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quantità

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino quantítas-ātis, da quantus, quanto (aggettivo e pronome)].

1) La proprietà delle cose di essere in qualche modo misurate. In particolare, nel linguaggio comune, numero, moltitudine, peso, estensione: un'enorme quantità di bovini; una certa quantità di farina; una quantità di terreno; la quantità delle riserve è insufficiente; usato assol. sottintende grande: una quantità di gente; una quantità di oggetti. Nella loc. in quantità, in abbondanza, in gran numero: soldi in quantità; libri in quantità. ❏ In fotometria, quantità di illuminamento; quantità di luce. In termologia, quantità di calore. § In meccanica, quantità di moto; momento della quantità di moto; per il teorema della quantità di moto e per il teorema del momento della quantità di moto, vedi dinamica; per i corrispondenti teoremi di conservazione, vedi conservazione; per il teorema dell'impulso e della quantità di moto, vedi impulso.

2) Nella prosodia, soprattutto greca e latina, durata del suono delle vocali, che possono essere brevi e lunghe.

3) In metrologia, quantità di sostanza, grandezza fisica fondamentale del Sistema Internazionale (SI) definita come la quantità di sostanza di un sistema che contiene tante entità elementari quanti sono gli atomi di.0,012 kg di carbonio 12. Le entità elementari devono essere specificate e possono essere atomi, molecole, ioni, elettroni, ecc., oppure gruppi specificati di tali particelle. L'unità di misura è la mole.

Filosofia

In generale, la possibilità di misurare tutto ciò che è esteso. Aristotele definì la quantità una categoria del reale e sulla stessa linea si mantenne la Scolastica. Per Kant la quantità raggruppa alcune delle categorie da lui enunciate. La quantità si rappresenta come continua (per esempio quella di una superficie) o discreta (la quantità che si riscontra in un aggregato); a fondamento della quantità continua stanno le categorie di spazio e di tempo; la quantità discreta poggia invece sul numero. In rapporto alla qualità la quantità si differenzia come “modulo di misura” e presuppone la molteplicità degli enti di cui si compone o delle loro parti presenti nello spazio e nel tempo (e in questo caso quantità diventa sinonimo di “grandezza”), mentre la qualità si percepisce per se stessa e in modo unitario. Interessante è il tentativo, che fu già dei pitagorici e degli atomisti e che si ritrova nella scienza moderna, di ridurre la qualità a quantità attraverso la teoria delle “qualità primarie e secondarie”: suoni, colori, radiazioni hanno per il fisico un'unica fonte, le vibrazioni elettromagnetiche, e dalla differenza quantitativa della lunghezza d'onda e della frequenza di vibrazione risulta la diversità qualitativa con cui sono da noi percepite. Solo Leibniz percorse questa strada in senso contrario (la quantità si riduce alla qualità) affermando che la quantità materiale corrisponde alle diverse qualità delle monadi.