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pericardite

sf. [sec. XIX; da pericardio+-ite]. Sindrome infiammatoria del pericardio, ad andamento acuto, subacuto o cronico. L'infezione può giungere da organi vicini ammalati (pleuriti fibrinose e purulente, mediastiniti purulente, miocarditi semplici o suppurative), per via sanguigna, come nella polmonite lobare, oppure il processo può insorgere primitivamente isolato, come nelle pericarditi virali, o nel quadro di una più vasta reazione infiammatoria dei tessuti mesenchimali, come nella malattia reumatica, ecc. La pericardite può avere anche origine neoplastica. Va infine ricordata la pericardite epistenocardica, che si verifica a seguito di un infarto. La pericardite può assumere aspetti diversi in rapporto con la natura dell'agente lesivo e con lo stato di reattività individuale. L'infezione reumatica dà di solito un'infiammazione fibrinosa o sierofibrinosa; l'infezione da agenti piogeni un'infiammazione purulenta; l'infezione tubercolare e l'uremia un'infiammazione fibrino-emorragica. Nel caso della pericardite fibrinosa i due foglietti della sierosa si presentano macroscopicamente ricoperti da un essudato dapprima modesto, quindi sempre più abbondante che tende a rivestire in forma di pseudomembrana tutta la superficie della sierosa. La sottile membranella fibrinosa si distacca con facilità e lascia allo scoperto una superficie opaca e rugosa con piccole e diffuse punteggiature emorragiche. I movimenti del cuore durante le sue fasi di contrazione possono determinare un aspetto frangiato di queste deposizioni fibrinose; in tal caso si parla di corvillosum. Per la notevole resistenza alla distensione del pericardio parietale, i versamenti pericardici esercitano una pressione sul cuore e ne disturbano gravemente la funzione. La pressione impedisce il riempimento diastolico condizionando la diminuzione della gittata e la stasi venosa. Le aderenze, che sono l'esito più frequente dei processi acuti di pericardite (concretio cordis od obliterazione del cavo pericardico; accretio cordis o adesione del pericardio agli organi circostanti), costituiscono un notevole ostacolo per i movimenti del cuore (specie nella sistole), che accentua ulteriormente la diminuzione della gittata e il ristagno del sangue nelle vene. Le forme cliniche più frequenti sono la pericardite acuta essudativa o siero-fibrinosa e la pericardite cronica adesiva o costrittiva, che rappresenta spesso l'esito inevitabile della prima. Insorge con dolori retrosternali o epigastrici, dispnea, febbre subcontinua o intermittente secondo il fattore eziologico, rumore di sfregamento all'auscultazione, toni cupi e quasi impercettibili. Nella forma cronica si riscontra pure edema del viso, epatomegalia, ascite. La diagnosi si effettua con l'esame radiologico, l'elettrocardiografia, l'ecocardiogramma e, in caso di dubbio sull'origine, con puntura del pericardio (pericardiocentesi) ed esame del liquido, che ha inoltre funzione terapeutica quando il versamento determini compromissione emodinamica. La terapia dovrà essere causale, combattendo la malattia fondamentale, e sintomatica.