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pièga

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Lessico

sf. [sec. XIV; da piegare].

1) Effetto del piegare o del piegarsi; il punto in cui qualche cosa si piega; in particolare, in anatomia, ripiegatura o solco di un tessuto organico (plica): pieghe cerebrali, lo stesso che circonvoluzioni; pieghe circolari, pieghe permanenti trasversali, presenti sulla parete interna dell'intestino tenue; pieghe mimiche, solchi e rughe del viso determinati dalla contrazione dei muscoli mimici; hanno particolare importanza per l'espressione del volto e per la fisionomia; pieghe vestibolari e vocali, lo stesso che corde vocali false e vere.

2) Nel linguaggio di sartoria, ripiegamento del tessuto, più o meno consistente e fermato da una cucitura, che dà ampiezza al capo di abbigliamento (generalmente una gonna). In particolare, segno lasciato da una pressatura occasionale o fatto ad arte mediante stiratura: piega del fazzoletto;pieghe dei calzoni, moda che apparve intorno al 1860, lanciata, sembra, dall'allora principe di Galles; tenere, perdere la piega, di tessuto che conserva o non conserva a lungo il segno della stiratura; non fare una piega, di abito, cadere a perfezione; di ragionamento e simili, svilupparsi secondo una logica perfetta; di persona, continuare impassibile in un'azione, in un atteggiamento. Per estensione, ondulazione: le pieghe del terreno; la piega dei capelli; messa in piega, ondulazione artificiale dei capelli. In particolare, in geologia, l'ondulazione che si manifesta in rocce stratificate in seguito ad azione deformante di forze tettoniche.

3) Fig., sinuosità; la parte più intima, più riposta di qualche cosa: le pieghe più nascoste della coscienza umana. Anche andamento: la piega degli avvenimenti; ha preso una piega che non mi piace; prendere una buona, una brutta piega, di persona, prendere buone o cattive abitudini; di cosa, avviarsi verso soluzioni buone o cattive.

Geologia: generalità

Due sono i tipi fondamentali di pieghe, l'anticlinale e la sinclinale; si usa talvolta intendere con piega il complesso formato da una sinclinale e da un'anticlinale, meglio definibile come piega completa o piega a S. Le dimensioni di una piega vanno dalla lunghezza di pochi centimetri e dall'ampiezza di qualche millimetro (micropieghe) a pieghe lunghe decine di chilometri e ampie anche qualche chilometro. Le ondulazioni a grandissimo raggio, tali da interessare il basamento irrigidito di un'area continentale, sono dette anteclisi se ad andamento anticlinale, sineclisi se ad andamento sinclinale.

Geologia: elementi di una piega

"Per gli elementi di una piega vedi figura al lemma del 15° volume." Si dice cerniera "Vedi schema A vol. 17, pag. 184" la zona in cui gli strati presentano la massima curvatura; secondo il tipo di pieghe la cerniera può risultare anticlinale o sinclinale. Fianchi o ali o gambe si dicono le parti opposte rispetto alla cerniera e costituenti i due lati della piega; possono definirsi come le parti comprese tra due cerniere contigue. È possibile distinguere i fianchi riferendoli ai punti cardinali (per esempio fianco N e fianco S) oppure, se la giacitura della piega lo consente, indicandone la relativa posizione (fianco superiore e fianco inferiore). Per angolo della piega si intende l'angolo compreso tra i piani contenenti i fianchi ed è facilmente stimabile se i fianchi sono piani. Le cerniere non sempre corrispondono al luogo dei punti topograficamente più elevati (creste) o depressi (fondi) delle pieghe. Superficie assiale è detta la superficie che congiunge le cerniere di tutti gli strati di una piega: se risulta piana o quasi, è denominata piano assiale. Per asse delle pieghe si intende l'intersezione della superficie assiale con la superficie di uno degli strati della piega; l'asse ha un decorso che segue la cerniera dello strato considerato e può presentare innalzamenti (culminazioni assiali) e abbassamenti (depressioni assiali) che nel complesso sono definiti come ondulazioni assiali. Le sinuosità descritte da un asse sul piano orizzontale sono invece denominate curvature laterali o archi. Asse superficiale è detta l'intersezione della superficie assiale con la superficie topografica; la proiezione dell'asse superficiale sul piano orizzontale è in pratica comunemente assunta per ottenere la direzione della piega nello spazio. L'orientamento dell'asse rispetto ai punti cardinali consente di precisare la direzione della piega. La piega si esaurisce longitudinalmente in due estremità, dette terminazioni periclinali, che rappresentano anche gli estremi dell'asse. La distanza tra le opposte terminazioni periclinali corrisponde alla lunghezza dell'asse, valore che è assunto come lunghezza della piega. Per vergenza di una piega si intende il senso verso cui si inclina la superficie assiale o verso cui si presenta il fianco più inclinato. Di una massa rocciosa piegata, il nucleo rappresenta la parte più interna, dove cioè le cerniere degli strati presentano la curvatura più forte. Per lo studio e l'illustrazione di una piega si prendono in considerazione due sezioni, quella trasversale, perpendicolare all'asse della piega, e quella longitudinale, parallela alla direzione.

Geologia: classificazione delle pieghe

Da un punto di vista geometrico le pieghe possono essere distinte, in base alla simmetria rispetto alla superficie assiale, in simmetriche e asimmetriche; nelle prime, esaminate in sezione trasversale, gli angoli formati dai fianchi con la traccia della superficie assiale, intendendo con traccia l'intersezione del piano assiale con la sezione trasversale, risultano all'incirca uguali, mentre nelle seconde i fianchi presentano inclinazioni diverse. Rispetto all'inclinazione del piano assiale, "Per la sezione trasversale di una piega e alcuni tipi di piega vedi disegni al lemma del. 15° volume." "Vedi schema B vol. 17, pag. 184" le pieghe possono risultare: diritte, quando il piano assiale è verticale; in esse cerniera e cresta, o fondo, coincidono. Una piega diritta a cresta piatta e fianchi verticali si dice piega a scatola; inclinate, quando il piano assiale forma con l'orizzontale un angolo superiore a 45º; rovesciate, quando il piano assiale forma con l'orizzontale un angolo tra 45 e 30º; coricate, quando il piano assiale è debolmente inclinato o addirittura orizzontale; ultracoricate, o tuffanti, o capovolte, pieghe coricate nelle quali però la superficie assiale si inflette fin sotto l'orizzonte; in tal caso la zona di cerniera di un'anticlinale può essere scambiata per una sinclinale e viceversa. Se il piano assiale è inclinato, è possibile distinguere nella piega un fianco normale, in cui gli strati si succedono regolarmente col più antico in basso e il più recente in alto, e un fianco inverso, in cui la successione degli strati è invertita. Durante il piegamento è ben difficile che gli strati riescano a mantenere il loro spessore iniziale; solitamente si verificano stiramenti e laminazioni che assottigliano più o meno i fianchi o addirittura portano all'interruzione degli strati. Le pieghe in cui questo fenomeno si manifesta con maggiore intensità sono quelle rovesciate e coricate: può anche capitare che il fianco inverso venga ridotto per l'intensa azione delle forze deformanti a una superficie di scorrimento con separazione e spostamento di una parte rispetto all'altra; deformazioni del genere, in cui sono associate le caratteristiche delle pieghe e delle faglie sono indicate come pieghe-faglie. L'effetto finale di una piega-faglia "Per la formazione di una piega-faglia vedi disegni al lemma del 15° volume." "Vedi schemi C, D, E di alcuni tipi di pieghe vol. 17 pag. 184" è la sovrapposizione di terreni più antichi su altri più recenti lungo una superficie di discontinuità poco inclinata. Per accentuazione di dislocazioni di questo tipo si passa alle falde di ricoprimento. Da un punto di vista genetico le pieghe possono essere distinte in concentriche e simili. Le prime sono quelle in cui lo spessore degli strati non risulta modificato dal piegamento: il raggio di curvatura si modifica progressivamente da uno strato all'altro; considerando per esempio una sinclinale del genere, gli strati superiori hanno un raggio di curvatura nettamente più piccolo di quello degli strati profondi. Il comportamento dei vari strati non può quindi risultare omogeneo. Le pieghe concentriche, "Per gli schemi A, B, C e di di pieghe vedi disegni al lemma del 15° volume." "Vedi schemi A, B, C, D di pieghe vol. 17, pag. 184" dette anche pieghe parallele o pieghe di flessione, si formano di solito in serie rocciose ben stratificate con alternanza di strati a diversa competenza (competente); la deformazione si produce per scorrimento dei livelli più competenti su quelli meno competenti. Il pacco di rocce stratificate si deforma similmente a un mazzo di carte sottoposto a piegamento. Nelle pieghe simili, dette anche similari o conseguenti, invece le superfici limite dei singoli strati presentano curvature identiche: gli strati non conservano il loro spessore, ma si verificano un ispessimento nelle zone di cerniera e una laminazione sui fianchi. Pieghe del genere possono risultare da scorrimenti che si succedono lungo piani paralleli a quello assiale; tali superfici tagliano gli strati secondo angoli variabili da punto a punto. Si pensi stavolta a un mazzo di carte in cui le carte non vengono deformate, ma solo fatte sporgere progressivamente un po' da una parte e un po' dall'altra. Le pieghe concentriche sono tipiche delle serie sedimentarie superficiali, mentre in profondità, dove le condizioni ambientali favoriscono la plasticità delle rocce al punto che anche le rocce competenti diventano plastiche, si originano per lo più pieghe simili. La diversità di costituzione e di comportamento degli strati può dar luogo durante il piegamento a deformazioni disarmoniche come le pieghe minori, dette pieghe di trascinamento, che si formano all'interno di uno strato incompetente compreso tra due strati competenti a causa dello scorrimento reciproco di questi ultimi, o il boudinage, frequente lungo i fianchi inversi delle pieghe coricate, o infine le pieghe disarmoniche, in cui gli strati presentano variazioni di spessore e deformazioni del tutto diverse da quelle dell'intera piega. Una disarmonia ancor più accentuata si incontra nei diapiri (diapirismo). Esistono infine numerosi altri tipi di pieghe, distinti solitamente in base a particolari caratteristiche geometriche. Piega a zig-zag o a cavalletto si dicono le pieghe con cerniera angolosa e fianchi ad andamento rettilineo; se i fianchi sono invece curvi con cavità verso l'alto, la piega si dice a cuspide. Le pieghe a volta molto ampia e con i fianchi convergenti verso il nucleo si dicono a ventaglio; se però i fianchi sono stati compressi al punto da isolare il nucleo, la piega è detta strozzata; isoclinali sono dette le pieghe a fianchi paralleli. Pieghe di fondo sono dette quelle con grande raggio di curvatura, che arrivano a interessare anche il basamento rigido e non solo la copertura. Descritti sotto voci specifiche, cui si rimanda, sono i seguenti tipi di pieghe: anticlinale, bacino, brachianticlinale, brachisinclinale, cupola tettonica, flessura, sinclinale, terrazza; per piega monoclinale e piega a ginocchio o ginocchiatura, vedi flessura. Per quanto concerne il meccanismo di formazione delle pieghe, vedi piegamento.

Geologia: associazione di pieghe

Le pieghe raramente sono isolate: solitamente formano dei raggruppamenti che possono svilupparsi su grandi estensioni, soprattutto nelle aree di intenso corrugamento. Talvolta in una stessa area le pieghe si sostituiscono vicendevolmente, contribuendo, tutte insieme, al globale raccorciamento crostale; in questo caso vengono dette pieghe vicarianti. Un insieme di pieghe è detto anticlinorio se nel complesso costituisce una grande anticlinale, sinclinorio se invece ne risulta un andamento a sinclinale. Un'associazione di pieghe isoclinali dà origine a un regime isoclinale, "Per la struttura isoclinale vedi schema al lemma del 15° volume." "Vedi schema di struttura isoclinale vol. 17, pag. 184" tipico delle aree che hanno subito una forte compressione; se la deformazione è stata tale da portare alla soppressione dei fianchi inversi, la struttura che ne risulta è detta embricata o a scaglie. "Per la struttura embricata vedi schema al lemma del 15° volume." "Vedi schema di struttura embricata vol. 17, pag. 184" Un'associazione di pieghe inclinate nello stesso senso e addossate l'una sull'altra a quote man mano minori è detta piega a cascata; sembra essere dovuta al collasso di una successione di strati che scivola per gravità su un substrato dal quale si è scollata.

Geologia: morfologia delle regioni con struttura a pieghe

Le caratteristiche morfologiche salienti di una regione con struttura a pieghe sono date, nella fase evolutiva iniziale, essenzialmente dall'esistenza di una successione di rilievi e di depressioni allungati e corrispondenti rispettivamente alle anticlinali e alle sinclinali. Tali rilievi e depressioni risultano ovviamente orientati secondo gli assi delle pieghe e presentano massime sopraelevazioni o concavità in corrispondenza delle culminazioni e delle depressioni degli assi stessi. Una tale morfologia è spesso detta “di tipo giurassico”, in quanto corrispondente al paesaggio "Per la struttura tipica della catena del Giura vedi schema al lemma del 15° volume." "Vedi schema della struttura tipica della catena delGiura vol. 17, pag. 184" dominante del Giura franco-svizzero, che gode appunto di queste caratteristiche strutturali e morfologiche. Dalla stessa regione è derivato l'uso di altri termini descrittivi di forme minori, tipiche di questi paesaggi. Così, col termine ruz vengono indicate le prime ed embrionali incisioni vallive operate dai corsi d'acqua, che scendono lungo i fianchi delle anticlinali, confluendo nel collettore principale, insediato sul fondo della sinclinale interposta (corso d'acqua conseguente); con quello di cluses le valli disposte trasversalmente alle anticlinali (che vengono così da loro tagliate) e risultanti dalla progressiva evoluzione di alcuni ruz e, in particolare, dall'arretramento delle loro testate; con quello di combes, infine, le valli impostate lungo le creste delle anticlinali (in ciò favorite anche dal particolare stato di fratturazione delle rocce in tale posizione). Gli stadi evolutivi di tale paesaggio comportano un relativamente più rapido sviluppo delle valli occupanti la cresta delle anticlinali (combes), rispetto a quelle che occupano il fondo delle sinclinali, in conseguenza del fatto che queste risultano meno sopraelevate rispetto al livello di base sul quale è regolata l'attività erosiva dei corsi d'acqua impostati nella regione. Se a questa tendenza naturale si accompagna il fatto che gli strati rocciosi nella parte sommitale della serie ripiegata sono più resistenti all'erosione di quelli sottostanti (in modo, cioè, da costituire per questi una sorta di scudo protettivo), si realizza allora la più favorevole condizione per l'attuarsi dell'inversione del rilievo. Avviene cioè che il corso d'acqua impostato lungo l'asse dell'anticlinale riesce a squarciare, prima di quello situato sul fondo della sinclinale, la copertura delle rocce più dure e a raggiungere così quelle più tenere sottostanti, che vengono da questo momento erose con maggior rapidità. In questo modo lo svasamento delle valli anticlinali progredisce assai più celermente, mentre le valli sinclinali, ancora impostate sugli strati duri, restano, per così dire, handicappate e finiscono col ritrovarsi sopraelevate (sinclinali sospese) rispetto alle prime (anticlinali svuotate). A questo punto l'inversione del rilievo si è completata: i rilievi topografici coincidono con i bassi strutturali (sinclinali) e le depressioni vallive con gli alti strutturali (anticlinali). A questo stadio evolutivo il rilievo di tipo giurassico ha raggiunto la fase di maturità del proprio ciclo evolutivo. Nella successiva fase di vecchiaia, anche i rilievi di sinclinale vengono progressivamente distrutti dagli agenti morfogenetici, sino ad arrivare a una rasatura (peneplanazione) della superficie topografica (rilievo giurassico spianato). In questa ultima fase dell'evoluzione, l'esistenza delle pieghe non ha più alcun diretto riscontro morfologico.