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problem solving

loc. inglese con cui si designa, in psicologia del pensiero, la soluzione dei problemi. Un problema è una situazione costituita da alcune premesse, da regole da seguire, e dall'indicazione di un obiettivo finale da raggiungere: la soluzione si ottiene giungendo dalle premesse all'obiettivo finale seguendo le regole (che a volte sono implicite). Lo studio del problem solving è iniziato verso la fine del sec. XVIII, in particolare con le ricerche di Thorndike sul problem solving negli animali. Secondo Thorndike, la soluzione si ottiene per tentativi ed errori (trials and errors), e ogni volta che l'animale viene posto di nuovo nella stessa situazione il numero degli errori diminuisce, perché, per la legge dell'effetto, tutti i comportamenti che hanno portato a un esito positivo divengono più probabili. A questa concezione si opposero gli psicologi della Gestalt, e in particolare Köhler, che, negli anni della prima guerra mondiale, dimostrò un particolare modo di risolvere i problemi negli scimpanzé, a cui venne dato il nome di insight, o intuizione. Secondo Hebb, l'insight prevarrebbe negli animali superiori e nell'uomo, mentre le soluzioni per prove ed errori prevarrebbero negli animali inferiori. Molto studiate, soprattutto dagli autori della Gestalt, le condizioni che ostacolano la soluzione dei problemi. Le due più importanti sono note come Einstellung e cristallizzazione funzionale. L'Einstellung (o atteggiamento, disposizione, ecc.) consiste nell'uso improprio di una modalità di risoluzione, che si è già dimostrata utile per altri problemi, in nuovi problemi per i quali non è idonea. La cristallizzazione funzionale consiste invece nell'incapacità di attribuire una funzione insolita a degli oggetti che ne hanno un'altra più abituale.