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pedagogìa

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sf. [sec. XVI; dal greco paidagōgía, da paidagōgós, pedagogo]. Scienza dell'educazione, ossia della formazione morale e intellettuale dell'infanzia, dell'adolescenza, della giovinezza e, impr., di qualunque età. Per estensione, ogni particolare sistema o concezione pedagogica: la pedagogia di Rousseau.

L'evoluzione storica del discorso pedagogico

Della filosofia come concezione della vita la pedagogia costituisce una specializzazione come riflessione filosofica sul momento educativo: essa elabora una tecnica organica nei principi e nelle finalità dell'educazione e dell'insegnamento (metodologia) e studia l'impiego di appositi mezzi (didattica) secondo le discipline e le età. La storia della pedagogia esamina le dottrine educative nella loro successione temporale, nella situazione geografica o storica e nel loro collegamento ideale. Si può parlare di pedagogia ovunque esista un processo educativo non occasionale (pedagogia dei primitivi come teoria della trasmissione ripetitiva di formule di comportamento, pedagogia coranica o biblica come adeguamento dell'educazione-istruzione al Libro Sacro, ecc.). La pedagogia nasce in Grecia (sec. VI-V a. C.) con la sofistica che nega l'esistenza, e quindi l'insegnabilità, di verità universali e afferma la possibilità dell'insegnamento-apprendimento di capacità utilitarie atte a dominare la natura: in tal modo la sofistica (Protagora, Gorgia, Trasimaco, ecc.), riflettendo sulla soggettività personale, fa appello alle energie spirituali individuali. Al soggettivismo sofistico Socrate contrappone, pur adottandone la metodologia del dubbio metodico, la ricerca di valori oggettivi attraverso la scoperta di concetti universali per mezzo del dialogo (ironia), che egli considera come “maieutica”, capace di autogenerazione della consapevolezza etica universale. La pedagogia classica prosegue con Platone, per il quale l'educazione tradizionale culmina nella dialettica, cioè nella contemplazione delle idee grazie alla reminiscenza dell'originaria convivenza dell'anima con esse, processo riservato a un'aristocrazia di reggitori assoluti (repubblica filosofica) senza evasioni soggettivistiche. Per Aristotele l'educazione mira alla formazione di abitudini buone, etiche e intellettuali in tutti gli uomini. Roma attua una realistica e ottimistica didattica familiare e civica senza peraltro elaborarne una pedagogia (Cicerone e Seneca si ispirano all'ellenismo, Quintiliano traccia la metodologia educativa dell'oratore). Il cristianesimo fonda la sua pedagogia sulla carità e sull'amore, sulla trascendenza della verità e sulla ricerca di un rapporto con Dio. Sant'Agostino basa la pedagogia sull'interiorità come rivelazione intima del Christus docens, mentre San Tommaso, senza rinnegare tale posizione, ne trae la necessità di una logica deduzione intellettuale. Umanesimo e Rinascimento elaborano una pedagogia laica della formazione equilibrata e armonica della personalità aristocratica (Pier Paolo Vergerio, Vittorino da Feltre). La pedagogia della Riforma protestante da un lato proclama la libertà dello spirito suscitando l'educazione popolare, dall'altro reagisce al laicismo rinascimentale. La pedagogia gesuitica (sec. XVII-XVIII) estremizza il formalismo letterario e la disciplina esteriore nella formazione delle classi dominanti. Comenio è considerato l'ideatore del metodo pedagogico nella misura in cui attua il tentativo di trasferire la dimensione empirica dell'educazione a un livello di riflessione sistematica e quindi scientifica. Il razionalismo (Cartesio) e l'empirismo (F. Bacone, J. Locke) fondano originalmente la pedagogia sulla chiarezza razionale e sulla coscienza morale, laddove l'italiano G. B. Vico ne pone la premessa sulla memoria e sulla fantasia.

La pedagogia come scienza dell'educazione

Nel sec. XVIII J.-J. Rousseau con la pedagogia negativa (Émile), fondata sull'esperienza e sul sentimento, propugna un'educazione naturale da cui I. Kant deriva la pedagogia come coscienza della personalità autonoma; l'idealismo tedesco (J. W. Hegel, F. W. Schelling) sviluppa il concetto dell'autoeducazione. Nella prima metà del sec. XIX J. H. Pestalozzi e F. W. Fröbel proseguono Rousseau con un'attenta considerazione della storicità del processo educativo, scoprendo il mondo dell'infanzia nella pienezza dei suoi interessi: il primo, superando il dogmatismo e l'oggettivismo di Rousseau, afferma la spontaneità e la concretezza dell'educazione familiare, il secondo nel “giardino d'infanzia” libera l'attività creatrice del fanciullo. Alla pedagogia pestalozziana si collega quella del romanticismo (G. P. Richter, F. Schleiermacher) particolarmente importante in Italia, dove si accompagna al sorgere della coscienza nazionale iniziata col “rinnovamento civile” (G. Parini) e irrobustitasi nel quindicennio napoleonico (V. Cuoco); la pedagogia del Risorgimento italiano, fondamentalmente spiritualistica, si esprime nel cattolicesimo liberale (A. Rosmini, G. Capponi, R. Lambruschini) come tentativo di conciliazione della dogmatica cattolica con l'autonomia del discente e nello spiritualismo attivistico del Mazzini, che formula il concetto dell'educazione trasformatrice del mondo in ogni suo aspetto (politico, economico, sociale) grazie alla scoperta del compito (“missione”) di ogni individuo e di ogni popolo per il progresso indefinito dell'umanità. Nella seconda metà del sec. XIX il positivismo scientifico con H. Spencer in Inghilterra, A. Comte in Francia, R. Ardigò in Italia fonda la sua pedagogia sulla psicologia scientifica meccanicisticamente intesa. In Germania la figura dominante è J. F. Herbart con la pedagogia della gradualità e della pluralità degli interessi come fondamento dell'istruzione educativa. L'accentuazione del metodo e il culto delle scienze positive (con la conseguenza scolastica della svalutazione delle discipline umanistiche), propri del positivismo, vengono combattuti nei Paesi latini e anglosassoni dalle filosofie attivistiche (H. Bergson, M. Blondel, W. James), che in pedagogia rivendicano la personalità e l'autonomia del discente e mettono in luce l'unilateralità del metodo scientifico. La reazione allo scientismo è particolarmente vivace in Italia, dove l'idealismo assoluto (B. Croce, G. Gentile, G. Lombardo Radice) rivaluta la fantasia creatrice e quindi l'importanza dell'educazione estetica figurativa e musicale. La pedagogia idealistica nella riforma della scuola sostituisce la pedagogia positivistica (A. Gabelli) e costituisce il fondamento della pedagogia del periodo fascista (riforma Gentile, 1923), che subisce tuttavia prima del suo crollo l'influsso della pedagogia del lavoro di G. M. Kerschensteiner (Carta della scuola Bottai, 1939). Sulla stessa linea antipositivistica, ma senza disconoscere l'apporto della psicologia dell'età evolutiva (J. Piaget), si pone la pedagogia attivistica delle “scuole nuove” con J. Dewey, A. Ferrière, O. Decroly, C. Freinet che culmina nella pedagogia della liberazione del fanciullo di M. Montessori, che ha avuto larghissimo influsso in tutto il movimento pedagogico contemporaneo. Una pedagogia sociologica è largamente fiorita negli Stati Uniti sulla scia di Dewey, massimo teorico dell'educazione civica (W. H. Kilpatrick, C. W. Washburne). Un filone rousseauiano è nella pedagogia antiautoritaria di Ferrer, L. Tolstoj, Gandhi e A. Capitini (dottrina della “non violenza”) che giunge alla dottrina della descolarizzazione totale (Illich, Reimer). Fino alla fine degli anni Ottanta del sec. XX, nei Paesi del socialismo reale era diffusa una pedagogia di ispirazione marxista che guardava con particolare attenzione alle esperienze collettivistiche e alla unità fra sapere tecnico e mondo del lavoro. Influssi deweyani si trovano nella pedagogia internazionale avallata dall'azione dell'UNESCO che si rifà ai principi della “Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo” (Parigi, 1948) fondando l'educazione sul pacifismo, sulla comprensione internazionale e sulla cooperazione mondiale. Una particolare applicazione come “civismo europeo” è evidente nell'azione pedagogica del “Consiglio d'Europa” di Strasburgo, che ha ispirato la “Carta europea dell'educazione” (Bruxelles, 1968) e ha suggerito la pedagogia di partecipazione, che è in realtà una metodologia (scuola del dialogo, lavori di gruppo, condirezione delle “tre componenti” insegnanti, genitori, alunni, ecc.). Ormai il termine pedagogia sembra oltrepassare il significato etimologico per estendersi a ogni dottrina educativa: si parla perciò di pedagogia dell'educazione ricorrente o intervallata con periodi lavorativi, di pedagogia dell'educazione permanente o degli adulti, cioè estesa a tutto il corso della vita umana. In Francia si parla altresì di pedagogia sperimentale, intendendosi colà per pedagogia quella che in Italia si chiama metodologia didattica in ambito scolastico (tale è la dottrina di R. Dottrens che studia, prescindendo dalle finalità dell'educazione, i mezzi perfettibili di lavoro dei docenti e dei discenti).

Bibliografia

B. Nardi, Il pensiero pedagogico del Medioevo, Firenze, 1956; W. Jaeger, Paideia, la formazione dell'uomo greco, Firenze, 1959; S. Hessen, Fondamenti filosofici della pedagogia, Roma, 1961; L. Borghi, Educazione e autorità nell'Italia moderna, Firenze, 1964; A. Bandini Buti, Educazione e democrazia, Milano, 1972; G. P. Quaglino, Il processo di formazione, Milano, 1981; L. Ribolzi, Processi formativi e strutture sociali, Brescia, 1984.