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pseudoepigràfici, libri-

libri giudaici di contenuto religioso, databili tra il sec. II a. C. e il III d. C., di ispirazione non ortodossa, di contenuto in genere apocalittico, la cui caratteristica più appariscente è la pseudoepigrafia, cioè l'attribuzione ad autori famosi, attribuzione coscientemente falsa. Vennero letti e talvolta usati come libri di devozione nella comunità ebraica dell'epoca e poi nella Chiesa cristiana antica, senza ricevere mai un riconoscimento canonico (vedi canone). La pseudoepigrafia, inconcepibile secondo i canoni letterari moderni, non suscitava scandalo alcuno all'epoca della composizione. Tra le opere principali si ricordano la Lettera di Aristea, un resoconto leggendario sull'origine della traduzione greca dell'Antico Testamento detta dei Settanta, resoconto che ha conservato elementi storicamente apprezzabili; il Libro dei Giubilei, una parafrasi della Genesi che mantiene alcuni elementi che riappaiono a Qumran, specialmente cronologici; il Martirio e l'ascensione di Isaia che presenta il profeta martirizzato sotto il regno dell'empio Manasse; vi allude probabilmente il versetto 37 del cap. 11 nella Lettera agli Ebrei; i Salmi di Salomone, 18 composizioni nate tra gli anni 63 e 30 a. C.; le Odi di Salomone; il IV Libro dei Maccabei, un trattato sulla capacità o meno della ragione pia di controllare se stessa e le proprie passioni; gli Oracoli sibillini, che si servono dell'autorità dei detti delle Sibille per annunciare ai pagani la distruzione; il Libro di Enoch, conservatoci in una recensione etiopica e in una slavonica, ambedue diverse, un'opera apocalittica vicina al pensiero della setta del Qumran; viene citato nel Nuovo Testamento al versetto 14 della Lettera di Giuda; il IV Libro di Esdra, contenente visioni apocalittiche e composto probabilmente nel sec. I d. C.; l'Apocalisse di Baruc, trasmessaci in una versione siriaca, nella quale l'eroe visita i cieli fino a essere ricevuto da Dio medesimo. Il testo fu scritto con molta probabilità durante il sec. I d. C. in Egitto; i Testamenti dei dodici Patriarchi, d'ispirazione qumranica, riportano discorsi di commiato attribuiti ai figli di Giacobbe morenti. Alcuni di essi sono nati nel sec. I a. C., altri nel sec. I d. C.; nel sec. II d. C. vi è stata infine una rielaborazione cristiana. Pseudoepigrafici sono anche alcuni testi della comunità del Qumran.