Descrizione generale

sm. [sec. XVII; da protestante]. Si definisce genericamente protestantesimo il movimento di riforma religiosa iniziato da Lutero in Germania nel 1517 con la pubblicazione delle novantacinque tesi sulle indulgenze. Il termine comparve a cominciare dal 1529 ossia da quando, nella Dieta di Spira, i principi tedeschi sottoscrissero una solenne protestatio in difesa del movimento di riforma. Origine e cardine del protestantesimo è la riscoperta del Vangelo, fatta da Lutero leggendo l'Epistola ai Romani, dove dice: “la giustificazione del peccatore (viene) per grazia mediante la fede nel Cristo crocifisso e risorto” (1,17), la salvezza cioè è frutto della grazia mediante la predicazione della parola, alla quale dà sostanza efficace lo Spirito Santo. Quindi niente mediazione gerarchica e sacramentale della Chiesa, ma rapporto diretto del credente con Dio, tramite la Sacra Scrittura, che interpreta se stessa a chi le si avvicina con fede. Ne deriva la distinzione fondamentale del protestantesimo dal cattolicesimo; interiorizzazione dell'itinerario di salvezza, sul quale i punti fermi sono: sola fides, sola gratia, solus Christus, sola Scriptura. In questa ricerca della verità, il protestantesimo fa continuamente la propria autocritica, prova la solidità della sua teologia, della sua tradizione, della sua liturgia, della sua costituzione ecclesiastica: Ecclesia reformata, semper reformanda.

Cenni storici: le diverse confessioni

La sostanza dottrinale del protestantesimo è racchiusa in gran parte nelle varie “confessioni” succedutesi nei vari gradi del suo sviluppo: di queste le prime sono ancora una derivazione diretta del pensiero di Lutero, ma già portano il contributo dei suoi più illustri compagni di fede; le successive portano sempre più l'impronta dei loro autori: la Confessione di Augusta del 1530 è in linea con il pensiero di Lutero, ma sfuma le diversità con i cattolici, volendo cercare con essi un'intesa con spirito pacifico; gli Articoli di Smalcalda di Lutero e il De potestate et primatu papae, entrambi del 1537, preparati per affrontare il concilio che papa Paolo III tentava di riunire, trovano Lutero duro contro il papa e Melantone moderato nella forma, ma fermo nella sostanza; grande diffusione ebbero ai fini della volgarizzazione Il Piccolo Catechismo e Il Grande Catechismo di Lutero del 1529. Alla morte del riformatore aspre dispute divisero la teologia luterana in scuole opposte e i contrasti furono ricomposti nella Formula concordiae (1577), frutto di un compromesso fra i luterani rigidi e Melantone: essa precisa la fede luterana nei confronti della Chiesa di Roma, del calvinismo e delle correnti spiritualistiche e anabattiste. Le norme in essa dettate furono raccolte nel Konkordienbuch (1580; Libro di concordia) che divenne il codice religioso delle Chiese luterane. Ma già nel 1529 la disputa sulla dottrina eucaristica aveva diviso i protestanti della Germania meridionale e della Svizzera tedesca dai luterani; sul loro esempio vennero formandosi le cosiddette Chiese riformate, ognuna con una propria confessione di fede, sostanzialmente affine alle altre, ma ognuna con peculiarità proprie: Confessio Tetrapolitana (1530), tentativo di mediare le posizioni dei wittenberghesi con gli zwingliani; Confessio Valdese (1534); Confessio Helvetica prior (1536), tentativo di accordare gli Svizzeri con i luterani; Catechismus generalis (1542) di Calvino; Catechismo di Heidelberg (1563), la confessione riformata più diffusa; Confessio Helvetica posterior (1566), preparata da Bullinger per scagionare l'elettore Federico III dall'accusa di eresia e poi accettata dalle Chiese svizzere, a eccezione di Basilea; essa fu poi accettata dalle Chiese riformate di Neuchâtel (1568), di Francia (1567), di Scozia (1566), di Ungheria (1562), di Polonia (1570) per la chiara esposizione della fede riformata senza anguste rigidità dogmatiche. In Francia e in Piemonte ebbero largo seguito la Confessio Gallicana e la Discipline ecclesiastique, stese entrambe da Calvino e adottate con qualche modifica dal sinodo nazionale degli ugonotti (1559) e in Piemonte dai valdesi. Dipendente dalla Confessio Gallicana è anche la Confessio Belgica, stesa da un discepolo di Calvino, Gui de Bray; il calvinismo si diffuse anche in Scozia e in Inghilterra a opera dei presbiteriani con la Confessio Scotica (1560) e con la Confessione di Westminster (1647), adottata dalle Chiese presbiteriane d'Inghilterra e di Irlanda e diffusa dal Larger Catechism e dallo Shorter Catechism. La confessione di fede della Chiesa anglicana è contenuta nel Book of Common Prayer (1549-52); regola della Chiesa anabattista è la Confessione di Schleichtheim (1527), impregnata di biblicismo e di radicalismo evangelico; gli unitariani-sociniani hanno come testo il Catechismus Raconiensis (1605). Tutte queste varie confessioni hanno ancora una dipendenza più o meno stretta con i pensieri centrali della Riforma di Lutero; essa appare ancora nel biblicismo letteralista e nello spiritualismo dei pentecostali e dell'Esercito della Salvezza, mentre più difficile è riscontrare questa dipendenza nelle sette protestanti più recenti dei mormoni, delle Christian Science e dei testimoni di Geova. Nei battisti, nei congregazionisti, nei quaccheri e in tutti i puritani della rivoluzione inglese sono comuni l'opposizione alla Chiesa di Stato e l'individualismo religioso: quest'ultimo è la nota dominante delle varie Chiese riformate trapiantate o sorte in America. In Inghilterra il metodismo sorse come tentativo di risveglio religioso interno alla Chiesa anglicana, ma dovette erigersi in Chiesa autonoma per il rifiuto della Chiesa ufficiale a modificare se stessa. Il pietismo ebbe larga influenza in Europa e provocò nuove divisioni in seno alle Chiese luterane: l'Unione fra luterani e riformati in Prussia (1817), la Chiesa vecchio-luterana e la Chiesa vecchio-riformata; nel mondo anglosassone portò alla fondazione dei Disciples of Christ, dell'Evangelical United Brethren, della Church of God, della Free Church of Scotland, ecc. § Nel protestantesimo si diversificano non solo le confessioni di fede, ma anche la liturgia: il luteranesimo la definisce una adiafora (cosa indifferente) per la fede, ma proprio questa indifferenza permise ai principi tedeschi di asservire la religione allo Stato, che nominò “visitatori” suoi impiegati per controllare la vita dei pastori e delle parrocchie; a questi si aggiunsero i sovrintendenti generali, che trattavano i problemi riferiti dai visitatori, in concistori, veri e propri tribunali ecclesiastici alle dipendenze del principe: la burocrazia, cacciata dalla porta, rientrava dalla finestra. Una posizione non molto dissimile si ebbe in Inghilterra, dove il protestantesimo fu introdotto dallo stesso re e fu sempre dipendente dalla corona. Nelle Chiese ostili allo Stato la costituzione ecclesiastica invece si adeguò alla confessione di fede: suo fondamento è la comunità dei fedeli, nella quale si manifesta la pienezza della Chiesa; i vari ministri (pastori, dottori, anziani e diaconi) sono soltanto il mezzo con il quale il Signore governa la sua Chiesa e fra essi non vi è gerarchia, così come nessuna Chiesa può pretendere di prevalere sull'altra. Fra le varie forme di costituzione ecclesiastica principali furono: il presbiterianesimo, che inizialmente voleva essere cristocratico (Cristo è Signore e a lui servono i vari ministri), ma in effetti fu democratico; il congregazionismo: tutta l'autorità è nella comunità, perché “congregata da Cristo”; a essa quindi non sovrintende né vescovo né sinodo.

Cenni storici: ecumenismo e dottrina

Molla di espansione al protestantesimo fu sempre la tendenza all'ecumenismo, il superamento cioè dei dissensi all'interno e la ricerca costante dell'unità. Si tentò dapprima la forma federativa, che rivela l'intenzione delle Chiese riformate a creare un'unità, che consenta l'intercomunione fra di esse, senza la perdita della propria autonomia. A questo scopo fu creata l'organizzazione Life and Work, che tenne la prima Conferenza Ecumenica a Stoccolma nel 1925, creando un primo intercambio di attività fra le Chiese; la Conferenza di Edimburgo (1937), voluta dall'organizzazione Faith and Order, riunì 123 Chiese, che cercarono di approfondire la sostanza dell'unità come adesione all'intero corpo della Chiesa e non solo a una parte di esso. A rappresentare la vastità raggiunta dal movimento ecumenico fu fondato il “World Council of Churches” (Consiglio Ecumenico delle Chiese), che in varie conferenze internazionali è riuscito a riunire 342 (nel 2001) chiese protestanti-anglicane e ortodosse ottenendo la partecipazione di osservatori cattolici. § Il protestantesimo non ha mai avuto un'unità dottrinale fin dalla morte di Lutero. I punti più controversi furono: la dottrina della S. Cena (nei rapporti con Calvino); l'antinomismo di Agricola; la “imputazione forense” della giustizia di Cristo (sminuita da Osiander); le adiafora di Melantone, cioè libertà nelle cose indifferenti, come, per esempio, la costituzione ecclesiastica. Su queste questioni si venne formulando un'ortodossia, che divenne dogmatica nei Loci communes di Melantone, sempre tenacemente difesa dall'Università di Wittenberg; nel calvinismo un fenomeno analogo si ebbe con Gisbert Voet (1589-1676), difensore di un calvinismo rigido, poi temperato da Johannes Cocceius (1603-1669). Nel sec. XVIII la teologia protestante fu influenzata dall'Illuminismo e dal pietismo, che sottolinearono il valore della esperienza soggettiva (sentimento religioso della natura negli illuministi; esperienza religiosa mistica nei pietisti). Kant e Hegel influenzarono invece la teologia protestante del sec. XIX: Kant la portò verso l'etica, Hegel verso la rivalorizzazione storica del cristianesimo, nella quale Gesù perdette ogni attributo mistico (Schleiermacher, Scuola di Tubinga, Strauss, Bauer, Baur); idealismo e pietismo si allearono nel dare vita alla teologia del risveglio, fautrice di un ritorno alla Bibbia e ai temi centrali del peccato e della grazia, della conversione a una nuova vita (August Neander). Si avvicendarono poi il liberalismo teologico, la teologia dialettica, il cui maggiore rappresentante è stato Karl Barth, impegnato nel ricondurre tutta la teologia al suo vero tema, la parola di Dio. Della Formgeschichte la figura di maggior rilievo è Bultmann: in continuità con Dibelius egli ricerca nei Vangeli la tradizione orale, che distingue da quella dei redattori per tentare di risalire alle sue vere origini. La demitizzazione dei Vangeli fu il tema della teologia di Bultmann; O. Cullmann invece si oppose all'esistenzialismo teologico di Bultmann e centra la sua teologia sull'idea di storia della salvezza. Infine, la teologia di Bonhöffer esprime un cristianesimo non religioso per un mondo ormai adulto.

Sociologia

Nell'ambito dell'analisi sociologica, spetta a M. Weber l'aver posto instretta relazione la teologia protestante e lo sviluppo del capitalismouropeo. Il pensiero protestante, soprattutto nella sua versione calvinistica, avrebbe infatti riconosciuto e valorizzato il successo economico come segno del favore divino (e, quindi, come rivelatore della predestinazione), favorendo la formazione di un'etica del lavoro e dell'impresa. Il calcolo razionale dei profitti, la responsabilità civile dell'imprenditore e la santificazione dell'attivismo si sarebbero così contrapposti alla diffidenza per il denaro e alla condanna dell'arricchimento individuale predicate dalla teologia cattolica del tempo. Alla vecchia ascesi mistica si sarebbe insomma contrapposta un'ascesi intramondana, di ispirazione attivistica. Di parere difforme è lo storico H. R. Trevor-Roper, che attribuisce invece il successo degli imprenditori calvinisti a cause ben individuate, come l'azione di un circuito di solidarietà finanziaria fra esponenti dei ceti benestanti di fede riformata costretti alla diaspora dalle persecuzioni cattoliche dei sec. XVI e XVII. Questa vera e propria Internazionale calvinista avrebbe messo in circolo e gestito con grande efficacia risorse finanziarie essenziali all'economia degli Stati, producendo per questa via – più che per effetto di prescrizioni religiose – il concreto decollo dell'imprenditoria protestante.

J. Leslie Dunstan, Protestantism, New York, 1961; E.-G. Léonard, Storia del protestantesimo, Milano, 1964; R. Mehl, Traité de sociologie du protestantisme, Neuchâtel, 1966; M. Bendiscioli, La Riforma protestante, Roma, 1967; M. Miegge, Il protestante nella storia, Torino, 1970; E.-G. Léonard, Storia del protestantesimo, Milano, 1971; H. R. Trevor, Protestantesimo e trasformazione sociale, Bari, 1975; G. Borelli, Fenomenologia del protestantesimo, Milano, 1991; S. Caponnetto, La Riforma protestante nell'Italia del Cinquecento, Torino, 1992; G. Spini, G. Bouchard, Il protestantesimo e le rivoluzioni del nostro tempo, Torino, 2000; E. Fiume, Il protestantesimo: un’introduzione, Torino, 2006; G. Bouchard, Chiese e movimenti evangelici del nostro tempo, Torino, 2006; E. Campi, Nascita e sviluppi del protestantesimo (secoli XVI-XVIII). in G. Filoramo, D. Menozzi (a cura di), Storia del cristianesimo. L'età moderna, Roma-Bari, 2008; M. Centini, Il Protestantesimo: la Riforma da Lutero ai nostri giorni, Milano, 2010; F. Ferrario, Il futuro della Riforma, Torino, 2016; L. Maggi, Il protestantesimo, Milano, 2018.

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