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resistività

sf. [da resistere].

1) In termologia, per resistività termica, o resistenza termica specifica, vedi calore.

2) In elettrologia, grandezza fisica caratteristica di un materiale conduttore, che ne esprime l'attitudine a farsi attraversare dalla corrente elettrica. Può essere definita come la resistenza elettrica di un conduttore di lunghezza l e area A della sezione trasversale unitaria. Dalla relazione ρ=RA/l risulta che l'unità di misura della resistività nel Sistema Internazionale (SI) è l'ohm per metro (Ω×m). Nei metalli la resistività dipende dalla temperatura secondo la legge ρ=ρ0(1+ατ), dove ρ0 è la resistività alla temperatura di 0 ºC, τ è la temperatura espressa in gradi Celsius. Al diminuire della temperatura, alcuni metalli tendono a una resistività definita, in modo regolare all'avvicinarsi allo zero assoluto. Altri conduttori, per esempio il mercurio, subiscono, invece, una brusca e nettissima diminuzione della resistività a una temperatura ben definita, generalmente di alcuni kelvin: è questo il fenomeno della superconduttibilità. La resistività dei metalli viene spiegata come dovuta alla diffusione degli elettroni di conduzione dell'atomo del metallo per effetto delle imperfezioni del reticolo cristallino e alle vibrazioni di questo dovute alla temperatura; questo secondo fenomeno spiega anche l'effetto della temperatura. La resistività dipende anche dalla pressione, ma tale effetto, positivo o negativo, è sensibile solo ad altissime pressioni. La variazione di resistività nei semiconduttori in funzione della temperatura ha andamento opposto a quello che si ha nei conduttori, cioè in essi la resistività cresce al diminuire della temperatura, raggiungendo un valore assai elevato in prossimità dello zero assoluto.

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