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redenzióne

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino redemptío-ōnis].

1) L'atto del redimere e dell'essere redenti, specialmente in senso fig., come liberazione da una schiavitù morale, con particolare riferimento alla dottrina cristiana: redenzione dal peccato; essere sulla via della redenzione.

2) Non comune, rimedio, scampo: non c'è possibilità di redenzione.

Religione

L'idea della necessità per l'uomo di liberarsi dalla sua imperfezione morale e di passare a una vita superiore attraverso un riscatto o redenzione è presente in molte religioni. Ciò che il cristianesimo rivendica a sé è che solo attraverso il Cristo questa liberazione può considerarsi realizzata concretamente. Nella narrazione evangelica si afferma più volte il ruolo di vittima sostitutiva di Gesù, il “Salvatore” (Matteo 20,28; 26,28; Luca 22,20), colui che si è coperto dei peccati degli uomini (Isaia 53). Paolo di Tarso (Romani 5,6; II Corinti 5,9-15) riprese e sviluppò questa visione del Cristo come novello Adamo che paga per tutti. La patristica greca sottolineò soprattutto la redenzione come recupero dell'uomo alla vita divina, mentre quella latina vide più l'espiazione dei peccati attraverso l'immolazione sulla croce; gli uni davano più valore all'incarnazione, gli altri alla morte del Cristo. In Anselmo troviamo poi un'interpretazione giuridica in termini di soddisfazione sostitutiva, dove i meriti infiniti del Cristo pagano l'infinita offesa recata da Adamo a Dio. La successiva teologia scolastica temperò questa concezione; Tommaso d'Aquino in particolare vide la sofferenza del Figlio come azione di carità verso il Padre e verso l'uomo, il quale, pur restando peccatore, può collaborare con la grazia alla propria salvezza eterna. Lutero, e con lui il protestantesimo, interpretò la teologia paolina giungendo alla convinzione che l'uomo è salvo per la sola fede e la grazia non cancella ma copre il peccato originale, e che si è predestinati alla salvezza o alla dannazione. Queste tesi furono tutte condannate nel Concilio di Trento. I teologi cattolici più avanzati tendono oggi a sottolineare la gratuità della chiamata divina e l'importanza della fede concepita pur sempre unita necessariamente alle opere (vedi anche giustificazione, grazia). Essi denunciano la egoistica preoccupazione per la salvezza individuale delle anime a scapito di uno sforzo di tutto l'uomo e del destino della società terrena.