pressióne (fisiologìa)

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forza premente esercitata dal sangue sulla parete dei vasi arteriosi e venosi che si distingue in pressione arteriosa e pressione venosa.

Pressione arteriosa

La pressionearteriosa deriva essenzialmente dalla forza di contrazione del miocardio; essa aumenta e diminuisce ritmicamente nel tempo in relazione al ciclo cardiaco. Si distinguono pertanto: la pressione sistolica o massima, che corrisponde al massimo valore raggiunto dalla pressione durante un intero ciclo cardiaco; tale valore è espressione della distensibilità della parete arteriosa; la pressione diastolica o minima, cioè il valore minimo raggiunto dalla pressione arteriosa durante un intero ciclo cardiaco, in particolare alla fine della diastole; fornisce un'indicazione della quantità di sangue che resta nelle arterie durante la diastole; la pressione differenziale o pulsatoria, che corrisponde alla differenza tra la massima e la minima e fornisce un'indicazione sul flusso del sangue; la pressione media, che non è la media aritmetica tra la massima e la minima, ma corrisponde alla media tra tutti i valori che la pressione assume durante un intero ciclo cardiaco; in generale essa viene a corrispondere alla pressione diastolica aumentata di 1/2-1/3 della pressione differenziale. Nell'uomo adulto la pressione nell'aorta e nelle altre grosse arterie presenta di norma valori massimi (pressione sistolica) intorno a 120 mm di Hg e valori minimi (pressione diastolica) intorno a 70 mm di Hg. La pressione differenziale è dunque intorno a 50 mm di Hg. Accanto a queste oscillazioni dovute al ciclo cardiaco (dette oscillazioni di I ordine) la pressione arteriosa presenta altre variazioni ritmiche nel tempo (dette oscillazioni di II e di III ordine). Le oscillazioni di II ordine sono più lente di quelle di I ordine e sono correlate con i movimenti respiratori: la pressione aumenta infatti in fase inspiratoria come conseguenza della diminuita pressione intratoracica, del ritorno venoso e della frequenza cardiaca, mentre diminuisce in fase espiratoria. Le oscillazioni di III ordine sono più irregolari e più lente di quelle di II ordine, ripetendosi con una periodicità di qualche minuto. I principali fattori anatomo-fisiologici che determinano la pressione nelle arterie sono: la gittata cardiaca, cioè la quantità di sangue che viene posta in circolo nell'unità di tempo; poiché la gittata dipende dalla frequenza cardiaca, si comprende come un aumento di quest'ultima comporti un aumento della pressione arteriosa; i caratteri geometrici del circolo, in particolare il calibro vasale e le resistenze periferiche arteriolari. A parità di gittata cardiaca l'aumento delle resistenze periferiche conseguente a vasocostrizione provoca un relativo aumento pressorio; il volume del sangue: questo fattore assume importanza nel determinismo della pressione in tutte le sezioni del circolo, cioè a livello sia arterioso sia venoso, tuttavia l'estrema adattabilità del letto venoso alle variazioni di volume del sangue circolante fa sì che la pressione arteriosa risenta di cambiamenti della volemia solo in casi di improvvise o massive variazioni (per esempio in seguito a emorragie rapide e copiose); la viscosità del sangue, la quale dipende dal numero dei globuli rossi. La pressione decresce progredendo dall'aorta fino alle grandi vene, poiché l'energia che la pressione stessa rappresenta viene spesa progressivamente per vincere la resistenza offerta dai vasi al flusso sanguigno. Tale resistenza dipende in gran parte dal calibro vasale, diminuendo dal centro alla periferia man mano che aumenta la sezione trasversa totale del letto circolatorio. La pressione arteriosa varia con l'età, il sesso e la temperatura ambientale. Con il progredire dell'età sia la pressione sistolica sia la diastolica aumentano; in età giovanile il maschio presenta ordinariamente valori pressori più elevati della femmina, mentre il contrario si osserva in epoca senile. L'aumento di temperatura comporta l'abbassamento della pressione arteriosa e ciò spiega perché nei Paesi con climi freddi si riscontrano, sul piano statistico, valori pressori più elevati che nei climi caldi. In condizioni fisiologiche molti fattori contingenti possono determinare variazioni pressorie: provocano l'aumento della pressione arteriosa (ipertensione) la digestione, le emozioni intense, l'attività muscolare, mentre un abbassamento dei valori pressori si osserva in genere durante il sonno tranquillo. Le variazioni pressorie che si verificano nell'aorta, in conseguenza del rapido efflusso del sangue dal cuore durante la sistole, si propagano con grande velocità nei vasi arteriosi dal centro alla periferia: la propagazione avviene sotto forma di un'onda (onda sfigmica) secondo le leggi fisiche che regolano il propagarsi dei moti in un mezzo elastico. La propagazione dell'onda sfigmica non va confusa con la progressione del sangue nei vasi; questa costituisce un fenomeno relativamente lento (30 cm/s) e comporta uno spostamento di liquidi. Al contrario, la propagazione dell'onda sfigmica è molto veloce (5-10 m/s) e comporta unicamente un aumento pressorio che si manifesta con un'espansione della parete arteriosa. La velocità di propagazione dell'onda sfigmica dipende dalle caratteristiche della parete vasale, essendo tanto maggiore quanto più ridotta è la distensibilità dei vasi. L'onda sfigmica può essere registrata con metodi strumentali o apprezzata mediante la palpazione delle arterie, specie nelle regioni in cui esse decorrono superficialmente. L'espansione della parete arteriosa durante il passaggio dell'onda sfigmica viene comunemente indicata come polso arterioso. Nell'uomo la pressione arteriosa viene di solito misurata mediante un apparecchio detto sfigmomanometro.

Pressione venosa

Nella sezione venosa la pressione diminuisce gradualmente dalle piccole vene post-capillari fino all'atrio destro, con una caduta di pressione venosa di ca. 1 mm di Hg ogni 15 mm. Allo sbocco delle vene cave nell'atrio destro la pressione venosa (pressione venosa centrale) è di 4,6 mm di Hg, con oscillazioni legate ai movimenti respiratori e alle fasi del ciclo cardiaco. Sulle grosse vene che entrano nel torace agisce direttamente la pressione negativa intratoracica, cioè quella esercitata dall'aria inspirata nei polmoni, cosicché la pressione venosa può divenire inferiore alla pressione atmosferica; ciò ha grande importanza sul piano fisiologico in quanto favorisce il ritorno del sangue venoso nel cuore. Durante l'espirazione forzata a glottide chiusa e in tutti i casi patologici in cui si registra la riduzione o la soppressione della pressione negativa intratoracica (per esempio pneumotorace, enfisema polmonare), il gradiente di pressione nelle vene può risultare invertito cosicché il flusso del sangue si arresta. Inoltre, la pressione che si stabilisce nelle grosse vene in vicinanza del cuore (vene cave, giugulari) presenta ampie oscillazioni connesse con i cambiamenti di pressione negativa intratoracica che accompagnano gli atti respiratori.