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perìodo

sm. [sec. XIV; dal greco períodos, propr., circuito, da perí, intorno+ hodós, strada].

1) Riferito a fenomeni o grandezze periodiche, l'intervallo di tempo o di spazio che intercorre fra due successive fasi o valori uguali: periodo di rivoluzione di un astro. In particolare, nel moto periodico, la durata di un ciclo. Con accezioni specifiche: A) in aritmetica, il gruppo di cifre che si ripete in un numero decimale periodico. B) In fisica, periodo radioattivo o periodo di dimezzamento, tempo occorrente affinché una sorgente radioattiva naturale disintegri metà dei suoi atomi. C) In marina, periodo di un faro, durata del ciclo completo delle sue caratteristiche luminose; periodo di girazione, nelle prove di evoluzione di una nave senza variare l'andatura delle motrici e mantenendo fisso l'angolo di barra, il tempo impiegato a percorrere la traiettoria circolare della fase di girazione; periodo di oscillazione, nel caso di rollio o beccheggio di una nave, il tempo impiegato a effettuare l'intera oscillazione con ritorno nella posizione iniziale. D) In zoologia, periodo ritmico (per esempio circadiano, tidale, circannuale, ecc.), l'intervallo di tempo che intercorre fra due manifestazioni successive di un fenomeno bioritmico.

2) Per estensione, ciascuno degli intervalli, dotato di proprie caratteristiche e qualità, in cui si può suddividere un determinato ciclo di successione temporale: i periodi della vita umana; periodo vegetativo di una pianta; il periodo aureo della letteratura latina. Più in genere, tratto di tempo caratterizzato da particolare eventi o condizioni: un periodo di anarchia; il periodo della giornata che precede il tramonto; la macchina ha superato il periodo di prova. A) In economia, per periodo breve e lungo si intendono due orizzonti temporali cui la teoria dell'impresa fa riferimento rispettivamente per indicare l'assenza o meno di variazioni strutturali degli aggregati economici. B) In etologia, periodo critico, con riferimento all'imprinting, quello in cui ha luogo l'apprendimento precoce.

3) Nella ginnastica, successione di vari esercizi terminante in una posizione mantenuta per un certo tempo. Il periodo si dice chiuso quando la posizione finale è uguale a quella iniziale, aperto nel caso contrario.

4) Unità geocronologica, compresa tra l'era, di ordine superiore, e l'epoca, di ordine inferiore, ed equivalente al “sistema” delle unità cronostratigrafiche. Se un periodo viene suddiviso in parti non equivalenti a epoche, queste parti vengono indicate con i prefissi Eo-, Meso-, Neo-, anche se più frequentemente si ricorre agli aggettivi “inferiore”, “medio”, “superiore”.

5) Discorso articolato di senso compiuto che forma un'unità logica e grammaticale delimitata da un punto fermo o da una forte pausa. Comunemente si usa distinguere il periodo semplice (formato da una sola proposizione), il periodo composto (formato da due o più proposizioni indipendenti) e il periodo complesso (formato da proposizioni indipendenti e dipendenti). La sintassi del periodo analizza il rapporto delle proposizioni tra loro e con la principale secondo il principio della coordinazione (paratassi) e della subordinazione (ipotassi).

6) Nell'analisi melodica di un brano, organismo melodico di senso compiuto nel quale si ravvisano unità sintattiche parziali (dette frasi, semifrasi e incisi) dal cui insieme il periodo risulta composto. Si è soliti distinguere, nella sintassi tradizionale, diversi tipi di periodo; si considera regolare un periodo di otto battute, distinto in due frasi di quattro battute ciascuna, dette proposta e risposta, ma le eccezioni a tale schema sono ovviamente innumerevoli.

Economia

La nozione di periodo breve e periodo lungo è stata introdotta da A. Marshall; nel primo caso alcuni fattori produttivi sono considerati fissi, poiché un loro incremento che determini effettivamente un aumento della capacità produttiva implicherebbe il trascorrere di un certo lasso di tempo; nel secondo caso, l'impresa è in grado di variare la quantità di tutti i fattori produttivi. A livello microeconomico di economia dell'impresa, le due espressioni sono utilizzate per delimitare l'intervallo di tempo in cui i costi fissi assumono un andamento costante oppure subiscono incrementi in corrispondenza dell'aumento delle quantità prodotte. Nell'ambito più specifico della gestione aziendale il lungo periodo attiene alla gestione strategica, cioè alla elaborazione dei piani, mentre il breve periodo riguarda la gestione operativa, e quindi l'attività di programmazione. Il periodo amministrativo rappresenta l'intervallo temporale che corrisponde in genere a un anno solare, cui si riferisce la redazione del bilancio di esercizio. In senso economico, invece, il periodo amministrativo indica l'arco di tempo, di durata non assoluta, in cui viene esercitata l'attività operativa. A esso si contrappone il periodo d'imposta, che individua il tempo preso in considerazione dalle norme tributarie ai fini della tassazione, cui ci si deve cioè riferire per stabilire se si siano verificati i presupposti giuridici; in tale accezione a ogni periodo corrisponde un'obbligazione tributaria autonoma rispetto alle precedenti e alle successive. Periodo di recupero, espressione italiana equivalente all'inglese pay back period, utilizzata in economia aziendale nell'ambito dei problemi relativi alla scelta degli investimenti; indica il “periodo di reintegrazione”, cioè il periodo di tempo necessario affinché il flusso monetario generato dalla gestione dell'investimento reintegri l'esborso iniziale di capitale. Il periodo di recupero è uno dei criteri aritmetici più diffusi per valutare con relativa facilità la scelta fra diversi investimenti alternativi. Viene adottato allorché si assuma come fondamento della scelta il perseguimento delle migliori condizioni di liquidità ottenibili dall'investimento; si contrappone, pertanto, ad altri criteri di natura matematico-finanziaria che privilegiano una prospettica misurazione della redditività. Per una corretta applicazione del periodo di recupero occorre determinare il flusso monetario da una somma algebrica tra il reddito netto globale positivo generato dall'investimento (cioè il capitale autoprodotto) e gli ammortamenti calcolabili nei vari esercizi (cioè il capitale reintegrato). L'applicazione del periodo di recupero porta a scegliere quell'investimento caratterizzato dal minor tempo di recupero; il limite più rilevante del suo uso è dato dalla mancanza di valutazioni di ordine reddituale; ciò richiederebbe aggiustamenti tali da rendere il metodo elaborato e quindi privo della semplicità che ne rende diffuso l'impiego.