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reflusso

sm. ant. e lett. [sec. XVII; da refluire, sul modello di flusso]. In medicina, passaggio retrogrado di un liquido biologico da un organo cavo a un altro; reflusso gastroesofageo: quello di succo gastrico dallo stomaco all'esofago per alterazione anatomica o funzionale del cardias e dello sfintere esofageo. Questa situazione si verifica di norma in modo saltuario in tutte le persone, specie nei neonati; diventa patologica quando assume una frequenza tale da superare i meccanismi di difesa posti in atto dalla mucosa esofagea. Il reflusso si verifica per cedimento dello sfintere esofageo inferiore e degli altri ostacoli anatomici posti tra stomaco ed esofago, più spesso in corso di ernia iatale, ma anche per azione di farmaci, fumo di sigaretta e gravidanza. Di solito il materiale refluito è succo gastrico acido, ma può trattarsi anche di bile: in entrambi i casi l'esofago viene in contatto con sostanze lesive. Il quadro clinico è caratterizzato da pirosi, ma spesso si presenta già dall'inizio con complicanze esofagitiche, ulcerose, stenotiche cicatriziali o neoplastiche. Reflusso vescico-ureterale: passaggio di urina dalla vescica nell'uretere che, nella maggior parte dei casi, è la conseguenza di una malformazione della zona di giunzione di questi due organi. Tale alterazione provoca un danno, talvolta grave, al tessuto renale che può portare all'atrofia del rene e alla perdita della sua funzionalità. Reflusso ventricolo-atriale: si verifica nell'insufficienza valvolare cardiaca. Il più frequente è quello dal ventricolo sinistro nell'atrio corrispondente per prolasso di lembi della mitrale. Le conseguenze, oltre alla perdita di una quota della gettata sistolica nel grande circolo arterioso nutrizionale, si hanno nel progressivo cedimento atriale sinistro che comporta anche un sempre più marcato allargamento dell'ostio della mitrale.