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persiano

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Lessico

agg. e sm. (f. -a). Della Persia, che concerne la Persia: costumi persiani; paesaggio persiano; abitante, nativo della Persia; la lingua parlata in Iran.

Linguistica

Lingua ufficiale dell'Iran, il persiano è la più importante lingua iranica parlata; fuori dall'Iran il persiano è ancora ampiamente diffuso in Afghanistan, Pakistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan, ed è stato a lungo la lingua di cultura e di corte dell'India e dell'Impero ottomano. Questa lingua, detta in persiano fārsī, si è costituita sulla base dell'antico dialetto sud-occidentale della provincia ancora detta Fārs, e con l'apporto di elementi dialettali settentrionali e orientali. Il persiano ha una storia plurimillenaria nella quale si possono distinguere tre periodi principali: quello del persiano antico, documentato dalle iscrizioni cuneiformi dei sovrani achemenidi (sec. VI-IV a. C.); quello del mediopersiano, che copre tutto il periodo delle dinastie arsacide e sassanide e si conclude con la conquista araba (250 a. C.-642 d. C.), è documentato da iscrizioni, testi religiosi mazdei e parte dei testi manichei scoperti a Turfan; quello del neopersiano, che comprende una fase arcaica (sec. VIII-XII), una fase classica (sec. XII-XV) e una più recente (dal sec. XVI in poi). Le maggiori trasformazioni nella fonetica e nella morfologia sono avvenute nell'evoluzione dal persiano antico al mediopersiano: si perdono le vocali finali e l'accento tonico viene fissato sull'ultima sillaba della parola, scompaiono la distinzione del genere grammaticale, il numero duale, le desinenze della flessione nominale (sostituite da prefissi e posposizioni) e molti tempi della flessione verbale vengono sostituiti da nuove formazioni perifrastiche fatte con verbi ausiliari. Di minor rilievo sono invece i cambiamenti fonetici e morfologici avvenuti dalla fine del periodo mediopersiano a oggi: le vocali ē ed ō (sorte dagli antichi dittonghi ai e au) sono diventate ī e ū, le fricative sonore intervocaliche (sviluppatesi da precedenti occlusive sorde) sono diventate occlusive sonore. La conquista araba e la conseguente rapida islamizzazione del Paese, che concludono il periodo mediopersiano e aprono quello neopersiano, hanno avuto due importanti conseguenze di carattere linguistico: l'introduzione dell'alfabeto arabo (cui sono state aggiunte 4 lettere per indicare i suoni p, č, ž, g che mancano all'arabo) e soprattutto la penetrazione di vocaboli arabi così numerosi da costituire oltre la metà dell'attuale patrimonio lessicale. Evidenti indizi dell'influsso di altre tradizioni linguistiche e culturali sono i non pochi vocaboli turchi (il turco fu la lingua di corte di varie dinastie persiane), quelli indiani, russi, francesi, inglesi penetrati nel lessico persiano. Il persiano però non ha solo ricevuto vocaboli da queste lingue, ma in varia misura ha anche contribuito ad arricchirne il patrimonio lessicale: numerosi sono i termini (come bazar, carovana, ecc.) che l'italiano e le altre lingue europee hanno mutuato direttamente o indirettamente (soprattutto attraverso la mediazione araba) dal persiano.

Per il persiano antico: Chr. Bartholomae, Altiranisches Wörterbuch, Berlino, 1961; W. Brandenstein, M. Mayrhofer, Handbuch des Altpersischen, Wiesbaden, 1964.

Per il neopersiano: A. K. S. Lambton, Persian Grammar, Cambridge, 1953; G. Lazard, Grammaire du persan contemporain, Parigi, 1957; I. A. Vullers, Lexicon Persico-Latinum, 2 voll. Graz, 1962; A. Coletti, Grammatica della lingua persiana, Roma, 1977; K. Suratgar-Saffari, La langue persane. Ècriture, grammaire, textes, traductions, Lovanio-Parigi, 1978.