pròteo

sm. [sec. XIX; dalla divinità omonima]. Anfibio urodelo (Proteus anguinus) della famiglia dei Proteidi, unico rappresentante del suo genere. Lungo fino a 30 cm, ha un corpo cilindrico molto sottile, con testa allungata recante le branchie esterne, di un colore rosso vivo; le zampe, molto brevi, recano 3 dita nel paio anteriore, 2 in quello posteriore; la lunga coda, appiattita, presenta una sorta di pinna. Il corpo è privo di pigmento, fatto questo legato al particolarissimo habitat dell'animale, che vive nelle acque sotterranee delle zone carsiche; pur essendo piuttosto raro, lo si trova nelle grotte, soprattutto costiere, di Slovenia, Istria, Bosnia, Croazia, Montenegro; in Italia è presente nella Venezia Giulia orientale e nelle Prealpi Venete dove sembra sia stato importato nella metà del sec. XIX. L'ambiente in cui vive è tale da rendere difficile lo studio di questo anfibio; si sa che si nutre in prevalenza di crostacei e di turbellari e che si riproduce deponendo un grappolo di alcune decine di uova. Il fatto che in cattività generalmente partorisce larve già ben formate ha fatto ritenere per lungo tempo che fosse una specie vivipara. La larva, lunga ca. 2 cm, assomiglia nel complesso all'adulto, presenta occhi ben formati che poi regrediscono nell'adulto, probabilmente per l'adattamento all'oscurità ambientale. In quanto forma larvale (branchiata) capace di riprodursi, il proteo viene spesso citato come esempio di neotenia. In effetti, al contrario di quasi tutti gli Anfibi Urodeli neotenici, esso manca totalmente della forma adulta, che non acquisisce neanche in seguito a somministrazione massiccia di estratti tiroidei ed è perciò più corretto parlare del proteo come esempio tipico di pedogenesi obbligatoria.

Trovi questo termine anche in:

Quiz

Mettiti alla prova!

Testa la tua conoscenza e quella dei tuoi amici.

Fai il quiz ora