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produttività

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Lessico

sf. [sec. XIX; da produttivo]. L'essere produttivo; facoltà e attitudine a produrre, con particolari accezioni specifiche: A) in economia, risultato dell'attività produttiva in relazione ai mezzi impiegati per conseguirlo; B) in ecologia, quantità di materia vivente, cioè di biomassa, che un determinato ecosistema produce in condizioni naturali, per unità di tempo e per unità di spazio sia di superficie, sia, nel caso di ambienti acquatici, di volume.

Economia

Il livello della produttività dipende sia dai fattori tecnico-finanziari (meccanizzazione, disponibilità e qualità degli impianti, processi di lavorazione, ecc.), sia dai fattori organizzativi (organizzazione in senso generale, dalla programmazione delle vendite e degli acquisti alla standardizzazione dei prodotti, all'ordinamento dei servizi, ecc.), sia dai fattori umani (la capacità tecnica della manodopera e il suo impegno nel lavoro). La misura della produttività è data dal rapporto fra la quantità (o il valore) del prodotto e la quantità (o il valore) di uno o più fattori che hanno contribuito a determinarlo. In particolare, una misura in termini di quantità indica la produttività fisica, una misura in termini di valore indica la produttività economica. Per produttività marginale s'intende l'incremento di produzione ottenibile con un'unità aggiuntiva di un determinato fattore, rimanendo costanti le quantità impiegate degli altri fattori (è stata teorizzata una legge delle produttività marginali decrescenti, meglio nota come legge dei rendimenti decrescenti). La produttività marginale è ponderata se rapportata al prezzo unitario del fattore. Si parla inoltre di produttività globale quando il denominatore del rapporto è costituito dall'insieme delle prestazioni dei fattori di produzione, di produttività parziale generica quando tale denominatore è costituito dalle prestazioni di un solo fattore, di produttività parziale specifica quando al numeratore di quella generica si pone, anziché l'intera produzione, solo la quota attribuibile al fattore considerato al denominatore. Una delle più usate misure della produttività (generica) è quella riferita al fattore lavoro espresso in termini di unità occupate o di ore di lavoro. Per il settore agricolo si suole calcolare la produttività rapportando il raccolto di uno o più prodotti alla superficie investita nella coltivazione. Gli studi teorici ed empirici sulla produttività e sui problemi a essa connessi vengono ritenuti particolarmente importanti poiché un accrescimento di produttività è obiettivo primario non solo degli imprenditori ma anche dei responsabili della politica economica, consapevoli del suo peso nel processo di sviluppo (in Italia nel 1951 è sorto il Comitato Nazionale per la produttività, CNP, attivo fino agli anni Settanta, mentre su scala europea è stata attivata l'Agenzia Europea per la Produttività, AEP). Si è constatato infatti che un aumento della produttività è determinante per l'accrescimento della produzione. La produttività gioca d'altra parte un ruolo di primo piano nelle politiche salariali e dei redditi, oltre che nella problematica dell'inflazione. Esiste infatti uno stretto legame fra produttività, salari e prezzi, nel senso che un'eccedenza apprezzabile dei secondi sulla prima, traducendosi in un'offerta di mezzi monetari superiori all'offerta di beni e servizi prodotti, provoca un aumento di prezzi al consumo e quindi può generare una spinta inflazionistica; in altri casi, una politica salariale strettamente connessa alla produttività è stata utilizzata per ottenere benefici effetti nel controllo dell'inflazione.

Ecologia

"Per la ripartizione della produttività primaria lorda vedi grafico al lemma del 15° volume." Il termine produttività indica la capacità teorica di un sistema ecologico di produrre materia vivente in condizioni ottimali; tuttavia il termine viene usato anche per designare la quantità effettivamente prodotta, cioè la produzione "Per la ripartizione della produttività primaria lorda vedi il grafico a pg. 12 del 18° volume." di biomassa totale. Una tale biomassa viene fornita dall'ecosistema nell'unità di tempo e spazio secondo una serie di “tappe” o “gradini successivi” (livelli trofici) che, nel loro svolgimento, costituiscono la catena alimentare. In pratica esiste una produttività primaria, che è quella propria degli organismi autotrofi vegetali i quali, attraverso la fotosintesi, utilizzano l'energia solare, sotto forma di luce assorbita per la produzione di biomassa; e una produttività secondaria che è quella degli organismi consumatori che utilizzano quale fonte di energia la biomassa dei livelli trofici inferiori. Tra questi i consumatori primari (erbivori) sono utilizzati dai consumatori secondari (carnivori); in ciascuno dei vari livelli trofici operano organismi demolitori, cioè tutti quegli esseri che utilizzano detriti e sostanze di rifiuto trasformandole in elementi. Ogni stadio trofico comporta un dispendio di energia: infatti una parte di biomassa può non venire ingerita dai consumatori; un'altra frazione di essa, pure se ingerita, viene pochissimo assimilata o per nulla; questa sarà eliminata intatta o quasi con gli escreti dell'organismo. Una notevole parte di energia derivata dal materiale organico ingerito non viene impiegata comunque direttamente per l'accrescimento in peso e in volume dell'organismo animale considerato; essa serve per ricostituire cellule e tessuti logorati naturalmente, e soprattutto sarà spesa per il funzionamento dell'organismo stesso, per le sue varie attività vitali quali il movimento e la riproduzione (energia di mantenimento e di attività). Gli animali omeotermi (Uccelli e Mammiferi) per esempio, dal punto di vista produttivistico, vengono considerati cattivi produttori: infatti un'elevatissima quantità di energia viene da essi consumata per mantenere costante la temperatura corporea; tuttavia, proprio grazie a tale dispendio energetico, essi hanno potuto conquistare biotopi con condizioni proibitive per altri animali terrestri (per esempio eterotermi) e hanno sviluppato una gamma di adattamenti che li rendono sempre meno strettamente vincolati dall'ambiente. A ogni livello successivo di una catena trofica si assiste a una netta riduzione della biomassa a disposizione, con conseguente riduzione numerica degli organismi che compongono il livello considerato; infatti i produttori secondari sono in numero minore dei produttori primari; i predatori sono ancora meno. Il livello degli organismi demolitori (e, in un certo senso, anche quello dei parassiti) comprende sì un enorme numero di singoli individui (basti pensare ai soli batteri), ma la loro effettiva biomassa totale è generalmente assai piccola, data la mole dei componenti. Poiché in un ecosistema il flusso energetico (cioè il trasferimento di energia di origine trofica) avviene attraverso gli stadi successivi della catena alimentare, è possibile calcolare la produzione biologica in calorie per unità di tempo e di spazio, per lo meno con una certa approssimazione. Mentre è relativamente facile determinare la produttività primaria (per esempio utilizzando marcatori radioattivi) in quanto esiste un rapporto costante tra anidride carbonica assorbita, ossigeno emesso e quantità di materia organica prodotta, diventa molto complesso stabilire la produttività secondaria, che dipende dal fabbisogno calorico del singolo, dal comportamento e dall'entità delle popolazioni, dal tipo di ecosistema. In generale si può stabilire la produttività primaria lorda, intesa come produzione di materia vivente nell'unità di tempo da parte di un ben determinato livello trofico, cioè quello vegetale; e una produttività primaria netta che corrisponde alla differenza tra produttività primaria lorda e quantità di materia utilizzata dagli organismi vegetali per l'accrescimento, il mantenimento, il metabolismo, la respirazione. Quest'ultima, che può essere espressa in kcal per m2 per unità di tempo (per esempio un giorno, un anno), risulta essere la biomassa effettivamente disponibile per i consumatori. Gli studi sulla produttività sono fondamentali in ecologia dato lo stretto rapporto con gli ecosistemi: infatti la produttività è determinata dalla capacità di utilizzazione dell'energia e della biomassa da parte di questi ed è controllata e regolata dall'insieme dei fattori ambientali; una variazione di tali fattori, e più ancora di un ecosistema, porta a uno squilibrio della produttività con ripercussioni che, nel tempo, si possono rivelare su scala planetaria.

A. De Vita, Gli aggregati economici, Milano, 1962; A. Graziani, Sviluppo e produttività, Napoli, 1964; G. De Meo, Produttività e distribuzione del reddito in Italia nel periodo 1951-63, Roma, 1965; idem, Redditi e produttività in Italia (1951-66), Roma, 1967; idem, Sintesi statistica di un ventennio di vita economica italiana (1952-71), Roma, 1973; J. Prokoopenko, La gestione della produttività, Milano, 1992.