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regìa

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal francese régie, da régir, reggere].

1) Direzione dell'allestimento di uno spettacolo teatrale, cinematografico o radiotelevisivo. Anche professione di regista.

2) Per estensione, coordinamento di una qualsiasi azione o manifestazione collettiva: l'accorta e necessaria regia del centrocampista.

3) Monopolio statale, privativa: la regia dei tabacchi.

Teatro

È l'insieme di attività che dà esistenza scenica a un testo drammatico portandolo dalla bidimensionalità della pagina alla tridimensionalità del palcoscenico. Comprende cioè la direzione degli attori e il controllo delle scene, dei costumi e delle luci, nonché eventualmente delle musiche, delle danze e delle macchine. Come tale è una funzione che esiste sin dalla nascita del teatro, anche se per oltre duemila anni è stata affidata agli autori (a partire da Eschilo), agli attori-capocomici o agli scenografi (specie per i grandi spettacoli del Rinascimento e del barocco). Comincia a esistere come attività autonoma negli ultimi decenni del sec. XIX, con il realismo archeologico dei Meininger e con le messinscenenaturalistiche di Antoine, Brahm e Stanislavskij, in risposta alle più complesse esigenze sceniche del nuovo teatro. Ne danno le formulazioni teoriche più avanzate, a cavallo del 1900, Gordon Craig e Appia, che considerano la regia un'arte autonoma e il regista il creatore e primo responsabile dello spettacolo. Sulla loro scia hanno agito, tra gli altri, con varie gradazioni, Mejerchold, Reinhardt, Vachtangov, Piscator e tutti gli innovatori dell'ultimo mezzo secolo. Per altri invece la regia è subordinata al testo e suo primo compito è metterne in luce i valori più autentici, dando loro la miglior veste scenica possibile. È l'indirizzo seguito, per esempio, da Stanislavskij e da Copeau, da Jouvet e da Vilar, da Kazan e da Strehler, nonché da Brecht nel quale tornavano a coincidere, come in vari altri casi più recenti, la persona dell'autore del copione e quella dell'autore dello spettacolo.

Cinema

Attività collegata alla lavorazione di un film. La regia cinematografica può essere creativa o semplicemente tecnica e professionale. Nel primo caso si risolve in un apporto essenziale e prevalente, anche quando il film venga inteso come opera collettiva; nel secondo si limita all'ordinamento e al controllo dei materiali nel processo di fabbricazione industriale o artigianale e talvolta anche soltanto alla direzione degli attori. Il regista può essere quindi l'autore del film, o uno dei suoi artefici, o anche solo un esecutore di ordini; in tal caso il vero autore, se c'è, diventa il produttore, oppure il “divo”, oppure un altro artefice (sceneggiatore, operatore, scenografo, ecc.) il cui contributo sia obiettivamente più rilevante. Nella storia del cinema come attività creativa, che spesso si confonde con la storia della regia, sempre più quest'ultima è venuta assumendo un ruolo decisivo, tanto che oggi sono rari i casi in cui il regista non si identifichi in tutte le fasi del processo di elaborazione, dalla stesura del soggetto o almeno del trattamento e della sceneggiatura, all'esecuzione o almeno al controllo in prima persona del montaggio e di tutte le altre operazioni finali. Diversamente che in teatro, la regia cinematografica non si esaurisce nella “messa in scena” di un testo, e quindi nella direzione dei suoi interpreti in un apparato scenografico anche naturale, ma prevede la “messa in inquadratura” di un materiale plastico audiovisivo (immagini, parole, suoni) che nel suo insieme costituisce il film come testo. E in quest'ambito “filmico” i metodi di direzione, di collaborazione e di coordinamento, le scelte di linguaggio e stilistiche variano secondo le diverse personalità dei registi, ciascuno privilegiando l'una o l'altra fase, l'uno o l'altro elemento del processo tecnico-artistico, organizzando la materia in funzione delle proprie predilezioni e facendo, in ultima analisi, ciascuno il proprio tipo di cinema. Il campo si amplia ulteriormente se si pensa che la regia di un film narrativo non è quella di un documentario e che il cinema-spettacolo nulla ha in comune con quello d'avanguardia. Oggi la regia più avanzata rifiuta la soggezione a regole codificate e ad artifici retorici e interviene nel processo tradizionale del linguaggio filmico per sovvertirne leggi e valori, così da offrire allo spettatore nuovi messaggi e inediti, fertili spazi critici.

Musica

Solo in tempi relativamente recenti è stata compresa e posta nel dovuto rilievo la funzione della componente registica nell'allestimento di una opera lirica. L'importanza di tale apporto è stata avvertita quando, a partire dal primo dopoguerra, si è cominciato a far uso della collaborazione di registi teatrali anche per lo spettacolo operistico; in precedenza, se si eccettuano alcune indicazioni di Wagner e alcune affermazioni di A. Appia, si può dire che la regia lirica è rimasta confinata in una dimensione empirica, affidata alla tradizione e all'iniziativa dei cantanti. Come elemento specificamente caratterizzante della regia nel teatro d'opera, rispetto ad altri aspetti della vita teatrale, deve essere ricordata la presenza della musica come funzione di guida, catalizzatore, struttura portante di ogni altra componente dello spettacolo. Questa specificità della regia lirica non ha tuttavia impedito che di fatto gli apporti più significativi siano venuti anche qui da alcuni dei più insigni registi teatrali: non è infatti possibile tracciare una storia della regia lirica separatamente da quella teatrale. Anche le correnti d'avanguardia più recenti hanno trovato riscontro nel campo del teatro musicale, non, ovviamente, nelle regie dell'opera tradizionale, quanto nella ricerca condotta da giovani compositori nell'ambito di una nuova visione di un teatro di cui la musica sia una delle componenti.

Televisione

È difficile dare una definizione o una descrizione generalmente valida della regia televisiva. Comunque sia va osservato che la regia televisiva, al di là dello spettacolo registrato, in cui si attua similmente al cinema, ha la prerogativa di poter essere applicata alla ripresa e alla trasmissione della realtà nel suo divenire, senza rielaborazione ai fini spettacolari. Se la regia non può ricorrere al montaggio a posteriori, può però usare più camere che le permettono di variare all'infinito le inquadrature, attuando un montaggio a vista in grado di raggiungere risultati rilevanti anche sul piano estetico.

Bibliografia

Per il teatro

S. D'Amico, Mettere in scena, Firenze, 1954; V. Pandolfi, Regia e registi nel teatro moderno, Rocca San Casciano, 1961; P. Brook, Il teatro e il suo spazio, Milano, 1968; J. Grotowski, Verso un teatro povero, Roma, 1969; A. Appia, Attore, musica e scena, Milano, 1975; J. Beck, La vita del teatro, Torino, 1975.

Per il cinema

F. Pasinetti, G. Puccini, La regia cinematografica, Venezia, 1945; L. Chiarini, La regia, Roma, 1946; G. Aristarco, Storia delle teoriche del film, Torino, 1960; S. M. Ejzenštejn, Forma e tecnica del film e lezioni di regia, Torino, 1964; L. Chiarini, Arte e tecnica del film, Bari, 1965; G. Bettetini, Produzione del senso e messa in scena, Milano, 1975; G. Vaiano, Regia anni Novanta, tra cinema e televisione, Roma, 1990.

Per la lirica

A. G. Bargaglia, La regia lirica, in “La Scala”, 1950; R. Dumesnil, Histoire illustrée du théâtre lyrique, Parigi, 1953; L. Alberti, Un problema del teatro lirico d'oggi - Il melodramma come spettacolo, in “La Rassegna musicale”, 1957; L. Alberti (a cura di), Dizionario enciclopedico dell'opera lirica, Milano, 1991.