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pròtesi

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Lessico

sf. [sec. XVI; dal greco próthesis, da protíthēmi, da pró, davanti+títhēmi, collocare].

1) Dispositivi, più o meno complessi, atti a sostituire almeno parzialmente la funzionalità di porzioni del corpo umano che non siano più in grado di operare correttamente.

2) Nelle basiliche paleocristiane, piccolo ambiente, per lo più a pianta quadrata, posto sul lato sinistro dell'abside dalla parte opposta al diaconico, forse adibito a sagrestia. Di origine orientale (Siria), in Italia fu adottata nell'architettura ravennate (S. Vitale).

3) In fonetica, fenomeno per cui all'inizio di parola si sviluppa un suono non etimologico e senza valore morfematico: si è spesso verificato in latino volgare soprattutto davanti a s seguita da consonante (spiritus>ispiritus, da cui il francese esprit e in particolari condizioni l'italiano ispirito). Normale è in greco la protesi davanti a un'originaria r iniziale (greco o-régō di fronte al latino regō).

Medicina: generalità

"Per la classificazione vedi tabella al lemma del 16° volume." Le varie protesi realizzabili si possono raggruppare secondo il tipo di funzione che esse compiono "Per la classificazione delle protesi vedi la tabella a pg. 54 del 18° volume." in ausilio o in sostituzione di organi la cui funzione è compromessa. La realizzazione di protesi installate sul corpo umano è molto complessa in quanto esse devono soddisfare i seguenti principali requisiti: compatibilità biologica, assenza di danneggiamenti a carico dell'organismo, rumorosità contenuta, indipendenza del funzionamento dalla direzione dell'accelerazione di gravità, affidabilità di funzionamento elevate, costi contenuti di costruzione e di inserimento nell'organismo, rispondenza morfologica, se del caso, all'organo sostituito. Non tutti i materiali (metalli, materie plastiche, gomme naturali, ecc.) possono essere messi a contatto con i tessuti dell'organismo, ma solo alcuni vengono tollerati e accettati da esso e non generano nel tempo irritazioni, degenerazioni e altri processi potenzialmente pericolosi; le protesi che richiedono la maggior accuratezza nella scelta dei materiali biocompatibili sono quelle cardiovascolari. Le protesi possono essere esterne o interne: le prime sono permanenti quando vengono impiantate sul corpo o comunque vengono utilizzate in continuità (per esempio le protesi sensoriali, gli arti artificiali), oppure temporanee quando sostituiscono la funzione di un organo per un periodo più o meno breve; le protesi interne sono passive quando sostituiscono una parte di tessuto (per esempio vene) o servono a rafforzare una struttura anatomica (per esempio chiodi o graffe inseriti in ossa fratturate), oppure attive, quando sostituiscono o aiutano la funzionalità di un organo (per esempio cuore artificiale). Le protesi più diffusamente impiegate sono quelle sensoriali, ortopediche e ortodontiche.

Medicina: protesi sensoriali

Le protesi sensoriali sono concepite per supplire al funzionamento inadeguato o del tutto mancante dei sensi. Molti sforzi sono compiuti per lo sviluppo di protesi per la vista: la strada più seguita è quella di “visualizzare” le immagini esterne mediante emissione di onde (simili a quelle radar) la cui riflessione viene trasformata in un segnale traducibile in impulsi nervosi decifrabili come immagini reali da parte del cervello; tuttavia, si deve ancora ricorrere a protesi esterne permanenti passive con funzione puramente estetica (occhi artificiali). I pazienti con cataratta possono ritornare a vedere gli oggetti in modo nitido sottoponendosi a un intervento chirurgico volto a posizionare un cristallino artificiale al posto di quello malato. Una speciale lente intraoculare è inoltre in grado, una volta inserita al posto del cristallino malato, di correggere anche la presbiopia. Protesi invece largamente utilizzate sono quelle relative al ripristino della funzione uditiva. Gli apparecchi esistenti consentono di recuperare almeno parzialmente l'udito a patto che l'apparato cocleare dell'orecchio sia funzionante. Si tratta in altri termini di amplificatori in grado di trasmettere all'orecchio un suono amplificato: perché la percezione uditiva possa avere luogo è necessario che l'orecchio interno con le sue strutture cocleari sia anatomicamente integro e quindi capace di fungere da trasduttore e inviare ai centri cerebrali adeguati impulsi nervosi. Nei casi nei quali la coclea appare molto deteriorata o distrutta, come avviene nelle forme di grave sordità percettiva, questi tipi di protesi non possono naturalmente servire. Nei cosiddetti “sordi totali” le possibilità di recupero dell'udito, anche minimo, sono legate alla realizzazione di un particolare apparato protesico in grado di stimolare direttamente il nervo uditivo con un'opportuna corrente elettrica superando quindi anche la barriera funzionale costituita dalla coclea lesionata. Gli studi sono decisamente avviati alla soluzione di questo arduo problema tecnico. Si è infatti realizzato un apparecchio che funziona da coclea e che viene posto al di fuori dell'organismo, mentre sottilissimi elettrodi posti direttamente a contatto del nervo lo stimolano elettricamente. Questi impianti cocleari offrono la possibilità al sordo profondo di percepire segnali acustici che, pur essendo ancora molto diversi dai suoni ambientali normali, permettono di entrare in rapporto acustico con il mondo esterno.

Medicina: protesi esterne

Le protesi per gli arti si suddividono in protesi degli arti superiori e degli inferiori: le prime (braccia artificiali) hanno principalmente funzione di presa; le seconde (gambe artificiali) servono a ripristinare la funzione di deambulazione. Oltre alle protesi passive o parzialmente attive, ossia realizzate in modo da raffigurare l'arto (o la sua parte distale), oppure provviste di snodi e di articolazioni meccaniche comandabili per azione diretta di una mano, esistono protesi automatizzate. I principali problemi di queste ultime risiedono nei dispositivi di controllo e nelle sorgenti che forniscono l'energia per il movimento. Il controllo viene ottenuto, nei dispositivi più avanzati, prelevando segnali mioelettrici (attività elettrica muscolare) in posizione prossima a quella della zona amputata e allenando il soggetto portatore a “comandare” il movimento della protesi. Si sono ottenuti, con tali principi, risultati assai validi come la possibilità di prendere oggetti anche fragili, spostarli, eseguire montaggi meccanici semplici e altro. Nel caso degli arti inferiori è possibile ripristinare una deambulazione molto prossima alla normale tenendo conto, dove possibile, anche del tipo di terreno. § Le protesi ortodontiche hanno raggiunto notevole perfezione tecnica non solo per quanto riguarda l'aspetto estetico ma anche per il ripristino della funzionalità masticatoria. Si distinguono: protesi esterne mobili, che sostituiscono uno o più denti oppure l'intera arcata dentaria, costituite da una placca di supporto dei denti artificiali (in materia plastica o in ceramica) eseguita in materiale biocompatibile; queste vengono fissate ai denti superstiti con ganci oppure, in totale mancanza di denti, appoggiate sulle gengive. Le protesi fisse sono del tipo endodentale, nelle quali un perno metallico supportante il dente artificiale viene fissato nella radice sana del dente (o dei denti vicini, a creare un ponte), oppure endo-ossee, nel qual caso una placchetta metallica, recante perni per il fissaggio dei denti artificiali, viene impiantata direttamente sulle ossa mascellari con una tecnica particolare detta implantologia. § Le protesi esterne temporanee sono costituite da dispositivi di diverso genere con funzioni per lo più terapeutiche o legate a particolari momenti degli atti chirurgici. Di uso ospedaliero sono i reni artificiali, mentre la respirazione e la circolazione assistita sono adottate in tutti i casi in cui si richieda la continuità di tali funzioni, in particolare negli interventi sul sistema cardiovascolare.

Medicina: protesi interne

Le protesi interne passive sono costituite da tessuti di sostituzione di quelli naturali: vi sono ossa artificiali, usate normalmente per sostituire parti lese o asportate della scatola cranica e per l'attacco del femore; protesi mammarie in gel di silicone e in olio di soia che, inserite per via ascellare o attraverso una piccola incisione nella parete inferiore dell'areola, aumentano il volume del seno o ricostruiscono la mammella asportata con un intervento chirurgico. Vi sono inoltre vasi artificiali e valvole cardiache artificiali. Queste ultime, pur essendo passive, cioè non dotate di una dinamica propria, compiono un'importante interazione con il sangue permettendo un corretto pompaggio da parte dei ventricoli cardiaci. Se ne distinguono essenzialmente due tipi: quelle sintetiche, metalliche,dotate di notevole resistenza e durevolezza, ma che richiedono una terapia anticoagulante per la tendenza del materiale a formare trombi sanguigni, e quelle cosiddette biologiche derivate da tessuti animali (di suino o bovino) che non necessitano di terapia anticoagulante ma che non danno sufficienti garanzie per quanto riguarda la durata. Come per quelle cardiache, esistono protesi vascolari biologiche e sintetiche; le prime possono essere a loro volta distinte in autologhe (dello stesso individuo), omologhe (per esempio vene prelevate da cadavere) ed eterologhe (di bovino). Le più usate sono le autologhe (soprattutto la safena) perché resistenti alle trombosi e alle infezioni ed esenti da problemi di ordine immunitario (rigetto). Le protesi sintetiche sono realizzate con materiali come il dacron e il politetrafluoroetilene espanso che costituiscono l'impalcatura sulla quale, durante i primi mesi dal trapianto, si forma il rivestimento naturale dell'arteria fatto di cellule, fibrina e collagene. L'impianto di queste protesi può provocare l'insorgenza di un'infezione che può attecchire sul materiale non biologico richiedendone la pronta asportazione chirurgica. § Le protesi interne attive sono quelle più complesse in quanto assommano i problemi sia di tollerabilità dei materiali sia di autonomia di funzionamento (vedi pace-maker e cuore artificiale).