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partizióne

sf. [sec. XIV; dal latino partitío-ōnis, da partīri, dividere].

1) Atto, effetto del dividere: partizione in capitoli di un'opera; procedemmo alla partizione dei beni davanti al notaio; in particolare, ciascuna delle parti in cui una cosa è divisa: le partizioni di un mosaico. Con accezioni specifiche: A) in araldica, le sei principali divisioni dello scudo, ottenute con una sola linea di divisione: il partito, divisione dello scudo al centro in senso verticale; lo spaccato o troncato, in senso orizzontale; il trinciato, divisione diagonale dall'angolo superiore destro all'inferiore sinistro; il tagliato, diagonale nel senso opposto; l'addestrato, divisione verticale nel terzo di destra dello scudo; il sinistrato, divisione verticale nel terzo di sinistra. Quando le divisioni risultano da più linee si hanno le partizioni composte o ripartizioni quali l'interzato, l'inquartato e innumerevoli altre. B) In matematica, partizione dei numeri razionali, suddivisione di questi in due classi separate e contigue; ogni partizione di questo tipo, detta anche partizione di Dedekind, definisce un numero reale.

2) In matematica, ricoprimento di un insieme mediante parti disgiunte, cioè l'insieme delle parti che costituiscono una suddivisione dell'insieme stesso tale che: ogni elemento appartenga a una delle parti; due parti siano prive di elementi comuni. A una partizione è associata un'equivalenza e viceversa; l'insieme delle parti che costituiscono una partizione si chiama insieme quoziente modulo l'equivalenza associata alla partizione.