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patriarca

sm. (pl. -chi) [sec. XIV; dal latino tardo patriarcha, che risale al greco patriárchēs, da patriá, stirpe+tema di árchō, guidare, comandare].

1) Presso le più antiche società, capo di una grande famiglia investito di poteri assoluti su tutti i discendenti. Fig., persona anziana dotata di grande autorità nell'ambito familiare; iniziatore, fondatore, specialmente di un ordine religioso.

2) Nell'Antico Testamento, i discendenti di Adamo fino a Noè e di Sem fino a Thare; fuori dell'ordine cronologico si devono aggiungere Abramo, Isacco e Giacobbe. I dati forniti dalla Bibbia per i singoli patriarchi e per tutto l'arco di tempo definito “periodo dei patriarchi” presentano molte discordanze e risulta impossibile ogni tentativo di metterli d'accordo (per esempio il periodo dal diluvio a Tarem è di 390 anni nel testo masoretico, di 1040 nel samaritano e di 1170 nella traduzione greca dei Settanta), ma si deve ricordare che il fenomeno è comune anche ad altre cronologie delle varie civiltà semitiche.

3) Nel cristianesimo, titolo dato al vescovo che rivestiva una speciale supremazia sugli altri vescovi, nell'ambito di una vasta giurisdizione ecclesiastica. I primi a portare questo titolo furono i vescovi di Alessandria, per l'Egitto e la Cirenaica, di Antiochia, per tutto l'Oriente, di Roma, per tutto l'Occidente. Dopo il Concilio di Costantinopoli del 381 il titolo fu riconosciuto al vescovo di Costantinopoli; nel 451 fu concesso al vescovo di Gerusalemme per tutta la Palestina. In Occidente si ebbero i patriarcati di Aquileia (soppresso nel 1751) e quello di Grado (trasferito a Venezia nel 1451). Dopo l'unione a Roma di alcune province ecclesiastiche dell'Oriente furono creati i patriarcati di Antiochia per i Melchiti, i Siri e i Maroniti; di Sis e Cilicia per gli Armeni; nel 1716 fu concesso il titolo di patriarca all'arcivescovo di Lisbona.