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pilòta

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Lessico

(ant. pilòto), sm. (pl. -i) [sec. XIV; dal bizantino pēdṓtēs, timoniere, da pēdón, remo].

1) Un tempo, chi guidava la nave lungo la rotta stabilita, anche senza averne il comando; aveva compiti analoghi a quelli dell'attuale ufficiale di rotta. Attualmente, ciascuna di quelle persone edotte dei fondali, delle correnti, degli ostacoli, ecc. di un dato luogo, iscritte nella Gente di mare, corporazione dei piloti.

2) In aviazione, chi ha conseguito il brevetto di pilotaggio. In particolare: pilota automatico.

3) Per estensione, chi guida un'automobile, una motocicletta o altro veicolo, specialmente nelle gare sportive: nell'incidente il pilota ha riportato solo leggere ferite.

4) Come agg. inv. posposto, che funge da guida: nave pilota; dispositivo pilota, quello di guida e comando del funzionamento di un sistema o di un impianto; un dispositivo pilota determina quindi la sequenza degli interventi dei vari componenti l'impianto secondo determinati programmi o cicli di lavoro. Per estensione, che costituisce una prima realizzazione sperimentale di metodi e mezzi nuovi destinati a servire di norma per le future operazioni: scuola, fabbrica pilota; impianto pilota, vedi impianto.

Aviazione: generalità

In aviazione, per l'esercizio effettivo delle funzioni è necessaria al pilota apposita licenza, sulla quale vengono annotati i “passaggi”, cioè gli aeromobili per i quali il pilota è autorizzato a esercitare le sue funzioni. I piloti militari vengono selezionati in base a prove psicotecniche e dopo il conseguimento del brevetto, che richiede conoscenze approfondite, oltre che di pilotaggio vero e proprio, di radionavigazione, di meccanica, di aerodinamica, di diritto, ecc., passano alle scuole di specialità (caccia, bombardamento, ricognizione, ecc.). I piloti civili possono conseguire il brevetto attraverso gli aeroclub o nelle scuole istituite dalle compagnie aeree. In ogni caso sia i piloti militari, sia i piloti civili sono tenuti a seguire corsi di perfezionamento presso queste ultime prima di poter sostenere le prove per l'abilitazione al pilotaggio degli aerei di linea.

Aviazione: pilota automatico

Il pilota automatico, "Per lo schema di pilota automatico vedi il lemma del 15° volume." o autopilota, è un congegno che permette a un velivolo di seguire una rotta prefissata e predeterminate procedure di volo senza l'intervento del pilota umano sui comandi. Elementi fondamentali di qualsiasi pilota automatico sono i giroscopi che, date le loro proprietà, forniscono un riferimento costante durante il volo. Facendo sostanzialmente pervenire i segnali di un girodirezionale e di un orizzonte artificiale, invece che ai quadranti degli strumenti, ai servocomandi delle superfici di governo (che possono essere pneumatici, elettrici od oleodinamici), il velivolo può essere mantenuto automaticamente su una rotta assegnata, mentre la ricezione di segnali provenienti da emittenti di terra opportunamente elaborata dal pilota automatico o l'inserimento nel medesimo di istruzioni fornite dal pilota umano consentono di far eseguire al velivolo le manovre desiderate. I moderni piloti automatici sono congegni estremamente perfezionati che vengono utilizzati, oltre che per mantenere un velivolo su una predeterminata rotta, per fargli eseguire salite e discese con velocità verticali e sulla traiettoria assegnata, per fargli mantenere velocità e numeri di Mach di volo prestabiliti, e che consentono anche l'esecuzione completamente automatica delle manovre di avvicinamento alla pista e anche di atterraggio, evidentemente pure in assenza totale di visibilità. La vitale importanza delle funzioni del pilota automatico ha portato, nelle installazioni per l'avvicinamento e l'atterraggio automatico, alla sua triplicazione e a tecniche per l'esclusione automatica del complesso che dovesse andare accidentalmente in avaria, in modo da escludere praticamente il pericolo che il sistema di controllo del velivolo possa venire a mancare in questa delicatissima fase del volo. Dalla seconda metà degli anni Ottanta del sec. XX con il progresso della tecnica elettronica, sono stati ideati e sperimentati tipi di pilota automatico sempre più raffinati, sia in campo civile sia militare. Cenno particolare meritano quei sistemi utilizzati su aerei intrinsecamente instabili (General Dynamics F 16, Airbus A 320) nei quali il pilota non ha controllo diretto delle superfici aerodinamiche, ma tutti i suoi comandi vengono filtrati da appositi calcolatori (in genere tre serie che operano in parallelo) che ne adattano l'effettiva azione al particolare stato (energetico, di configurazione, di fase di volo) dell'aeromobile in quel momento. Alcuni di questi aeromobili (F 16), in caso di avaria totale di questi sistemi di pilota, sono destinati al collasso totale in pochi secondi. Inoltre continua la tendenza, specie sugli aerei militari, a delegare ad apparati (di cui il pilota automatico non rappresenta che una sezione) vari compiti, come per esempio seguire traiettorie di ricerca naufraghi, eseguire profili di attacco o manovre preimpostate (per esempio evasive) sfruttando al massimo le capacità del mezzo. Per gli aeromobili civili la più classica è il cosiddetto go around, o riattaccata, che consiste nella possibilità per il pilota di portare automaticamente l'aeromobile, mediante la pressione di un pulsante, nelle condizioni ottimali di salita (velocità, assetto, configurazione aerodinamica, potenza) in caso di un'emergenza nelle fasi di avvicinamento o atterraggio.

Marina

Il pilota si imbarca temporaneamente (in alcuni casi obbligatoriamente, in altri a richiesta) per coadiuvare il comandante della nave nelle acque dei porti, durante le manovre di entrata e uscita, nei canali, ecc. Durante la sua permanenza a bordo, fa parte dell'equipaggio (art. 316 Codice della Navigazione) ed è equiparato al primo ufficiale (art. 321 Codice della Navigazione). Risponde dei danni subiti dalla nave durante il pilotaggio, se questi sono dovuti all'inesattezza delle informazioni e delle indicazioni da lui fornite per la determinazione della rotta e per la manovra. Il pilota marittimo di professione viene nominato, in seguito a concorso, dal comando del compartimento marittimo e deve avere al suo attivo almeno sei anni di navigazione.