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precipitazióne

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Lessico

sf. [sec. XIV; da precipitare].

1) Atto ed effetto del precipitare; la cosa, la sostanza che precipita; ma si usa solo in determinate accezioni scientifiche: A) in meteorologia, fase terminale del ciclo dell'acqua nell'ambito del mezzo aereo. B) In chimica, operazione con la quale si provoca, in seno a una soluzione, la formazione di un solido insolubile che si separa dalla soluzione stessa e prende il nome di precipitato. C) In metallurgia, precipitazione strutturale, fenomeno che dà luogo alla separazione di particelle eterogenee da una matrice metallica; si origina in seguito alla realizzazione di condizioni di instabilità della struttura della matrice, strettamente legate alla composizione chimica del materiale metallico, alla temperatura e al tempo di trattamento. Questi parametri condizionano a loro volta la composizione chimica della fase che precipita, le sue dimensioni e la distribuzione e di conseguenza le proprietà finali del metallo o della lega.

2) Fig., fretta avventata ed eccessiva nell'agire o nel decidere: la questione va affrontata senza precipitazione; tutta questa precipitazione può essere dannosa.

Meteorologia: generalità

Qualsiasi forma liquida o solida che assume il vapor d'acqua atmosferico e che, proprio a causa di questa forma liquida o solida, cade dall'atmosfera al suolo. Le precipitazioni possono manifestarsi in forma di gocce d'acqua (pioggia) o di cristalli di ghiaccio (neve e grandine) ma rientrano in esse anche altri fenomeni atmosferici, quali la rugiada, la brina, la calaverna, il gelicidio, che pur formandosi al suolo o negli strati di aria immediatamente a contatto con il terreno, sono prodotti dalla condensazione del vapor acqueo atmosferico. I diversi tipi di precipitazione dipendono dalle dimensioni delle goccioline di nube, dall'andamento dei moti d'aria all'interno delle nubi e dalla presenza o meno di particelle capaci di fungere da nuclei di solidificazione. Solitamente precipitazioni intense e di relativa breve durata (temporali e rovesci) sono associate a nubi cumuliformi, interessate da rapidi moti ascendenti, mentre precipitazioni persistenti e spesso leggere sono legate a nubi stratiformi, interessate da lenti movimenti a prevalente componente orizzontale.

Meteorologia: distribuzione delle precipitazioni

La distribuzione delle precipitazioni è messa in evidenza dalle linee isoiete che congiungono i luoghi con la stessa quantità annua di precipitazioni; si nota così che l'andamento delle precipitazioni è in relazione con la distribuzione delle aree continentali e marittime, e con la posizione delle catene montuose. La quantità di precipitazioni che cade sulla superficie terrestre in un anno è mediamente compresa tra 250 e 2000 mm; tuttavia in molte località la piovosità si scosta notevolmente da questi limiti. I massimi si registrano nelle aree delle calme equatoriali (Conakry, Guinea, 4802 mm), nell'area monsonica dell'Asia meridionale (Cherrapunji, 11.420 mm, valore massimo assoluto), e nelle zone cicloniche dell'Alaska, dell'Islanda, della Scandinavia. I minimi si hanno in corrispondenza delle regioni circumpolari ad alte pressioni (Verhojansk, Siberia, 126 mm), nelle regioni tropicali anticicloniche (Sahara, 104 mm), nella costa occidentale del Cile (Copiapo, 8 mm, minimo assoluto). In Italia la distribuzione delle precipitazioni è influenzata dalla presenza dei sistemi montuosi alpino e appenninico; valori massimi annui si registrano nel Friuli (Plezzo, 2741 mm). Per quanto riguarda la ripartizione delle precipitazioni nell'anno, si distinguono sei regimi pluviometrici principali: il regime tropicale, diviso a sua volta in tre tipi (equatoriale, subequatoriale, subtropicale), dipende quasi esclusivamente dalla latitudine e le precipitazioni seguono lo spostamento delle basse pressioni nel corso dell'anno; il massimo della piovosità si ha dopo il passaggio del Sole allo zenit (precipitazioni zenitali); il regime mediterraneo, proprio delle zone tra 30 e 45º di latitudine N, risente soprattutto dello spostamento durante l'anno del grande anticiclone tropicale; è caratterizzato da una stagione secca estiva e da una piovosa invernale; il regime desertico è caratterizzato da piovosità scarsissima per la costante presenza di situazioni anticicloniche; il regime delle alte latitudini, nettamente influenzato dalla distribuzione delle terre e dei mari, può essere suddiviso in tre tipi (continentale, oceanico, di transizione); non esiste praticamente una stagione secca, ma le precipitazioni si distribuiscono in tutto l'anno, con punte estive per il tipo continentale e invernali per il tipo oceanico; il regime monsonico, direttamente in relazione con l'andamento stagionale dei monsoni; il regime polare, proprio delle regioni oltre il 60º di latitudine, è caratterizzato da scarsità di precipitazioni distribuite in tutto l'anno.

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