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ràyon o ràion

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Lessico

sm. [dall'inglese rayon, dal francese rayon, propr. raggio, con allusione alla lucentezza del tessuto]. Termine con il quale, oggi, si designano tutte le fibre cellulosiche artificiali di aspetto simile alla seta: rayon viscosa, rayon cupro-ammonio o Bemberg, rayon acetato, rayon polinosico. La produzione del primo tipo di rayon ebbe inizio nel 1892; in Francia tale processo, che partiva dalla nitrocellulosa, fu abbandonato per la pericolosità e l'alto costo e sostituito, nel 1908, col procedimento di filatura alla viscosa, ancor oggi il più diffuso.

Chimica: il rayon viscosa

Per la fabbricazione del rayon viscosa si parte generalmente da cellulosa al bisolfito, ottenuta da vari legni; in alcuni Paesi come gli Stati Uniti, dove il loro costo è molto basso, si impiegano anche linters di cotone i quali hanno un alto contenuto di cellulosa pura. La cellulosa al bisolfito viene confezionata in cartoni, dello spessore di 1 mm e del peso di 800 g/m²; successivamente viene mercerizzata per ca. 1 ora con soda caustica al 18% alla temperatura di 20 ºC per cui si trasforma in alcalicellulosa. I cartoni vengono poi sbriciolati o sfioccati in macchine sfibratrici o sfioccatrici a bracci dentati, diventando una massa fioccosa, leggera, che viene mantenuta per 40-60 ore a 18-22 ºC per subire la “maturazione”, durante la quale assorbe un certo quantitativo di ossigeno dell'aria e subisce una depolimerizzazione più o meno accentuata secondo la temperatura e la durata del processo. L'alcalicellulosa “matura” viene trattata, per ca. 2 ore, a 25-26 ºC, in botti girevoli, con il 32-34% di solfuro di carbonio, ottenendo lo xantogenato di cellulosa. Questo viene quindi tenuto per 3-4 ore in apparecchi dissolutori, contenenti liscivia di soda caustica diluita alla temperatura di 14-18 ºC, ottenendo una soluzione denominata “viscosa”, da cui prendono il nome il processo di fabbricazione e il prodotto ottenuto. Tale soluzione viene convogliata poi in appositi serbatoi dove viene filtrata lentamente per non meno di 48 ore, alla temperatura costante di 12-15 ºC; si realizza così la maturazione della viscosa che si trasforma in una massa gelatinosa di cellulosa più o meno pura che viene in seguito lavata e separata dagli altri componenti. Durante la maturazione si notano, infatti, una graduale diminuzione dello zolfo combinato con la cellulosa (xantogenato) e un aumento di quello combinato direttamente con la soda. La viscosa viene sottoposta infine all'operazione di filatura in apposite filiere che, in questo caso, sono immerse in un bagno di coagulo composto da soluzioni di solfato di sodioanidro con acido solforico e solfato di zinco, il quale trasforma nuovamente lo xantogenato in cellulosa. La fibra ottenuta, cioè il rayon viscosa, passa attraverso bagni di lavaggio e desolfurazione per essere poi raccolta in focacce o bobine. Il rayon viscosa viene prodotto in un colore bianco avorio in filo continuo in titoli da 30 a 2000 den o in fiocco da 1,5 a 5 den; può essere lucido, semiopaco (per incorporazione di biossido di titanio) o tinto in pasta. La sezione, rotondeggiante, ha contorni frastagliati e in longitudine presenta una superficie striata in corrispondenza delle frastagliature. Il peso specifico è di 1,5; la tenacità è pari a 1,5-2,6 g/den ma diminuisce sensibilmente a umido; ha un allungamento del 15-20% e una buona igroscopicità, con una ripresa del 13%. Il rayon viscosa ha una buona resistenza al calore, scarsa agli agenti alcalini o acidi; si indebolisce notevolmente e si ingiallisce se esposto alla luce solare. Il filo continuo (che rappresenta ca. il 40% della produzione totale) viene impiegato principalmente in tessuti per fodere, ma anche per abbigliamento estivo e per l'arredamento. Il rayon viscosa in fiocco, denominato generalmente fiocco, viene esclusivamente impiegato in mista con cotone o lana per la produzione di filati, con costi più contenuti, che vengono impiegati per maglieria intima ed esterna, calzetteria, tessuti per abbigliamento estivo, tessuti per arredamento, tendaggi, tovagliati, tappeti.

Chimica: il rayon acetato

Detto comunemente acetato, viene ottenuto a partire da cartoni di cellulosa in presenza di catalizzatori (in genere piccole quantità di acido solforico). Questi vengono immersi in una miscela acetilante composta generalmente da 40% di anidride acetica e 60% di acido acetico nel rapporto di una parte di cellulosa e 6-8 parti di miscela. Con questa operazione, detta acetilazione, la cellulosa si trasforma in triacetato che a sua volta dà luogo al diacetato, o acetato secondario, se viene idrolizzato con acido solforico diluito. Il diacetato viene disciolto in acetone e avviato alle filiere all'uscita delle quali si solidifica per evaporazione dell'acetone. Il rayon acetato viene prodotto per la maggior parte in filo continuo che viene impiegato, liscio o testurizzato, in abbigliamento, tessuti estivi e maglieria, dove viene particolarmente valorizzata la sua caratteristica di morbidezza. Se in fiocco, viene utilizzato per la produzione di filati misti con cotone e poliesterempiegati in arredamento e abbigliamento.

Chimica: il rayon polinosico

È un particolare tipo di rayon modificato che si differenzia dai tipi tradizionali per una maggiore stabilità dimensionale a umido e maggiore resistenza ai lavaggi casalinghi. Si ottiene partendo da soluzioni di triacetato con alta viscosità e, dopo l'estrusione dalle filiere, provocando lo stiro del filo allo stato plastico nel bagno di coagulo prima che avvenga la rigenerazione della cellulosa. Il bagno di coagulo, molto caldo, è diluito con acido solforico al 5-7% e contiene il 12% di solfato sodico. Ne consegue la produzione di una fibra con molecole più allineate e molto più vicina, come caratteristiche, alle fibre vegetali. Tuttavia essa è fragile e può rompersi facilmente durante alcune lavorazioni tessili e può fibrillare all'usura e ai lavaggi ripetuti. Viene usato in mista con cotone, fibre acriliche, fibre poliesteri e qualche volta lana per la produzione di camiceria, maglieria intima ed esterna, abiti estivi da donna.