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pielonefrite

sf. [sec. XX; pielo-+nefrite]. Infezione dell'apparato urinario, caratterizzata da lesioni flogistiche e tossiche nel tessuto interstiziale del rene e nel bacinetto. È dovuta all'Escherichia coli ma anche a stafilococco, enterococco, pneumococco, ecc. La via seguita dai germi può essere quella ematogena (discendente), linfatica o ureterale (ascendente). La pielonefrite colpisce con maggior frequenza soggetti diabetici e donne in gravidanza e si associa spesso a ipertensione arteriosa; può avere un decorso acuto o cronico. Nella forma acuta insorge con brividi seguiti da febbre remittente o intermittente, dolore in sede lombare con irradiazione ureterale, pollachiuria e disuria, reperto di pus, sangue e batteri nelle urine. Nella forma cronica, che rappresenta spesso l'esito di un episodio acuto, di stenosi uretrali, di cistiti, di ipertrofia prostatica, si riscontrano modesto e incostante rialzo termico, dolore lombare, disturbi vescicali, presenza di pus e di sangue nelle urine. Nella fase terminale si arriva a insufficienza renale. La diagnosi di pielonefrite acuta è semplicemente clinica, data la peculiarità dei sintomi e può essere confermata dall'esame delle urine con urinocoltura che permette, attraverso l'antibiogramma, di scegliere la terapia antibiotica più adatta. Viceversa la diagnosi di pielonefrite cronica è difficile per la scarsità di elementi clinici e l'incostanza dei reperti urinari. Sono comunque da ricercare attentamente la leucocituria ed eventualmente l'ematuria, mentre parallelamente è opportuno evidenziare possibili alterazioni della funzionalità renale attraverso indagini strumentali. La terapia di entrambe le forme di pielonefrite, acuta e cronica, è antibiotica; nel secondo caso occorre agire anche sulle possibili complicanze e controllare scrupolosamente la funzione renale.