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regióne (storia)

con il principato augusteo l'Italia, dalle Alpi fino allo stretto di Messina, con esclusione quindi delle grandi isole del Tirreno, costituiva ormai un'unità politica abitata da cittadini romani, governata dalle leggi e dai magistrati di Roma, pur fruendo i singoli municipi, ca. 300, di larghe autonomie locali sul piano amministrativo. Per agevolare le rilevazioni censitorie per ampie zone, non dunque per creare organi intermedi tra il governo centrale e le amministrazioni locali, Augusto ripartì allora il territorio italico in undici regioni prendendo a base criteri di carattere etnico, linguistico, geografico, economico. Tale primo abbozzo regionale avviò il processo di suddivisione quale si è venuto storicamente precisando, sia pure con variazioni, anche notevoli, rispetto allo schema iniziale, ma mantenendo pressoché sempre nei secoli valore teorico fino ai tempi recenti in cui ha preso a vivere l'istituto della regione. Le regioni augustee sono descritte nel terzo libro della Historia naturalis di Plinio (dal paragrafo 46 e seguenti) con la seguente successione in numero ordinale: I Lazio e Campania, II Apulia e Calabria (quest'ultima odierna Penisola Salentina), III Lucania e Bruzio (quest'ultima odierna Calabria), IV Sannio (entroterra dell'Appennino centro-meridionale fino al litorale adriatico), V Piceno (tra l'Esino e l'Aterno), VI Umbria (fino al litorale adriatico), VII Etruria, VIII Gallia Cispadana (attuale Emilia-Romagna), IX Liguria, X Venezia e Istria (includeva anche la parte orientale della Lombardia fino all'Adda), XI Gallia Transpadana (Lombardia occidentale e Piemonte). La ripartizione augustea rimase pressoché stabile fino al nuovo riassetto che Diocleziano, dopo l'organizzazione amministrativa dell'Impero romano in dodici diocesi, attuò per la diocesi Italiciana che venne suddivisa, per i rifornimenti di Stato, in Italia Urbicaria facente capo a Roma e Italia Annonaria con capitale Milano, e costituita in dodici regioni-province, includendovi ora anche le grandi isole del Tirreno e ampi territori delle zone alpine: Rezia (fino a sud del Danubio), Venezia e Istria, Emilia e Liguria (formata con gran parte delle tre regioni augustee VIII, IX, XI), Alpi Cozie, Flaminia e Piceno (costituita da parti delle regioni augustee IV, V, VI, VIII), Tuscia e Umbria, Campania (compreso il Lazio), Apulia e Calabria, Lucania e Bruzio, Sicilia, Sardegna, Corsica. Ogni regione-provincia aveva a capo un governatore variamente chiamato praeses, corrector, consularis, ormai con mansioni amministrative. Ulteriori variazioni ci furono all'inizio del sec. V: le regioni salirono a diciassette con lo sdoppiamento della Rezia in Rezia I e Rezia II e dell'Emilia e della Liguria, la creazione di un Piceno suburbicario (tributario cioè di Roma per i rifornimenti) e la creazione delle due regioni del Sannio e della Valeria nell'Appennino centro-meridionale. Il processo regionalistico influì certo sui successivi eventi storici rompendo l'unità dell'Italia e ripristinando situazioni politiche conosciute prima dell'unificazione romana.