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pianofòrte

sm. [sec. XVIII; dalla denominazione originaria “clavicembalo con il piano e il forte”]. Strumento musicale a corde percosse mediante martelletti azionati da una tastiera . Un sistema di leve trasmette il movimento del tasto al martelletto che, dopo aver urtato (e così posto in vibrazione) la corda, ricade indietro (grazie a un dispositivo chiamato scappamento) anche se il tasto è ancora premuto. Le corde sono di acciaio: sono singole o doppie quelle del registro grave, raggruppate a tre quelle dei registri medio e acuto. Ne rinforza le vibrazioni una tavola armonica in legno di abete posta sotto le corde. Corde, tavola armonica, martelletti e meccanismi sono contenuti in una cassa di legno di forma variabile: i tipi più diffusi sono la cassa a forma di arpa posta orizzontalmente (pianoforte a coda) e la cassa rettangolare posta verticalmente (pianoforte verticale). Occorre inoltre ricordare che la vibrazione delle corde è regolata da smorzatori che si sollevano quando viene premuto il tasto e tornano a poggiare sulla corda, soffocando la vibrazione, quando il tasto viene abbandonato. Il meccanismo collegato a uno dei pedali (quello di destra) fa sollevare tutti gli smorzatori, mentre il pedale di sinistra serve a mutare il timbro spostando il martelletto lateralmente in modo che colpisca una sola corda (anziché tre). Alcuni pianoforti hanno un terzo pedale, al centro, che tiene alzati solamente gli smorzatori delle corde poste in quel momento in vibrazione (pedale tonale). Il primo pianoforte fu costruito da Bartolomeo Cristofori alla fine del sec. XVII; ne fornì una prima descrizione Scipione Maffei nel 1711. La novità essenziale rispetto al clavicembalo era determinata dalla possibilità di influenzare la qualità del suono mediante il tocco: esso varia infatti in dipendenza dal modo e dalla velocità con cui il martelletto percuote la corda. Nei due secoli successivi alla sua invenzione lo strumento conobbe notevoli miglioramenti nella meccanica (maggiore sonorità ed estensione della tastiera, ecc.). La diffusione del pianoforte, allora noto come fortepiano, avvenne a partire dalla seconda metà del sec. XVIII; con Mozart, Haydn e, soprattutto, con Clementi il nuovo strumento ebbe una propria letteratura. La sua definitiva affermazione verso la fine del sec. XVIII condusse alla scomparsa del clavicembalo e del clavicordo. Da allora il pianoforte fu lo strumento più diffuso presso i non professionisti, veicolo di trascrizioni di musica di ogni genere, ed ebbe una funzione fondamentale per molti dei maggiori compositori del sec. XIX (da Beethoven a Chopin e Schumann, a Liszt, ecc.). Anche dopo la scomparsa dei protagonisti del pianismo romantico e il relativo ridimensionamento del ruolo del pianoforte nel costume musicale del sec. XX è fiorita una vasta letteratura pianistica, che annovera musicisti come Debussy, Ravel, Prokofev, Stravinskij, Schönberg, Webern, Stockhausen e Boulez, per non citare che i maggiori.