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pashtō o paštō

agg. e sm. Lingua neoiranica del gruppo nordorientale che dal 1936 è stata riconosciuta come lingua ufficiale dell'Afghanistan, insieme con il dari, il persiano che per lunga tradizione ha assolto il ruolo di lingua di cultura del Paese; nelle regioni afghane settentrionali si parla anche il turco. Dotato di caratteristiche fonetiche, morfologiche e lessicali profondamente diverse da quelle delle altre lingue neoiraniche, il pashtō presenta un gran numero di dialetti che sono espressione della struttura tribale della società afghana e del gran numero di tribù pashtofone sparse in un vasto territorio che va dall'Afghanistan al Pakistan. La maggior parte degli studiosi ha classificato questi dialetti in due gruppi principali: pashtō occidentale (che ha come centro dello sviluppo culturale Kandahar) e pashtō orientale (o più precisamente pakhtō data la sostituzione del fonema kh allo sh, che si è sviluppato soprattutto nelle zone di Peshawar e di Jalalabad). In seguito altri studiosi hanno ritenuto di identificare anche un gruppo meridionale di dialetti pashtō, il cui centro principale è Quetta. Nelle varie fasi di sviluppo della lingua letteraria il ruolo dominante è stato svolto ora dal pashtō occidentale, ora dal pashtō orientale; si va affermando la tendenza a una standardizzazione della lingua su base sovradialettale. Contemporaneamente si è verificata un'ulteriore estensione delle aree pashtofone al di fuori del territorio afghano, soprattutto in India, in Pakistan e in Iran; da qui l'interesse degli studiosi per uno studio comparativo aggiornato dei dialetti pashtō nelle varie aree. Scritto in alfabeto arabo, il pashtō si può considerare la continuazione moderna della lingua dei Parsioi, antico popolo di Battriana; i suoi più antichi documenti risalgono al sec. XVI.