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produzióne

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Lessico

sf. [sec. XIV; da produrre].

1) In senso generale, atto e modo del produrre: terreno adatto alla produzione cerealicola; produzione di energia elettrica; la produzione dei succhi gastrici; la produzione di un'opera d'arte.

2) Con valore specifico: A) in campo tecnico il termine viene usato sia in senso quantitativo per indicare la capacità produttiva di un impianto, come per esempio la produzione oraria di vapore di una caldaia (cioè il numero di kg all'ora di vapore producibili); il numero di pezzi lavorati da una macchina, sia per definire l'insieme di problemi tecnici, economici, ecologici, di distribuzione, ecc. connessi con l'ottenimento di grandi quantità di prodotti, di energia elettrica, termica, ecc. B) In ecologia, usato spesso come sinonimo di produttività. Più propr., la quantità di energia o di biomassa incorporata da un determinato livello trofico per unità di area o di volume; si distinguono una produzione lorda, rappresentata dall'introito totale di energia o di biomassa assimilata dal livello trofico in questione, e una produzione netta, ottenuta sottraendo dall'energia assimilata quella spesa per il mantenimento in vita degli organismi che costituiscono quel dato livello trofico.

3) L'insieme delle attività che concorrono alla realizzazione di un film (vedi cinema). Per estensione, l'opera prodotta: si proietta una produzione americana.

4) In senso concr., tutto ciò che viene prodotto materialmente o intellettualmente, ogni frutto di un'attività produttiva: la produzione agricola è stata insufficiente; occorre migliorare la produzione automobilistica; soffermarsi sulla produzione letteraria del romanticismo italiano.

5) Concezione, sostenuta dagli psicologi della scuola di Graz (A. Meinong, V. Benussi) in polemica con gli studiosi della Gestalt, secondo la quale la percezione delle forme deriva da un processo intellettivo distinto dalle sensazioni.

Diritto processuale

La presentazione che le parti fanno al giudice di un mezzo di prova precostituito. La produzione dei documenti avviene con la loro inserzione nel fascicolo di parte ed è ammessa fino all'udienza di precisazione delle conclusioni. I documenti prodotti sono acquisiti al processo e tutte le parti hanno il diritto di conoscerli. La produzione di nuovi documenti è possibile anche nel giudizio di appello, ma non in quello per cassazione, salvo che riguardino la nullità della sentenza o l'ammissibilità del ricorso.

Economia

Il complesso delle attività volte ad accrescere l'utilità di beni e servizi anche se non danno luogo a modificazioni o alterazioni di natura fisica. Il concetto di produzione non è stato sempre inteso in maniera univoca nel corso degli anni: per esempio i fisiocratici ritenevano che solo l'attività agricola fosse produttiva, in quanto l'unica che creasse ricchezza, reddito netto. Pieno diritto a essere annoverato fra le attività produttive è stato viceversa riconosciuto in seguito a tutte le attività che trasformano la materia, o che trasferiscono i beni nello spazio (come il commercio e i trasporti), o li conservano nel tempo, e in genere a tutte le altre attività che forniscono servizi, anch'essi atti a soddisfare i bisogni dei consumatori. L'attività di produzione viene tipicamente svolta da imprese. Nella teoria economica, i fisiocratici furono i primi a parlare sistematicamente di prodotto e di produzione; F. Quesnay concepiva tale fenomeno come un processo circolare in cui data una disponibilità iniziale di merci, questa veniva accresciuta tramite questo processo. Il valore della produzione ex post risulta maggiore di quello ex ante; la differenza tra questi due valori è nota come prodotto netto. I neoclassici elaborarono un diverso modo di concepire il processo produttivo; esso non era più visto come processo circolare; venivano invece distinti prodotti finali e fattori produttivi; dalla combinazione e trasformazione di questi ultimi si ottenevano i primi. In particolare, la relazione che lega il massimo ammontare di produzione ottenibile da diverse quantità di fattori, data una tecnica produttiva, è nota come funzione di produzione. Tradizionalmente si individuano due fattori produttivi: il capitale e il lavoro; il primo viene considerato dato in un'ottica di breve periodo, mentre solo nel lungo periodo entrambi i fattori risultano variabili. Ipotesi usuale è che le produttività marginali dei fattori siano decrescenti: aumentando via via le disponibilità di capitale o di lavoro, diminuisce l'incremento di produttività da attribuire alle unità aggiunte. Tra le funzioni di produzione, è nota in particolare quella di Cobb-Douglas.

Economia aziendale

L'insieme delle attività connesse con il ciclo di trasformazione fisico-tecnica o economica dei fattori produttivi per effetto della gestione interna. A essa si riferiscono i momenti del consumo di ricchezza relativo all'impiego delle varie materie prime, e della creazione di ricchezza, riguardante l'ottenimento dei semilavorati o dei prodotti finiti. La produzione può assumere differenti caratteristiche a seconda del processo di trasformazione che viene attuato: la produzione su commessa riguarda prodotti speciali predefiniti da una commissione del cliente che ne richiede la fabbricazione; la produzione di serie si riferisce alla fabbricazione di prodotti standard aventi un unico modello, che può avvenire in modo continuo o a lotti, ovvero più modelli proporzionali nelle dimensioni quantitative e qualitative (produzione per gamma); nella produzione non di serie, al contrario, vengono fabbricati diversi modelli e/o prodotti ognuno dei quali richiede uno studio e una lavorazione particolare; le produzioni miste, infine, sono quelle che risultano da una combinazione fra le precedenti tipologie. Con riferimento ai prodotti finiti ottenuti, le produzioni possono classificarsi in produzioni intermedie, quando i prodotti non sono destinati al mercato di sbocco ma all'utilizzazione interna (per esempio, i beni costruiti in economia); produzioni per il magazzino, se i prodotti vanno a ricostituire prefissati livelli di scorta; produzioni terminali, riguardano i prodotti destinati alla vendita. Grande importanza hanno la programmazione della produzione e la gestione delle scorte. La programmazione aggregata della produzione ha come obiettivo l'elaborazione del piano principale di produzione per prodotti finiti (in inglese Master Production Schedule, MPS) partendo da dati sugli ordini acquisti, sulle previsioni di vendita, sulle risorse disponibili e sui relativi costi. Esistono diversi modelli di programmazione aggregata, necessari a schematizzare la produzione stessa; per una produzione monoprodotto i principali sono: i modelli switch, basati sul controllo a feedback delle giacenze, applicabili nel caso di produzioni continue, quando l'intero sistema di produzione è modellizzabile come un'unica macchina e in presenza di domanda il cui andamento non è statisticamente prevedibile; i modelli di programmazione lineare semplice; il modello di Wagner-Whitin, derivato dalla programmazione dinamica applicabile alla situazione “un prodotto-una macchina” quando non siano presenti vincoli di capacità produttiva e la domanda sia prevedibile deterministicamente; il modello EOQ (Economic Order Quantity), utilizzabile per la programmazione aggregata della produzione in condizioni di domanda stazionaria non stagionale e quando la domanda del prodotto non è correlata a quella di altre voci. Dal punto di vista della gestione della produzione fondamentale è la logica del just in time (JIT), in base alla quale si prevede che siano i reparti più a valle a far scattare la produzione di quelli più a monte (consumando i componenti prodotti da quest'ultimi) solo nel momento in cui se ne verifica la necessità. Gli ordini di produzione risalgono in tal modo da valle a monte lungo la catena produttiva e fanno sì che le varie lavorazioni vengano “ordinate” dai relativi consumi, che man mano si manifestano presso la stazione a valle. Con tale filosofia produttiva si è avuto uno slancio notevole per la riduzione e l'ottimizzazione del lead time (tempo di risposta) e per l'aumento dell'efficienza del sistema produttivo.

Scienza delle finanze: l'imposta sulla produzione

Su determinati beni, il cui processo di fabbricazione è posto sotto il controllo del fisco, grava l'imposta sulla produzione che risponde a una serie di esigenze: procurare entrate allo Stato e agli enti pubblici (scopo fiscale); limitare la produzione di alcuni beni di lusso o dannosi (scopo sociale); terzo scopo è infine quello di proteggere la produzione nazionale tramite l'applicazione d'imposte sui beni di provenienza estera. Quest'ultimo tipo d'imposizione, però, trova applicazione piuttosto limitata nei moderni Paesi industriali data la diffusione di accordi commerciali tesi a garantire il volume degli scambi mediante la rimozione di ogni tipo di ostacoli.