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re

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Lessico

(con la e chiusa), sm. inv. [sec. XIII; latino rex regis, dal tema di regĕre, governare].

1) Il capo di una monarchia: re assoluto, costituzionale, decaduto; il re d'Inghilterra; con particolari determinazioni: il re galantuomo, Vittorio Emanuele II; il re dei re, il negus; i re Magi. Per analogia, riferito alle divinità del mondo classico: il re degli dei, Giove; il re degli inferi, Plutone; nell'uso cristiano: il Re dei cieli, il Re dei re, appellativi di Dio o anche di Cristo; re di maggio, come fu chiamato Umberto II, che regnò un solo mese prima di andare in esilio a seguito dell'esito referendario del 2 giugno 1946. Noti anche il I e il II Libro dei Re, testi biblici.

2) Per estensione, persona che primeggia o domina in un determinato ambito o campo: è il re dei cuochi; si sentiva il re della festa; in particolare, riferito ai magnati che controllano interi settori produttivi o commerciali: il re dell'acciaio, della carne in scatola. Anche riferito ad animali o cose: il re della foresta, tradizionale epiteto del leone; questo è proprio il re dei liquori. Spesso in loc. fig., come simbolo di magnificenza, felicità, benessere e simili: sentirsi un re; ricco, felice, come un re; mangiare, vestire da re.

3) Nella società feudale, re d'armi, il custode e il garante, con funzioni arbitrali in caso di controversie, degli stemmi nobiliari; oltre alle questioni storico-genealogiche rientrava nei suoi compiti la direzione di giostre e tornei.

4) Nel mazzo di carte italiane e francesi (dov'è contrassegnato dalla lettera K=King), quella tra le figure di valore più alto, presente nel numero di quattro, una per ogni seme.

5) Nel gioco degli scacchi, pezzo fondamentale, presente nel numero di uno per ogni colore; dalla posizione iniziale, nella quinta casa della prima e dell'ottava trasversa, si sposta su ciascuna delle case contigue a quella occupata, e nella mossa tipica dell'arrocco. Lo scacco al re e la cattura da parte dell'avversario costituiscono la mossa conclusiva del gioco.

Diritto

Presente nell'organizzazione primitiva di tutte le città-Stato greche, come testimonia tra l'altro la tradizione omerica, il re o basiléus esercitava varie funzioni (comando militare, supremo sacerdozio, giurisdizione); fu presto affiancato da un consiglio di anziani. In Atene l'istituzione monarchica scomparve molto presto, pur sopravvivendo nella figura dell'arconte basiléus con competenze di carattere religioso. In Sparta, essa si mantenne a lungo: in epoca storica la suprema carica era rivestita da due re, appartenenti a due famiglie (Agiadi ed Euripontidi), e si trasmetteva in via dinastica. § A differenza dei presidenti della Repubblica, la sua legittimazione non proviene da elezioni ma da successione ereditaria. Il re è la persona fisica che rappresenta la corona, cioè l'istituzione monarchica, che in quanto tale non viene mai meno e rappresenta la continuità negli Stati monarchici. Al re, organo supremo dello Stato, spettano le cosiddette prerogative regie: finanziarie (per esempio, i beni dati in godimento alla Corona); giuridiche (per esempio, l'inviolabilità della persona, l'irresponsabilità per gli atti politici compiuti), ecc. In Italia la successione regia era riservata ai maschi secondo la legge salica; il re doveva avere la capacità fisica di regnare ed era obbligato al giuramento di fedele osservanza dello Statuto Albertino del 1848. Prima dei 18 anni, o nei casi di impedimento fisico, il re era sostituito da un cosiddetto reggente. Il re perdeva la sua carica solo per morte, rinuncia o abdicazione.