populismo

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Politica

sm. [sec. XX; dall'inglese populism, dal latino popŭlus, popolo]. Movimento politico-culturale sviluppatosi in Russia nella seconda metà del sec. XIX che individuava nei contadini, le cui comunità conservavano lo spirito collettivista, la forza rivoluzionaria capace, sotto la guida degli intellettuali, di sovvertire il sistema autocratico dello zar e la struttura del latifondo passando direttamente al socialismo senza bisogno della fase capitalista propria dell'industrializzazione. Secondo la parola d'ordine Narod (verso il popolo), lanciata da A. I. Herzen sulla rivista Kolokol, molti populisti e in primo luogo N. G. Černyševskij e P. Lavrov (i teorici, con Herzen, del movimento), esercitarono opera di predicazione e agitazione nelle campagne ma senza successo. Altri gruppi populisti svilupparono, invece, posizioni estremiste di tipo nichilista. L'organizzazione Zemlja i Volja (Terra e Libertà), sorta nel 1877, si scisse due anni dopo in due gruppi: Narodnaja Volja (Volontà del popolo), che perseguiva un programma politico relativo alla libertà e alla Costituzione attraverso il terrorismo, e Cërnyi Peredel (Distribuzione delle terre nere), che sottolineava le rivendicazioni sociali. Il movimento populista, già in crisi per l'affermarsi delle idee marxiste, che individuavano nella classe operaia la protagonista del processo rivoluzionario, ebbe fine nel 1881 per le dure repressioni poliziesche seguite all'attentato di Vera Zasulič contro il capo della polizia di Pietroburgo e l'uccisione dello zar Alessandro II. Tentativi di riaffermazione del populismo si ebbero con la congiura per l'uccisione di Alessandro III, che non andò a effetto e che portò all'impiccagione, fra gli altri, del fratello di Lenin, Aleksander Uljanov. Al populismo si andò sostituendo con altro rigore il socialismo rivoluzionario, che pur trasse qualche insegnamento specie dalle teorie cospirative di P. N. Tračev.

Letteratura

Le idee populiste trovarono premesse ed echi anche in letteratura. Centri di dibattiti intellettuali furono le riviste Annali patri e Il contemporaneo con scritti e articoli di N. A. Nekrasov, Saltykov-Ščedrin, N. G. Černyševskij, N. A. Dobroljubov e altri, mentre temi cari alla sociologia populista improntarono opere di altissimo livello come Povera gente di Dostoevskij, Un nido di nobili di Turgenev e I signori Golovlëv di Saltykov-Ščedrin, Mille anime di A. F. Pisemskij. Altre opere, aspre nella denuncia della miseria in cui viveva il popolo, contribuirono a svegliare le coscienze, anche se a rigore non più il popolo era in esse stimolato a diventare l'alfiere della libertà, ma era visto come una mera forza d'urto ancora una volta guidata dall'intelligencija che affidava all'intellettuale quel compito guida cheil marxismo voleva invece interamente consegnato al popolo. Una eco tardiva della letteratura populista russa si ebbe in Francia a cavallo delle due guerre mondiali. Nel 1929 si affermò una corrente populista a opera di scrittori e artisti capeggiati da G. Duhamel e J. Romains, decisi a reagire all'iperintellettualismo mondano della letteratura dell'epoca ricorrendo alla descrizione minuziosamente realistica della vita quotidiana di personaggi popolari. Vi appartennero L. Lemonnier, A. Thérive, R. Roussel. Altri scrittori ne adottarono i principi, come E. DabitH. Poulaille e J. Prévost.

Bibliografia

W. Giusti, Due secoli di pensiero politico russo, Firenze, 1943; A. Koyré, Ètudes sur l'Histoire de la pensée philosophique en Russie, Parigi, 1950; F. Venturi, Il populismo russo, Torino, 1952; A. Walicki, Marxisti e populisti: il dibattito sul capitalismo, Milano, 1973; O. Ianni, La fine del populismo in Brasile, Milano, 1974; V. Tardovskaja, Il populismo russo, Roma, 1975.

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