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purismo

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Lessico

sm. [sec. XIX; dal francese purisme].

1) Atteggiamento conservatore e tradizionalista nell'ambito della lingua, consistente nel rifiuto dei barbarismi e dei neologismi e nell'assunzione come modello dell'uso linguistico di alcuni autori di un determinato periodo considerato aureo o puro.

2) Nome di due correnti artistiche originatesi l'una in Italia nel sec. XIX, l'altra in Francia nel sec. XX.

Letteratura

La prima formulazione del purismo, nella storia della lingua italiana, è dovuta a P. Bembo, che propugnò l'uso del fiorentino letterario di F. Petrarca (per la poesia) e di G. Boccaccio (per la prosa). A Bembo si ricollegarono L. Salviati e l'Accademia della Crusca, che estesero il riconoscimento dell'esemplarità linguistica a tutto il Trecento fiorentino (compresi i minori e anche i testi non letterari). L'esigenza di purismo nello scrivere fu avvertita nei sec. XVII e XVIII anche in Francia con N. Boileau (Art poétique), in Inghilterra con A. Pope (Essay on Criticism) e in Germania con M. Opitz. Il termine di purismo in senso stretto va tuttavia riferito alla dottrina che, al principio dell'Ottocento, fece capo al veronese A. Cesari e al napoletano B. Puoti, i quali, nel quadro del gusto neoclassico, reagirono all'imbarbarimento della prosa determinatosi nel secondo Settecento, proponendo il ritorno all'uso della lingua del Trecento. A Cesari, autore delle fortunate Giunte al Vocabolario della Crusca (1806-11), si deve la formulazione più rigida e più pedantesca della dottrina puristica, mentre Puoti estese al Cinquecento e ai contemporanei le sue ricerche linguistiche, i cui risultati compendiò nella formula “lingua del Trecento e stile del Cinquecento”. Se fu merito del purismo l'aver posto degli argini al dilagare del francesismo e l'aver riportato alla luce numerosi testi trecenteschi, esso tuttavia commise il grave errore di fossilizzare la lingua nella sua struttura arcaica, pretendendo di arrestarne l'evoluzione storica. Di tale limite si accorsero, nell'ambito stesso del classicismo, V. Monti e G. Perticari, che reagirono alla nuova Crusca di Cesari e, con la loro Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca (1817-26), formularono la teoria dinamica di una lingua che, pur tenendo conto della tradizione, non trascurasse la necessità di un continuo aggiornamento. Ma la punta più avanzata del purismo è da individuare nella posizione assunta da P. Giordani, che ricercò nei trecentisti la “voce della natura vergine e incorrotta” e attribuì loro l'intenzione di divulgare la cultura tra le classi popolari. In tempi più recenti un neopurismo è stato teorizzato da B. Migliorini, propenso ad accogliere le innovazioni del lessico che non siano in contrasto con le strutture grammaticali della nostra lingua.

Arte

Nella prima metà del sec. XIX si manifestò in Italia una tendenza artistica di natura romantica e idealizzante, caratterizzata, sulle orme dei nazareni tedeschi, da un desiderio riformistico (come in Francia la pittura di Ingres e, quindi, in Inghilterra, i preraffaelliti). Il recupero dell'arte dei primitivi, l'ideale ritorno al linguaggio pittorico del Trecento e a una concezione etica dell'arte sono all'origine del purismo, il cui teorico per eccellenza fu A. Bianchini, autore dello scritto Del purismo nelle arti (1849). Tra i più convinti assertori del purismo figurano L. Bartolini, P. Tenerani, G. Duprè, T. Minardi, L. Mussini. Lo stesso termine di purismo designa, nell'arte moderna, il movimento pittorico e architettonico fondato in Francia da A. Ozenfant e Ch. E. Jeanneret (Le Corbusier), autori del volumetto Après le cubisme (1918), manifesto per la ricerca di una nuova sintesi figurativa imperniata sulla semplice geometria e su rapporti di primitivi valori plastici. Agli ideali estetici di questa corrente, sorta come reazione all'evoluzione impressa da Braque e da Picasso al cubismo originale, contribuirono ampiamente la rivista di Ozenfant Esprit Nouveau (1919-25) e la successiva pubblicazione Vers une architecture (1923), degli stessi Ozenfant e Le Corbusier. Di varia misura furono gli esiti conseguenti a questo movimento nell'ambito dell'architettura razionale. Il movimento del purismo francese allargò la sua azione fino alle varie categorie della progettazione industriale.

B. Migliorini, Storia della lingua italiana, Firenze, 1960; B. Terracini, Lingua libera e libertà linguistica, Torino, 1963; S. Timpanaro, Classicismo e illuminismo nell'Ottocento italiano, Pisa, 1965; C. Dionisotti, Geografia e storia della letteratura italiana, Torino, 1967; S. De Stefanis Ciccone, La questione della linqua nei periodici letterari del primo '800, Firenze, 1971; M. Vitale, L'oro nella lingua. Contributi per una storia del tradizionalismo e del purismo italiano, Milano-Napoli, 1986.