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penfigo

sm. (pl. -gi) [sec. XIX; dal greco pémphix-īgos, soffio di vento e, per estensione, pustola]. Tipo di dermatosi bollosa, a decorso acuto o cronico, la cui origine è stata identificata in un processo autoimmune, caratterizzato dalla formazione di autoanticorpi diretti contro l'epidermide. Insorge improvvisamente con bolle sparse irregolarmente, ma talora confluenti, di varie forme e dimensioni, prive di infiltrato e di alone flogistico, a contenuto liquido, limpido, di colore citrino. L'eruzione compare nel cavo orofaringeo, al torace, su congiuntive, palpebre e mucose dei genitali, accompagnata da graduale decadimento delle condizioni generali, che può aggravarsi nel tempo con un quadro tossi-infettivo, febbre, diarrea. Le forme cliniche più frequenti sono: il penfigo vegetante, caratterizzato da formazioni papillomatose insorgenti dal fondo delle bolle; si insedia di solito nelle ascelle, nella regione inguinale, nei genitali; il penfigo seborroico, che si manifesta con chiazze eritematose, seborroiche, ipercheratosiche su torace, viso, cuoio capelluto; il penfigo foliaceo, che si distingue per lo scarso contenuto delle bolle, che appaiono flaccide e si essiccano formando croste. Il decorso e la prognosi del penfigo sono state radicalmente modificate dalla introduzione dei farmaci corticosteroidei e immunosoppressivi, efficaci anche nelle forme più gravi della malattia.

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