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puntatóre

sm. (f-trice) [sec. XVII; da puntare].

1) Chi punta.

2) In artiglieria, servente incaricato di puntare la bocca da fuoco di un'arma nel modo voluto.

3) Chi fa scommesse al gioco: è un pessimo puntatore.

4) Nel gioco delle bocce, giocatore abile nell'inviare la propria boccia il più vicino possibile al pallino.

5) In informatica, e in particolare nei linguaggi di programmazione dotati di un tipo di puntatore, indica l'indirizzo della locazione di memoria in cui si trova un dato o a partire da cui è memorizzato un gruppo di dati. Esso può essere utilizzato per ritrovare o modificare dati presenti nel gruppo di dati indicando il valore dello spostamento da compiere dall'indirizzo rappresentato dal puntatore, per accedere alla locazione di memoria relativa al dato di interesse. In alcuni linguaggi di programmazione, per esempio il C, si può realizzare la cosiddetta aritmetica dei puntatori, in cui il valore numerico del puntatore può essere utilizzato in operazioni aritmetiche per calcolare il valore di un puntatore a una nuova locazione di memoria. Il linguaggio Pascal, pur utilizzando un tipo di puntatore, non permette l'utilizzo del suo valore numerico, ma le operazioni che producono un indirizzo sono gestite direttamente dall'ambiente di esecuzione e inaccessibili direttamente al programmatore. In altri linguaggi, come Java, non si ha a disposizione un tipo di puntatore, e il programmatore può solo utilizzare il riferimento a una locazione di memoria per verificare l'identità di un oggetto. La possibilità di utilizzare direttamente i puntatori presenta problemi di sicurezza, in quanto permettono a programmi maliziosi, quali virus o spie, di ottenere accessi privilegiati a parti della memoria non autorizzate per quel programma.