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pinna

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Lessico

sf. [sec. XVIII; dal latino pinna, penna].

1) Appendice laminare, a funzione prevalentemente dinamica e stabilizzatrice, tipica dei Pesci e di alcuni Tetrapodi adattati alla vita acquatica (certi Cheloni, Carnivori Pinnipedi, Cetacei, Sirenidi).

2) Per analogia: A) negli sport subacquei, la calzatura di gomma a forma di pinna di pesce, molto flessibile e allungata, che serve a rendere più veloce e agile la nuotata. B) Nella costruzione navale, ciascuna di quelle appendici che sporgono dalla carena, di superficie relativamente modesta, che assolvono a funzioni diverse (per esempio, pinna di deriva). Pinna stabilizzatrice, "Per l'impianto vedi disegno al lemma del 15° volume." dispositivo applicato alla carena delle navi per ridurre il rollio; strutturalmente simili a un timone compensato, le pinne sono poste in prossimità del ginocchio, vicine alla sezione maestra; sono generalmente del tipo rientrabile e la loro azione è comandata da un impianto giroscopico che fa variare l'incidenza delle pinne così da generare un movimento che si oppone al movimento di rollio stabilizzando la nave fino a 1/4 dell'ampiezza di oscillazione. C) Negli aeroplani, superficie che raccorda il bordo d'attacco dei piani di coda (generalmente del verticale) alla fusoliera, o che è applicata al ventre della medesima, e che consente di migliorare sensibilmente le doti di stabilità e di controllabilità del velivolo ai massimi valori degli angoli di derapata e di incidenza.

3) Nelle fortificazioni romane, elemento sporgente dalle mura o dai terrapieni a difesa dei combattenti; merlatura. Lett., guglia, pinnacolo: “Su l'ultima / pinna dell'ultima torre” (Pascoli).

4) Ciascuna delle due facce laterali, molli e cartilaginee, della parte inferiore del naso; quelle dell'uomo sono più comuni dette ali.

Zoologia

Le pinne sono strutture che agiscono da stabilizzatori e da organi direzionali dei movimenti propulsivi degli organismi acquatici. Nei Pesci si distinguono pinne impari, dorsali, caudale e anale e pinne pari, pettorali e ventrali. Le pinne impari si ritengono derivate da un'unica plica cutanea verticale, continua, che segue il margine dorsale del corpo, circonda l'apice caudale e risale il margine ventrale fino all'apertura anale. Questa condizione primitiva rimane a volte definitiva (per esempio anguilla), a volte si osserva transitoriamente in stadi di sviluppo giovanile di altri pesci. Più comunemente la pinna impari unica si segmenta a formare da una a tre dorsali, una caudale, una o due anali. Le pinne anali e dorsali possono presentare le più ampie variazioni di forma, posizione, sviluppo oltre che i più diversi adattamenti, trasformandosi in organi vulneranti, prensili, adesivi, tattili, di richiamo, ecc. La pinna caudale, "Per vari tipi di pinna caudale vedi il lemma del 15° volume." che è la più importante agli effetti della propulsione, presenta, nelle sue forme fondamentali, differenze di un certo interesse filogenetico: nella forma più primitiva, che si osserva nel corso dello sviluppo embrionale di alcuni pesci, la colonna vertebrale si porta diritta fino alla estremità caudale del corpo e la pinna si sviluppa simmetricamente sopra e sotto di essa (coda o pinna dificerca). Da quest'ultima deriva la coda o pinna eterocerca in cui la colonna vertebrale si piega distalmente verso l'alto nel lobo dorsale della pinna caudale che assume uno sviluppo maggiore. Questo tipo di coda è attualmente conservato nei Condritti e, tra gli Osteitti, negli Acipenseridi. Nei Teleostei i lobi caudali tornano a essere simmetrici, ma le ultime vertebre sono ancora deviate verso l'alto (coda o pinna omocerca). Infine, nei Dipnoi, la pinna caudale è ridotta e sostituita da parti terminali simmetriche della dorsale e dell'anale (coda gefirocerca). Le pinne pari deriverebbero anch'esse da due pliche cutanee a decorso longitudinale, latero-ventrale: le pettorali e le ventrali sono omologhe agli arti dei Tetrapodi e come questi connesse rispettivamente a un cinto scapolare e a uno pelvico. Negli Elasmobranchi e in parecchi Osteitti le pinne ventrali sono in posizione posteriore, ma in molti Teleostei possono trovarsi a livello delle pettorali o più anteriormente; a volte sono assenti. La forma più primitiva di pinna pari, osservata in un elasmobranco fossile, non differiva fondamentalmente da quella delle pinne impari (lamina a larga base di impianto sostenuta da numerosi raggi). Da questa sarebbe derivata la pinna pari dei Selaci, con base più stretta e scheletro meglio articolato, quindi più mobile: tale pinna porta in genere una sola serie di raggi, disposti da un solo lato del suo asse (arto uniseriale). Invece in alcuni Dipnoi, nei Crossopterigi e in alcuni Elasmobranchi fossili, l'arto porta raggi su ambo i lati dell'asse (arto biseriale). L'arto dei Tetrapodi dovrebbe essere derivato da una pinna uniseriale con asse centrale piuttosto corto, di pochi elementi, come si trova in alcuni Crossopterigi fossili. Anche nelle pinne pari si può trovare un gran numero di modificazioni nelle varie specie ittiche in rapporto al tipo di locomozione (reptazione, marcia, volo planato) o ad adattamenti a funzioni tattili, di cattura, difesa, accoppiamento, ecc. § Nei Tetrapodi le pinne sono arti trasformati per adattamento al nuoto: sono trasformati in pinne tutti e quattro gli arti in alcuni Cheloni e nei Carnivori Pinnipedi; una sola coppia di pinne pari si trova nei Cetacei e nei Sirenidi, per regressione degli arti posteriori. Questi ultimi mammiferi acquatici sono provvisti inoltre di una pinna caudale cutanea disposta orizzontalmente e talora (per esempio delfini) anche di una pinna dorsale cutanea.