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radiodramma

sm. (pl. -i) [sec. XX; radio4+dramma]. Composizione drammatica destinata alla radiodiffusione. Data la particolare natura del mezzo, essa si basa sulla parola “pura”, sulla suggestione dei suoni, dei rumori, eventualmente delle musiche, evocando atmosfere che il radioascoltatore può ricreare liberamente nella propria immaginazione, senza essere vincolato da elementi visivi. Il radiodrammaturgo, se da un lato subisce limitazioni derivanti da quella che venne definita unidimensionalità del mezzo (C. Hagemann), dall'altro gode di grande libertà sul piano spazio-temporale. Alla preoccupazione di recuperare il realismo mediante gli effetti sonori, il radiodrammaturgo e il regista hanno spesso opposto una più essenziale, allusiva, astratta creatività, prescindente dalla spicciola “verosimiglianza”. Pionieri della radiodrammaturgia sono considerati gli inglesi (Danger, Pericolo, di R. Hughes è del 1924); si ricordano tra essi V. Gielgud, T. Guthrie e uno scrittore tra i più notevoli del teatro mondiale, H. Pinter. Tra gli autori statunitensi si segnalano il poeta A. Machleish (The Fall of the City, 1937; La caduta della città), N. Corwin e O. Welles (The War of the Worlds, 1938; La guerra dei mondi; adattamento dell'omonimo romanzo di H. G. Wells), il cui realismo cronistico indusse parte della popolazione a credere in un'invasione marziana e a cadere in preda al panico. Scrittori di primo piano hanno affrontato il mezzo radiofonico in Germania (B. Brecht con Der Flug des Lindberghs, 1929; Il volo di Lindbergh, con musica di K. Weill) e in Svizzera (M. Frisch, F. Dürrenmatt). Di rilievo è la produzione francese di radiodrammi (si ricorda Le douzième coup de minuit, 1933; Il dodicesimo rintocco di mezzanotte, di C. Larronde, con musica di A. Honegger). In Italia il radioteatro cominciò nel 1929 con L'anello di Teodosio di L. Chiarelli, in trenta “fonoquadri”. La radio attrasse l'attenzione anche di Marinetti, che le dedicò uno dei suoi manifesti futuristi. Le ricerche per conferire al radiodramma una fisionomia sua, svincolata dalla dimensione teatrale, diedero frutti negli anni Trenta (si ricorda in particolare E. Giannini), ma il genere si è affermato soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, grazie ad autori quali A. Perrini, P. Levi, G. F. Luzi, ecc. Anche scrittori come D. Fabbri, V. Pratolini, A. Savinio, L. Squarzina, ecc. hanno scritto occasionalmente testi per la radio, mentre si è affermata una generazione di registi che hanno affinato l'esperienza dei pionieri, come E. Ferrieri e A. Casella. Un'esperienza significativa fu quella compiuta da L. Sinisgalli e G. Giagni, che diedero vita, con il musicista G. Modigliani e il regista F. Rossi, al Teatro dell'usignolo, raffinata presentazione di testi poetici d'ogni epoca.

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