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rùtilo (sostantivo)

sm. [sec. XIX; da rutilo (aggettivo), per il colore dei cristalli]. Minerale, biossido di titanio, TiO₂, cristallizzato nella classe bipiramidale ditetragonale del sistema tetragonale; dei tre biossidi titaniferi esistenti in natura (ottaedrite, brookite e rutilo) è la modificazione più diffusa e abbondante; può contenere anche discrete quantità di niobio e di tantalio, oltre a minori percentuali di vanadio, cromo e stagno. Si presenta in cristalli prismatici allungati o aciculari, con lucentezza adamantina, di colore rosso giacinto e rosso sangue nei cristalli più puri, bruno-rossastro nei tipi più comuni; gli individui cristallini aghiformi sono spesso colorati in giallo oro e talvolta riuniti in ciuffi e in aggregati intrecciati per geminazione (aggregati sagenitici). Frequenti sono anche i geminati, semplici o polisintetici, nella forma detta “a ginocchio”. Il rutilo ha notevole durezza (d=6-6,5) ed è caratterizzato da elevatissimo indice di rifrazione. È molto diffuso nelle rocce metamorfiche come elemento accessorio, specie in quelle scistose e gneissiche; è presente anche in alcune anortositi e in giacitura secondaria entro depositi sedimentari. Caratteristiche sono le finissime inclusioni di rutilo nei cristalli di quarzo (capelli di Venere) e le associazioni di rutilo su cristalli di ematite. Quando è in forti concentrazioni, il rutilo viene estratto come minerale utile per il titanio. I giacimenti più importanti si trovano in Norvegia e in Svezia, negli Urali, in Australia e in alcune località della Georgia e dell'Arkansas negli USA; esemplari di grande bellezza ricercati dai collezionisti si rinvengono nelle litoclasi di rocce metamorfiche alpine.