valori prefissati rispetto a Q; partitore di tensione, dispositivo usato soprattutto nel campo delle misure elettriche, atto a fornire a due morsetti di uscita una tensione in fase con quella applicata a due morsetti di ingresso e ridotta secondo un rapporto noto e variabile mediante un comando esterno. Il tipo più diffuso è quello resistivo, costituito essenzialmente da un resistore con diverse prese intermedie: la tensione di ingresso viene applicata ai morsetti estremi del resistore e le tensioni ridotte vengono prelevate mediante un commutatore tra le singole prese intermedie e uno dei morsetti estremi. L'uso del partitore di tensione consente per esempio di utilizzare voltmetri con bassa portata per misurare tensioni di valore relativamente elevato. Meno usato il partitore capacitivo, utilizzabile solamente con tensioni alternate, analogo al precedente ma costituito da condensatori collegati in serie. Viene usato soprattutto nel campo delle alte tensioni.