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piscicoltura

(anche pescicoltura), sf. [sec. XIX; dal latino piscis, pesce+coltura]. Insieme delle attività comprese nell'acquicoltura che hanno come fine la riproduzione e l'allevamento di pesci in bacini artificiali. La piscicoltura, che viene praticata quasi esclusivamente nelle acque dolci, ha due scopi: il ripopolamento di corsi d'acqua e di bacini lacustri soggetti a pesca indiscriminata e la produzione intensiva di pesci da immettere sul mercato. I pesci che più si prestano all'allevamento sono i Ciprinidi (per esempio carpe e tinche) e i Salmonidi (per esempio trote e coregoni), per i quali si adottano tecniche diverse. Per le carpe si utilizzano in genere vasche con caratteristiche ben definite: quelle per la frega hanno acqua bassa (30-40 cm) e sono ricche di vegetazione; quelle di primo e secondo allevamento variano in dimensioni e altezza dell'acqua che giunge fino a 1 m. La bassa profondità dei bacini di frega permette all'acqua di raggiungere temperature prossime ai 22 ºC nei mesi tardo-primaverili, favorendo la nascita degli avannotti, mentre il gran numero di uova deposte da una femmina (un esemplare da 1 kg può deporne ca. 100.000) rende superflua la fecondazione artificiale e compensa l'alto tasso di mortalità che si registra durante lo sviluppo. Raggiunta una certa dimensione, i pesci vengono trasferiti in bacini chiusi e nei luoghi di ripopolamento. Nella Pianura Padana e nelle regioni asiatiche in cui è notevolmente sviluppata la coltura del riso, l'allevamento di carpe e tinche viene praticato anche in risaia, dove i pesci possono trovare abbondante nutrimento naturale. Condizioni molto diverse richiede invece l'allevamento delle trote: acque fresche, limpide e molto ossigenate e, dato il piccolo numero di uova deposte, fecondazione artificiale, che ha lo scopo di portare a ca. l'80% il numero di uova in grado di schiudersi, contro il 10-15% che si avrebbe in natura. La fecondazione artificiale viene eseguita generalmente “a secco”, spremendo cioè sulle uova raccolte in una bacinella asciutta il liquido seminale del maschio; le uova fecondate vengono quindi poste in incubatoi nei quali circola senza interruzione l'acqua, la cui temperatura è mantenuta costantemente intorno ai 10 ºC. Subito dopo la schiusa, il sacco vitellino presente negli avannotti sopperisce all'alimentazione per alcuni giorni, dopo di che si passa all'alimentazione artificiale, costituita inizialmente da sostanze diverse finemente triturate (milza, cervella, sangue cotto, uova sode, ecc.) e quindi da ritagli e scarti di macelleria e pescheria integrati da mangimi bilanciati. Una serie di vasche via via più grandi accoglie i giovani pesci durante il loro sviluppo, finché questi, raggiunte le dimensioni ottimali, vengono immessi direttamente sul mercato o trasferiti nei luoghi di ripopolamento. Metodo analogo si adotta per tutti gli altri pesci (per esempio persico, luccio) dei quali si vuole realizzare il ripopolamento, ponendo cura nella scelta dei riproduttori, del periodo di riproduzione e della temperatura e velocità di circolazione dell'acqua negli incubatoi.