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Lessico

sf. [sec. XX; da pianificare]. Regolamentazione secondo un piano organico prestabilito; in particolare: A) razionalizzazione degli interventi pubblici nell'economia al fine precipuo di promuovere lo sviluppo equilibrato di un sistema concretizzantesi nella formulazione di piani. Pianificazione aziendale, processo di formulazione degli obiettivi aziendali e di studio di strategie alternative per raggiungerli. B) Pianificazione scolastica, metodi e ricerca volti a prevedere, in modo coordinato, le forme di espansione dello sviluppo scolastico e a programmare le forme di intervento dell'iniziativa pubblica. La pianificazione scolastica si risolve, quindi, in una politica di piano nel settore scolastico. Le prime esperienze di programmazione scolastica in Italia possono essere periodizzate in due fasi: una preparatoria, che va dal 1958 al 1962, e una operativa comprendente il periodo 1962-66. Negli anni Settanta tali modelli entrano in crisi in quanto in essi erano privilegiati gli aspetti tecnocratici, fondati su procedure centralistiche, che filtravano le proposte delle comunità locali mentre, successivamente, si sono privilegiate le forme partecipative alla cui base c'era una maggiore ripartizione dei poteri. C) Pianificazione automatica, in intelligenza artificiale, l'area di ricerca che ha per scopo la sintesi automatica di piani d'azione mediante i quali un robot può ottenere gli obiettivi desiderati anche in presenza di eventi imprevisti, quali, per esempio, la caduta di un attrezzo, la non corretta orientazione del pezzo da lavorare, ecc. Con la visione e la manipolazione, la pianificazione automatica applica alla robotica le metodologie dell'intelligenza artificiale per giungere alla realizzazione di robot “intelligenti”. D) Pianificazione ambientale, valutazione preventiva dello sviluppo degli insediamenti umani e del loro impatto. A tal fine deve essere adottata una pianificazione che, partendo da un'attenta analisi del territorio, delle sue caratteristiche e delle sue risorse, consenta l'individuazione delle vocazioni di destinazione e la valutazione di diverse opzioni di insediamento in modo da poter identificare le soluzioni ottimali che permettono di realizzare complessi civili e produttivi riducendo al minimo le conseguenti alterazioni dell'ambiente e razionalizzando al massimo lo sfruttamento di risorse naturali. Strumenti operativi della pianificazione ambientale sono la conoscenza dei principali parametri ambientali (geologia, pedologia, idrogeologia, morfologia, ecologia, vegetazione, fauna, clima, ecc.) e antropici (usi del suolo, insediamenti civili e produttivi, viabilità, infrastrutture, ecc.) e la possibilità di loro utilizzazione attraverso specifiche carte tematiche.

Economia

La pianificazione in senso stretto equivale alla programmazione: nei Paesi anglosassoni, in particolare, i termini plan e planning indicano la definizione degli obiettivi e solo talvolta vengono integrati dai termini program e programming o budget e budgeting, per meglio distinguere le fasi di individuazione delle procedure e dei mezzi finanziari atti alla realizzazione degli obiettivi medesimi. Tuttavia, soprattutto in Italia, è invalso nell'uso denominare pianificazione quella posta in essere dai Paesi a economia socialista e programmazione quella posta in essere dai Paesi capitalistici a economia di mercato o mista. Si è preferito cioè definire pianificazione quella obbligatoria (o imperativa o coercitiva), volta a sostituire il meccanismo del mercato e tale appunto in quanto operante in un sistema diretto dal centro e caratterizzato dalla proprietà collettiva dei mezzi di produzione; mentre per programmazione si è intesa la pianificazione indicativa, volta a correggere le scelte del mercato ma non a eliminarle, sia che metta in opera misure d'intervento prevalentemente indirette e a carattere orientativo, come incentivi, disincentivi, freni, ecc. (pianificazione indicativa vera e propria) sia che metta in opera misure più concrete e a carattere più decisamente coercitivo (pianificazione indicativa strumentata o pianificazione normativa). La pianificazione indicativa si qualifica come concertata se attuata attraverso il coordinamento delle decisioni pubbliche e private. La pianificazione è globale o parziale (o settoriale), secondo se riguarda l'intero sistema economico o uno o più settori di esso; regionale, se limitata a una regione (in senso anche non amministrativo) del territorio nazionale; territoriale o urbanistica, se incentrata sull'organizzazione del territorio nel senso di una razionale distribuzione spaziale delle infrastrutture, nonché delle zone industriali, agricole, residenziali e destinate ai servizi pubblici. Dal punto di vista temporale, la pianificazione è a breve termine se le politiche d'intervento si riferiscono a un orizzonte temporale non superiore a un anno; a medio termine se si riferiscono a un orizzonte temporale compreso entro i 10 anni (di solito, la periodicità di 4-5 anni è risultata quella più frequentemente adottata, specie per i piani economici globali); a lungo termine se si riferiscono a un orizzonte temporale superiore ai 10 anni. Si è detto che la pianificazione ha per fine essenziale di guidare lo sviluppo economico e in particolare di favorire l'incremento del reddito e della capacità produttiva del Paese, mediante l'attuazione di investimenti pubblici e/o privati. Tale obiettivo di carattere generale si concretizza in molteplici obiettivi specifici, strettamente connessi alla struttura e al funzionamento del sistema economico, la cui scelta è squisitamente politica. Fra alcuni di tali obiettivi sono per esempio il raggiungimento e il mantenimento di un'elevata occupazione, l'eliminazione di squilibri economici regionali o settoriali, il mantenimento della stabilità monetaria, l'attuazione di una più equa distribuzione dei redditi, l'equilibrio della bilancia dei pagamenti e numerosi altri anche di natura non economica e più spiccatamente sociale. Fra questi obiettivi, non sempre fra loro compatibili, è necessario che l'autorità pubblica scelga chiaramente, pena la non operatività della pianificazione. Dopo la determinazione degli obiettivi generali e specifici di sviluppo economico, le fasi della pianificazione si possono così riassumere: analisi delle tendenze evolutive dei principali aggregati del sistema e loro proiezione nel futuro, ricorrendo a modelli di sviluppo; determinazione degli obiettivi specifici di sviluppo espressi in termini quantitativi e identificazione delle relazioni fra aggregati; determinazione degli obiettivi di produzione per settori, (mediante l'analisi input-output); determinazione della localizzazione territoriale dei nuovi investimenti, elaborazione del programma specifico d'investimenti pubblici e definizione delle misure di politica economica atte a influire sugli investimenti privati; prove di coerenza del piano. Queste fasi sono tipiche della pianificazione di tipo indicativo. Le vicende che, tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta del sec. XX, hanno portato alla caduta di quasi tutti i regimi comunisti, mettendone in luce il fallimento economico, hanno definitivamente evidenziato i limiti della pianificazione coercitiva: essa infatti, intervenendo sul sistema produttivo con forza di legge, avrebbe preteso di determinare rigidamente la quantità e la qualità della produzione da assegnare alle singole imprese, i rapporti tra fattori di produzione e quantità prodotte, i costi di produzione, i mezzi di finanziamento, i prezzi di vendita. Tali vicende, tuttavia, non compromettono la validità concettuale e operativa della pianificazione, che, dopo un periodo di scarsa attenzione da parte di molti Paesi a economia avanzata (fra cui la stessa Italia), ripropone la propria funzione previsionale e, soprattutto, di adeguamento dei processi di sviluppo alle compatibilità territoriali e socio-economiche del sistema. Essa rimane poi fondamentale per i Paesi “emergenti”, dove, pur tra indubbie difficoltà ed errori, ha contribuito a ripercorrere gli itinerari produttivi e insediativi già sperimentati da quelli più evoluti o, nei casi migliori, a impostare nuovi e autonomi modelli di crescita, calibrati sulle risorse locali.

Organizzazione aziendale

Attraverso la pianificazione si definiscono linee-guida strategiche cui tutte le decisioni dovranno essere uniformate, si decide in merito alla destinazione delle risorse e si stabilisce il loro modo di impiego. Questi tre livelli di cui si compone l'unitario processo di pianificazione identificano tre differenti competenze aziendali corrispondenti rispettivamente alla pianificazione strategica, alla pianificazione in senso stretto e alla programmazione, seppur spesso tali espressioni vengano indifferentemente utilizzate come sinonimi. A ciascun livello corrisponde un diverso orizzonte temporale, caratterizzante una distinta fase gestionale, con specifiche problematiche. La pianificazione in senso stretto può essere definita come un processo formalizzato di definizione di obiettivi, fra loro compatibili, a partire dalle limitate risorse disponibili. Il suo grado di efficacia è dato dalla coerenza esistente fra obiettivi e risorse e dal mantenimento delle caratteristiche di sistematicità, flessibilità, adattività e ciclicità. Essa viene attuata attraverso distinte fasi: analisi della situazione, consistente nell'esame dello scenario sia esterno (opportunità e minacce) che interno (risorse e vincoli); diagnosi riguardante la previsione sui futuri accadimenti in modo da estrapolare i fattori critici di successo e individuare i punti di forza e di debolezza dell'azienda; scelta degli obiettivi, con la determinazione del tipo di priorità fra loro instaurabile; valutazione delle possibili alternative con riferimento alle vie da percorrere ai fini del raggiungimento degli obiettivi fissati e dell'eventuale acquisizione di nuove risorse; scelta delle modalità e delle politiche con cui perseguire gli obiettivi; verifica economico-finanziaria dei risultati ottenuti. Il contenuto della pianificazione può avere varia natura in base alla specifica funzione aziendale cui si riferisce; si ha così la pianificazione finanziaria, la pianificazione produttiva, la pianificazione delle vendite, ecc. L'intero processo di pianificazione rappresenta il più importante strumento a disposizione dell'impresa per fronteggiare il rischio economico e la sua utilità cresce all'aumentare della instabilità, dell'incertezza e della variabilità ambientale.

J. Tinbergen, Sviluppo e pianificazione, Milano, 1967; V. Marrama, Problemi e tecniche di programmazione economica, Bologna, 1968; V. Del Punta, Programmazione economica razionale, Firenze, 1970; W. A. Lewis, Principi di programmazione economica, Milano, 1970; G. Donna, La valutazione economica delle strategie d'impresa, Milano, 1992.